Testo di – MARTINA GOTTI

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Università Cattolica, ore 16.30: pienone per l’ultimo incontro del ciclo “EventiPop: organizzare le masse” in cui si è parlato del celeberrimo Sziget festival, uno dei più importanti sulla scena musicale d’Europa. Ospite Ettore Folliero, suo direttore marketing per l’Italia.

La lezione-evento è l’ultima del ciclo “Eventi POP: Organizzare le masse”, organizzata dalla collaborazione fra Revolart e Master MEC Eventi Culturali dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e, dopo l’introduzione a cura del professor Paolo Dalla Sega, entra subito nel vivo, lungo una “antologia storica” dei festival nel mondo.

Il format di evento che riunisce appassionati di musica da ogni parte del mondo nasce negli anni 60 a Montreal e si Sviluppa nel ’69 con Woodstock e Altamont fino ad arrivare ai  giorni nostri con Reading, Glastonbury e il Sziget: le punte di diamante europee in questo campo.

Sziget nacque dopo la caduta del muro di Berlino da dei giovani ventenni innamorati ed appassionati della musica in tutte le sue declinazioni e prese una forma molto simile e quella che conosciamo oggi tra il 1993 e il 1994. Nella sua primissima edizione ospitò solamente artisti ungheresi, ma già dal ’94 si ospitarono personaggi e artisti di fama mondiale, come Frank Zappa, e addirittura qualcuno dei grandi che suonò a Woodstock.

Ettore Folliero dice di esserci approdato per la prima volta nel ’98, dopo un fortunato e fortuito incontro a Bari con gli organizzatori. Si può dire che fu colpo di fulmine: il suo background di organizzatore di ritrovi per giovani nelle masserie del barese trovò in Budapest un territorio fertile per sviluppare nuove idee. Solo un paio d’anni più tardi entrò a tempo pieno a lavorare e collaborare con il Sziget. Si iniziò vendendo dei semplici pacchetti-viaggio, poi nel 2002 si pensò di trasformare in società quello che ormai era diventato un festival estremamente strutturato.

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Ecco alcune delle domande poste ad Ettore da Alberto Campo, cronista musicale e progettista culturale:

A: Conta molto il cast o è il festival in sé a fare da catalizzatore?
E: Direi che il cast conta il 50% al massimo. E’ molto importante educare ed abituare le persone ad aspettarsi qualcosa dal festival, contenuti di qualità. Sziget è una vacanza che allo stesso tempo fornisce molti servizi:
dura sette giorni e siccome molti arrivavano in anticipo e si accampavano addirittura all’entrata, perciò si è decido si porre tre giorni in più per l’arrivo e la sistemazione. Questi tre giorni possono poi esser utilizzati per girare Budapest anche, essendo il festival nel cuore della città, su un’isola in mezzo al Danubio.

A: Puoi darci indicativamente dei numeri riguardo il volume economico, le persone che ci lavorano e la relazione tra il festival e la città ospitante?
E: Ad oggi arrivano nella maggior parte dall’estero, stimiamo che le presenze arrivino anche da 95 paesi diversi.
Per quello che riguarda il rapporto con l’amministrazione di Budapest c’è qualche lamentela,
ma il festival porta tanti benefici ingenti al territorio e sarebbe una grave perdita.
I dipendenti fissi sono 50, durante il festival si aggiungono 500 organizzatori e 5000 lavoratori tra sicurezza, tecnica, ristorazione…abbiamo inoltre un pronto soccorso in loco strutturato e aperto 24h/24.
Una cosa da tenere in conto in questo lavoro è la grandissima importanza che ha la scelta degli artisti e lo scouting che viene fatto sul territorio di diversi paesi ed è per questo che sono nate selle piccole sedi dislocate. E’ molto importante esser sempre aperti a collaborazioni e nuove relazioni: quando portammo i Subsonica, avevano tutti molte prerplessità, ma fu invece un successo e ciò significa che non bisogna sempre affidarsi solo alle agenzie, perché non è detto siano sinonimo di qualità.

A: Alcuni aspetti di forza del Sziget sono proprio la capacità di costruire un cast sempre nuovo, il lancio di nuovi artisti conosciuti magari solo nei paesi di provenienza e la sua profonda integrazione nel territorio: queste caratteristiche lo rendono un esperimento che non ha analogie nel mondo. Quanto è importante che un progetto così sia nato nell’Est Europa?
E: inizialmente importantissimo, soprattutto dal punto di vista economico perché permise, grazie alla presenza principalmente di volontari, di investire tutto sui contenuti. Inoltre il territorio Ungherese è più favorevole, rispetto ad esempio a Milano, anche dal punto di vista burocratico in quanto più efficiente. C’è da dire che le condizioni che trovarono i fondatori nel 93 sono pressochè irripetibili, anche se molto fece la loro intraprendenza e la loro bravura per aver sviluppato un vero e proprio concept.
Insomma, Sziget Italia è una dislocazione molto importante per il festival. Il team conta di 3 dipendenti fissi più diversi street promoter, la ristorazione e altri collaboratori in estate. Da qui sono partite moltissime idee, come il camping vip o il pionieristico utilizzo dei social network che porto nel 2008 le vendite in Italia a raddoppiarsi.

La buona notizia è che, il sold out dello scorso anno, ha fatto in modo che questa creatura continuasse a vivere anche nella prossima edizione.

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