Testo di – ANDREA LONGO

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Non ha ancora compiuto 17 anni ma Ella Maria Lani Yelich-O’Connor, in arte Lorde, sta letteralmente dominando le classifiche mondiali e sembra aver conquistato già tutti. In pochissimo tempo la sua hit “Royals” l’ha incoronata regina dell’alternative superando confini ben più ardui di quella che è la Nuova Zelanda, suo paese d’origine, e raggiungendo i primi posti delle classifiche di Irlanda, Stati Unti e Inghilterra. Un’ondata di successo per la giovane cantante, che si è subito imposta per il suo carattere molto “forte”: ha negato la propria collaborazione ad aprire i concerti americani di Katy Perry considerandola troppo commerciale, ha categoricamente rifiutato il classico duetto con David Guetta, ha etichettato come “malsana” la musica di Lana Del Rey e non si è fatta di certo amiche Taylor Swift, Selena GomezBritney Spears, spendendo parole poco amichevoli nei loro confronti. Il successo del singolo è stato seguito dalla pubblicazione del suo primo album “Pure Heroine” uscito il 27 settembre 2013 nel suo paese d’origine e successivamente il 30 settembre 2013 negli Stati Uniti. Nel Regno Unito e in Europa è stato pubblicato rispettivamente il 25 e il 28 ottobre. Dall’album, oltre a “Royals”, sono stati estratti “Tennis Court” e “Team”.

Dopo la pubblicazione di “Royals” con il suo andamento “singhiozzante” ed il suo beat hip-hop secco e tagliente, molti hanno pensato alla possibilità di “one-hit wonder” buona per una stagione e via. Invece Lorde non sembra volersi annettere alla schiera delle carneadi del pop così facilmente. Con influenze del calibro di Etta James e Lana Del Rey (evidente soprattutto nelle interpretazioni molto abuliche) la signorina non pare proprio essere ansiosa di gettare la spugna così presto. A dimostrazione di questa sua concretezza ci sono i primi singoli estratti: “Tennis Court” svela un ritmo soul-step e una buona versatilità nell’accompagnamento con influenze dubstep che vanno a creare un ritmo nuovo ma pulito. “Team” prende un ritmo continuativo, quasi tambureggiante, accompagnato da una scia di vero pop e il tocco di elettronica che basta a far rientrare tutto nell’alternative.

Completano la tracklist:

  • 400 Lux”, dalla suddivisione statica  e dal ritmo incessante e ridondante;
  •  “Ribs”,dal ritmo melodico influenzato dal soul-pop con l’intervento di cori che rendono la canzone molto armoniosa;
  • Buzzcut Season”, anche questa molto armoniosa e nel complesso soddisfacente, con un ritmo beat-pop continuo.
  •  “Glory and Glore”, molto più istantanea all’inizio rispetto alle altre tracce, con maggior elettronica e con il solito apporto di cori;
  • Still Sane”, anche questa con un inizio istantaneo, con un ritmo distaccato che rende il brano poco armonioso “curato” dal solito intervento dei cori.
  • White Teeth Teens”, caratterizzata da un ritmo stranamente “allegro” creato dal solito apporto dei cori e dal suono ritmato del tamburo;
  • A World Alone”, caratterizzata da un iniziale apporto di chitarra, bassi, cori e successivamente da una buona dose di elettronica.

Ciò che manca grossomodo a gran parte dell’album “Pure Heroine” è la solidità nella scrittura, una melodia che riesca a trovare saldi appigli nella memoria: un aspetto importante su cui Lorde dovrà lavorare molto. Al contrario, molto interessanti sono gli arrangiamenti intenti ad imprimere un segno più deciso, a fare la differenza. L’album risulta allora un flusso di coscienza in cui le melodie si susseguono e si confondono una con l’altra, mentre ritmi minimal, adesioni hip-hop e beat lenti creano una cornice tempistica che non lascia il segno (di certo non come la super-hit che la nostra cantante ci ha regalato quest’anno).

Viste le due buone anteprime ci si aspettava qualcosa di più, qualcosa che marcasse maggiormente la grande capacità di quest’artista. Ma parliamo comunque di una ragazza di soli 17 anni, una stella nascente che ha tutte le carte in regola per brillare ancora.

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