Testo di – GIUSEPPE ORIGO

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Milano-Università Cattolica del Sacro Cuore – al limitare degli anni 50 riferendosi ai “Sassi di Matera” si pensava a una situazione di abusivismo e degrado più volte oggetto di sgomberi forzati e sovente bollata dalla stampa e dall’ opinione pubblica come “Vergogna per la nazione Italiana”.

La strada fatta dal comune lucano fino al traguardo della proclamazione a Capitale Europea della Cultura 2019 è stata quindi lunga, passata attraverso un’attenta opera di rivalorizzazione iniziata nel corso degli anni ’70 con lo sgombero completo di Rioni Sassi e scandita nel tempo da una serie di vittorie, non ultima l’ importante pietra miliare della nomina a Patrimonio dell’ Umanità dall’ UNESCO nel 1993.

La valorizzazione dei beni e del patrimonio culturale è qualcosa che vede le parole di chi governa confluire verso uno dei pochi casi di comune accordo ma, spostandosi nella sfera dei fatti, quanto effettivamente realizzato dall’intervento pubblico è da tempo qualcosa di marginale in un palcoscenico in cui a farla da protagonista sembra per lo più esser stata la componente privata.

La scusa più sovente ascoltata ed abusata dalle bocche autorevoli è da sempre stata la mancanza di denaro, sebbene il problema effettivo si abbia da riscontrare invece nella cattiva gestione di questo.

Qualunque sia quindi la realtà dei fatti, è ad ogni modo importante occasione, per una realtà locale,  un’investitura di rilievo mondiale, quale ad esempio quella di Milano a sede Expo 2015 o quella in esame di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019, che assume quindi un ruolo fondamentale nell’ottica del reperimento di fondi indispensabili per valorizzazione del territorio e della realizzazione di infrastrutture di pubblica utilità (senza Expo niente metropolitana nuova, è un dato di fatto).

La candidatura della cittadina lucana ha una storia relativamente lunga per la prassi: i lavori iniziano nel 2010, 4 anni fa, dall’impegno congiunto di un team di professionisti di diversa estrazione lavorativa inclusi, caso più unico che raro nella storia contemporanea della gestione culturale nostrana, artisti.

Un caso virtuoso quindi di collaborazione fra due cosmi sovente antagonisti nello scenario spaziotemporale della nostrana organizzazione artistico-culturale in cui la potenziale complicità virtuosa fra le due sfere, fra il pragmatismo manageriale e il know how umanistico-classico, è invece solitamente accantonata dalla ormai solita competizione al “chi sta sopra chi?” che, nella prassi, si traduce in sclerotizzazione organizzativa e vizio gestionale.

La scommessa europea per la Capitale Europea della Cultura ruota attorno all’affermazione “Non è importante quello che si è, ma piuttosto quello che si vuole diventare”: è esattamente quest’ottica quella che ha portato la scelta di far cadere l’investitura a ultime Capitali della Cultura su città medio-piccole (cosa accaduta da Linz 2009 in poi).

Come spesso accade con la complicità del dato di fatto che il demerito fa più notizia del merito, la nomina di Matera è stata per lo più accolta dalla stampa italiana con un globale concentrarsi sul bacchettare gli sconfitti piuttosto che ragionando sugli innegabili meriti della vincitrice: la “vittoria” è stata di fatti frutto di un attento processo di rivalorizzazione votato anche ad evidenziare il fatto che un piccolo comune del Sud potesse avere un valore potenziale come” cittadino attivo dalla comunità europea“.

Il lavoro è stato lungo anche in termini di collaborazione con la cittadinanza al fine di instaurare un rapporto di collaborazione attiva piuttosto che di antagonismo e protesta, caratteri che sembrano ormai necessariamente contraddistinguere i rapporti istituzioni/cittadinanza nostrani.

Paolo Verri e Rossella Tarantino, coloro che hanno in primis trainato il cocchio della candidatura materana e si occupano della concreta realizzazione dei lavori, paiono concordi nell’ affermare la necessità e l’utilità del grande evento in genere non solo allo scopo di attirare fondi, altrimenti irreperibili, finalizzati alla pubblica utilità ma anche e soprattutto per il punto nodale del marketing di territorio e cultura locale.

Qui ci si trova innanzi a un innegabile valore aggiunto, purtroppo qui da noi spesso trascurato e a cui invece sono imputabili molti dei fallimenti in ambito gestionale nella cultura Italiana: non si tratta di aziendalizzare un mondo che, per definizione, nasce lontano, o almeno in maggior parte svincolato, dai pragmatismi dei meccanismi economici, ma piuttosto del rendersi conto che l’ astrarsi totalmente da quanto di virtuoso si potrebbe invece imparare da questo è un’ atteggiamento quanto mai miope.

L’applicare, ad esempio, vincenti strategie di marketing votate, oltre che all’ espansione dell’utenza, a una diversificazione di essa è ormai da anni il vero e proprio propellente verso il “fare la differenza” di moltissime istituzioni culturali globali: perchè il museo degli Uffizi, recentemente valutato da critici e esperti  di settore (al soldo del quotidiano Times) come “il museo più bello del mondo”, è solo al 23esimo posto per affluenza di visitatori?

Pensiamo poi al basilare meccanismo delle esternalità positive della cultura, che a molti “non mangianti cultura” continua a sfuggire nonostante i numerosi e virtuosi effetti lapalissiani di realtà economico-sociali urbane letteralmente trasformate dalla cultura, dall’ex-città portuale pre Guggenheim di Bilbao al 18% del PIL di Budapest indirettamente prodotto dalla musica dello Sziget alla risposta a qualche semplice domanda su quanto Liverpool debba ai Beatles in termini di turismo dagli anni 70 ad oggi…

Uno dei target fondamentali del 2019 sarà per Matera, dice Paolo Verri, quello di creare una produzione in grado di essere fruita e di circolare agilmente in tutta l’ Unione Europea, al fine di creare qualcosa che sia e resti Europeo anche dopo il mandato di Capitale della Cultura.

“Tutto il 900 sembra necessariamente cercare di rispondere alla domanda -come faccio ad avere del tempo per la mia persona?- mentre invece oggi la gratuità di molti dei beni che prima dovevamo guadagnarci lavorando ha portato a un totale capovolgimento dei valori: il nostro compito oggi è incanalare questi nuovi valori nel concreto lavoro quotidiano. Questo è anche l’obiettivo del nostro compito con Matera2019, sperimentare nuovi modelli basati sui nuovi valori da proporre alla totalità della società, la possibilità di mettere in gioco una comunità a livello europeo portando tanto l’Europa dentro Matera quanto Matera dentro l’Europa”. (Paolo Verri)

“Ciò che noi vogliamo costruire con chi verrà a Matera non è una relazione usa e getta, ma qualcosa che duri nel tempo, che le persone possano portare concretamente nel loro bagagllio di cittadini Europei.” (Rossella Tarantino)

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È comune pensiero e scopo ulteriore della manifestazioine, inoltre, il creare senso di appartenenza territoriale e contesti abilitanti che possano consentire agli abitanti del territorio di divenire parti attive di Matera2019, anche mediante l’ipotesi, già sul tavolo, di fornire piccoli budget ai cittadini interessati alla realizzazione di interveti imprenditoriali attivi: è fare in modo che il protagonismo dei singoli emerga virtuosamente dando fiducia e incentivando l’iniziativa dei singoli.

Un caso principe quindi, almeno sulla carta, del confluire di una serie di valori e obiettivi che dovrebbero essere prioritari nell’ottica dell’organizzazione di un Grande Evento veramente Globale, specie in tempi bui per tematiche analoghe quali la fitta cortina di dubbi che avvolge l’ormai prossima Expo Universale di Milano 2015.

Un sorriso agrodolce e incrinato è più che lecito a questo punto pesando alla recente notizia che, per la modica cifra di 6 milioni di euro, la realizzazione dello spettacolo principale della UniversaleMaPurSempreItaliana manifestazione meneghina sia stato affidato alla multinazionale Canadese di Cirque Du Soleil

Nel bene o nel male, Milano o Matera, pessimistiche od ottimistiche, tutte quelle fatte ed enunciate al momento sono solo supposizioni, progetti, e, come insegna la prassi della gestione culturale, restano aria finchè il tutto non si concretizzerà all’ ora X dello start effettivo dei singoli eventi in sé; e per gli effettivi bilanci, gli unici dati con un qualsivoglia valore concreto, bisognerà aspettare il concreto realizzarsi del tutto: unica speranza che alla luce dei fatti resta all’Italia, ambiziosa quanto ansiosa del potersi far bella agli occhi dell’ Europa e del mondo, è che quanto sulla carta è stato virtuosamente scritto per quel gioiello di Matera 2019 possa in qualche modo retroattivamente andare ad influenzare una claudicante EXPO le cui ombre sembrano giorno dopo giorno andare sempre più a fagocitare le poche luci.

Ma dopo tutto è ancora presto per i giudizi…

…forse.

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