Testo di – DANIELE CAPUZZI

Se divisi fummo in terra,

ne congiunga il Nume in ciel!

[Edgardo, Atto III, Scena VIII]

Un capolavoro dell’opera romantica, una colonna portante del belcanto, Lucia di Lammermoor di Donizetti torna alla Scala con l’allestimento curato della regista americana Mary Zimmerman per l’apertura della stagione 2007-2008 del Metropolitan Opera House di New York. Nella sua lettura i personaggi rivivono nell’Ottocento, benché i fatti narrati avvengano a cavallo del 1700, ma ciò non disturba affatto la trama ambientata nella Scozia meridionale, sulle colline Lammermuir (anglicizzate in Lammermoor) da Walter Scott, autore di The Bride of Lammermoor, romanzo da cui viene tratto il melodramma.

Le scene di Daniel Ostling sono eleganti pur nella generale sobrietà. Il primo atto si svolge su di una collina con diversi sentieri e le suggestive rovine di una fontana, presso la quale, racconta la protagonista Lucia, si aggira il fantasma di una donna uccisa per gelosia dal suo amante. Il fantasma non è ignoto allo spettatore, infatti esso si aggira per il palco con la sua aura lugubre e livida.

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Sul fondo alberi spogli si innalzano verso un cielo pervaso da nubi scure e gonfie, che non nascondono le magnifiche luci cangianti dell’imbrunire magistralmente studiate da T.J. Gerckens. Al tramonto che sfuma che sfuma dall’arancio al rosa fino al ceruleo, Lucia e l’amato Sir Edgardo di Ravenswood si scambiano gli anelli nuziali.

Natalie Dessay as Lucia and Ludovic TŽzier as Enrico in Donizetti's "Lucia di Lammermoor." Photo: Ken Howard/Metropolitan Opera Taken on February 18, 2011 at the Metropolitan Opera in New York City.

Natalie Dessay as Lucia and Ludovic TŽzier as Enrico in Donizetti’s “Lucia di Lammermoor.”
Photo: Ken Howard/Metropolitan Opera
Taken on February 18, 2011 at the Metropolitan Opera in New York City.

Il secondo atto, in cui Lord Enrico Ashton, fratello di Lucia, la convince tramite dei sotterfugi a sposare il ricco e potente Lord Arturo Bucklaw, si svolge nella sala del castello degli Ashton, che mostra chiaramente l’indebolimento della casata. Alle finestre pendono tende lacere e il mobilio è coperto da panni. In preparazione al matrimonio i camerieri allestiscono il salone che torna a sfavillare come farà il nome Ashton a seguito dell’imminente sposalizio. Questo quadro permette alla costumista Mara Blumenfeld di mettere in risalto lo splendore dei vestiti che ha disegnato per coro e solisti. Intrigante la regia dall’irrompere nella stanza di Edgardo, che ripudia la promessa d’amore a Lucia.

Qui il finale secondo dal Met.

In un luogo spoglio Edgardo ed Enrico, che serbano da antico tempo rancore, si accordano per un duello all’alba. Subito ci si apre un’ampia sala in cui sono raccolti gli invitati per i festeggiamenti degli sponsali. Un imponente scalone si congiunge a una balconata in legno a mezz’aria dalla quale Raimondo Bidebent, educatore della protagonista, in vesti clericali nere, interrompe gli amici il funesto racconto dell’uccisione di Arturo da parte di Lucia.

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È così che ella nel suo candido vestito nuziale macchiato di sangue entra accompagnata dal suono dell’armonica a bicchieri, il cui suono penetrante, accompagnato al particolare virtuosismo che Donizetti prescrive al soprano, rende la scena della pazzia ancora più spettrale. L’utilizzo di questo strumento poco conosciuto e usato (richiesto però dal compositore nella partitura originale) è uno dei punti vincenti della direzione di Stefano Ranzani, la cui interpretazione della scrittura donizettiana è ammirevole. Lucia cade esanime dopo aver immaginato di essere stata ripudiata da Edgardo; è raro trovare nel melodramma la morte della protagonista femminile così in anticipo rispetto alla conclusione dell’opera. Ciò permette però a Edgardo recatosi nel cimitero, di meditare di lasciarsi trafiggere nel duello per non sopportare una vita senza l’amata; subito però un funereo corteo e i rintocchi di campane lo avvisano che «ella in terra più non è». Così si trafigge e sorretto dal fantasma di Lucia si abbandona all’ultimo disperato canto.

Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti Stagione 2013-14 Direttore: Pier Giorgio Morandi  Regia: Mary Zimmerman  Scene: Daniel Ostling  Costumi: Mara Blumenfeld  Luci: T.J. Gerckens  Coreografia: Daniel Pelzig

Alle prove generali cui abbiamo assistito c’erano due grandi assenti: Diana Damrau, soprano che canterà la parte di Lucia per quattro recite, e Vittorio Grigolo, il suo amante Edgardo, che sono comunque già esperti di questi ruoli e benamati dal pubblico milanese. Ci sono invece piaciuti i sostituti Elena Mosuc, sul palco per due recite, e Piero Pretti, che invece non comparirà in cartellone. Anche Juan José de León, nell’opera Arturo, e il basso Alexander Tsymbalyuk, interprete di Raimondo, si sono distinti per le doti vocali. Meno entusiasmante è stato Gabriele Viviani nei panni di Enrico.

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