Foto di – LUIGI BROCCA  Testo di – LORENZO VERCESI

 

brocca

Non è solo un gioco di luci. Per quello ci sono già le stelle. Questo è uno spettacolo d’altro genere. È dialettica, dialogo, incontro-scontro fra luce e ombra, fra spazio e presenza, fra vuoto e pieno. Davanti ai nostri occhi, qui, c’è tutto il racconto della vita. Quelle luci parlano anche di noi, non li vedi tutti quegli occhi puntati addosso ai nostri? È la varietà che ci parla, che ci piove sulle teste in veste di luce. Le forme di quest’architettura luminosa si infilano dentro di noi, scendono leggere attraverso le spire dei tessuti del cuore e si vanno a mettere negli angoli che trovano troppo bui. Scavano dentro di noi quelle luci, ci scavano fuori tutta l’invadenza d’oscuro che ci avvelena. La nostra anima è un albergo di demoni e di luna. Quando qualcosa riesce a penetrarvi, può alimentare l’una o l’altra cosa. Il dolore nutre il respiro di quei corvi di buio appollaiati su inesistenti raspi dell’anima. La bellezza passa oltre, scende giù come un fiume inarrestabile e delicato insieme e si raccoglie negli anfratti lunari del cuore, portando nuovo carico di brillanza. Forse è questo che ci rende uomini: siamo contenitori insaziabili, come sciacalli affamati ingoiamo spazzatura e sole, non fa differenza, la nostra fame deve essere placata. Il buio ha fretta di depositarsi e sceglie le insenature più accessibili, i fori meno nascosti, i lidi più vicini e lì si insinua, raggelando l’anima. Ma la luce scende lenta, paziente, timida, quasi spaventata e raggiunge i bassifondi del cuore, stanze difficili da raggiungere e porte difficili da aprire. Ed è proprio lì che riesce a sopravvivere, nascondendosi ai facili rifugi dell’oscurità, pronta a venirci in soccorso dalle retrovie. C’è molto di più che un gioco di luci: questa sera, sul palco della notte, c’è la salvezza.

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