Testo di – DAVIDE PARLATO

 

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Incipit di Un chien andalou, il primo cortometraggio del regista spagnolo Luis Buñuel (sceneggiatura scritta a quattro mani con Salvador Dalì). Un uomo (lo stesso Buñuel) affila un rasoio su un asse ed esce sul balcone della propria casa. Osserva la luna che si staglia in una notte limpida. Un cirro, orizzontale, fine, tagliente però sconvolge il quadretto romantico, attraversando il globo luminoso della luna. Dopodiché l’uomo si dirige presso una donna, seduta proprio nel suo stesso balcone. Le si avvicina da dietro, le apre l’occhio sinistro e, con il rasoio: glielo taglia di netto.

In questo cortometraggio del 1929, anzi, già solo nell’incipit di questo cortometraggio risiede un’idea, inquieta, sottile ma affilata, che permeerà i successivi circa cinquant’anni di cinema di Buñuel: il regista, brandendo una lama affilata, squarcia l’occhio dello spettatore, in un atto rapido e deciso, un atto di violenza anche, per aprirgli la mente oltre le barriere imposte dal vivere civile, dalle convenzioni sociali e artistiche, oltre i confini del conscio: in quell’oscurità recondita di pulsioni che smuovono in ultima analisi l’agire umano.

Nel trentennale della morte del regista, si ricorda la sua straordinaria missione artistica di critica del vivere civile e del vivere individuale nella sua continua relazione con l’inconscio, attraverso la disanima forse più antiborghese e anticlericale della storia (quantomeno) del cinema. A Milano, presso lo Spazio Oberdan, si omaggia al regista con una rassegna aperta dal 10 al 20 Ottobre, durante la quale verranno proiettati al pubblico dieci tra i più grandi capolavori di Buñuel. Occasione per meditare su un cinema che, pur appartenendo al secolo scorso, non cessa mai di essere attuale, disegnando, con tratti caricaturali ma non troppo, una società costruita sulle maledettissime ipocrisie di una borghesia “discretamente affascinante” e sulle nevrosi di un’interiorità tarpata dai dogmi della Chiesa e della convivenza civile.

Per comprendere il cinema di Buñuel è necessario ricordare le sue radici all’interno del movimento surrealista: amico di Dalì, il regista spagnolo esordisce con film dalla grandissima potenza visiva, in cui lo sviluppo narrativo viene trascurato e sostituito con la profondità di immagini, di scene e di sequenze sconnesse, ma in grado di catapultare lo spettatore in una surrealtà completamente estraniante. Ed è nell’estraniazione che il regista riesce nell’intento di squarciare la cornea obnubilata del cittadino: lo spettatore estraniato, dal difuori, può percepire la grande impostura dell’Io cosciente e delle sue svariate forme nella vita quotidiana. I protagonisti di questi film sono uomini e donne vittime di qualche evento particolare che in qualche maniera sgretola in modo irrecuperabile la loro costruzione del Reale, scagliandoli in una dimensione di pulsioni irrefrenabili e di regressioni ai comportamenti più animali, più istintuali. La pulsione sessuale (e qui si nota la grande liaison fra il cinema di Buñuel e la psicanalisi freudiana) fa quasi sempre da padrona nelle vicende dipinte dal regista, ed erompe da sotto gli orditi castelli borghesi, fustigata e repressa, distruggendo tutto ciò che trova dinanzi a sé, vendicatrice di una vitalità repressa dal culto sociale di un’etiquette ipocrita e dai severi dogmi di una religione mortifera e imputridente: la religione Cattolica.

Se nel corso della carriera artistica di Buñuel va perdendosi un po’ la tendenza totalizzante a trasformare le narrazioni in situazioni paradossali sotto l’occhio del surrealista, non si estinguono però le istanze originali del cinema del regista, che trova in altri ambienti e in altri pretesti l’innesco di una catena successiva di estraniazioni. Il sogno, ad esempio, diventa uno dei motivi dominanti, contesto perfetto (di nuovo in ottica psicanalitica) per mettere a nudo le debolezze dei personaggi, sviscerati nelle loro pulsioni più profonde. Ricordiamo in questo senso Bella di giorno, che è davvero un viaggio nel rapporto di una donna e la sua sessualità attraverso l’ambientazione dinamica del suo inconscio sottoforma di spazio onirico. Oppure pretesti fantastici vengono utilizzati dal regista come espediente per creare una sorta di esperimento mentale: L’angelo sterminatore.

L’angelo sterminatore è propriamente il ruolo del regista. Scende sugli uomini, distrugge tutto quello che questi hanno creduto, sognato di possedere nella loro grande masquerade sociale e formalmente accettabile. Il regista rinchiude in uno spazio conchiuso, invalicabile, misterioso questa borghesia così a modo, questi individui che così brillantemente hanno appreso a vivere in società, a reprimere ogni istinto per salvaguardare l’apparenza: e ogni cosa, ogni singola convenzione crolla inesorabilmente. Il cinema da angelo sterminatore non è perciò una sola lente convessa, in grado di scandagliare i livelli più ascosi del reale umano, ma  è proprio un’operazione pratica: come si comporterebbe un branco di questi individui da bene in una condizione lontana dalla realtà, conchiusa, paradossale ed inesplicabile? Come si comporterebbe una classe sociale in un universo parallelo, nel perfetto distacco dall’altra società? Questa è la premessa della decadenza. Se la letteratura da Petronio a Moravia ha da sempre analizzato questo fenomeno para-sociale, il cinema di Buñuel è forse l’unico colossale tentativo di svelare le debolezze di un mondo costruito su fantasmi idealizzati da un etica del tutto innaturale e devitalizzante.

 Tentativo magistralmente riuscito nella creazioni di immagini totemiche immortali di una borghesia che agisce sempre come all’incontrario, defecando, direttamente dalla tavola, il putridume di un’impudica alterità.

Il cinema  e la sua relazione con l’inconscio: ovvero la trasposizione immaginifica di tutto quello che sta sotto, nascosto dalle intoccabili e radicate evidenze convenzionali imposte da un triste Super-Io sociale. Il cinema come strumento privilegiato per rendere, come nessun’altro mezzo espressivo forse può fare, il dinamismo di quella forza inesplicabile che tuttavia è così determinate nell’esplicarsi della ridicola, inutile condotta umana.

Per ulteriori informazioni sull’evento: http://oberdan.cinetecamilano.it/eventi/omaggio-a-luis-bunuel/

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