Testo di – GIUSEPPE ORIGO

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“Ci servi, Machete: c’è un rivoluzionario a sud del confine, ha un missile puntato su Washington: Machete, vai e spacca tutto!”

Torna Robert Rodriguez, torna Danny Trejo, protagonista di un film il cui titolo è sintesi estrema e sufficiente: “Machete Uccide”.

Al soldo del presidente degli Stati Uniti, sostanzialmente in cambio della cittadinanza piena e incondizionata, Machete è sulle tracce di un misterioso rivoluzionario messicano bipolare, per sventare la minaccia nucleare di turno gravante su Washington D.C. Nel frattempo un misterioso master of puppet ordisce la trama di un diabolico e malato piano per spazzare via la vita dal mondo e trasferirsi, con un gruppo di eletti, su un’ arca spaziale a far bisboccia.

Se avete trovato il primo film della serie delirante e sopra le righe al margine del puro non-senso, beh, fidatevi: non avete ancora visto niente.

La sceneggiatura di questo nuovo capitolo sembra di fatti esser stata stesa tirandone a sorte i singoli tasselli da un cappello per poi connetterli fra loro con un collante di mammelle, sangue e filologia della celluloide: si passa da bordelli messicani imbottiti di fantabattone con le tette farcite di mitragliatori a repliche di Machu Picchu in chiave narcomessicana, ci sono botte da orbi in terra, mare e cielo, ci son Mel Gibson, Lady Gaga, Michelle Rodriguez, Jessica Alba e anche il fattore Banderas.

Trejo è superbo nel tour de force di ineccepibile monoespressività al quale, ancora una volta, adempie in maniera magistrale: l’ ex carcerato boxeur assolutamente in controtendenza con ogni canone estetico hollywoodiano ha finalmente il suo film consacrazione, il suo calcio in culo verso le iridate vette delle grandi star dell’ action movie.

Anche per fare un film brutto serve abilità, anzi, forse a livello applicativo e fantasistico lo sforzo è doppio: il film brutto deve essere assolutamente brutto per guadagnarsi il bollino di “assolutamente geniale”, anche se ci scappa un solo elemento “carino” o “beh, ci sta” si rischia di condannarlo tristemente ad esser l’ennesima fantozziana cagata pazzesca. Questo non è assolutamente il caso di Machete Uccide che, fedelissimo alla sua mission, disintegra ogni singolo brandello di senso logico ed estetico, portandosi ben oltre tutto il resto della produzione made in Rodriguez: “Dal Tramonto All’ Alba” aveva la pecca del tocco Tarantiniano nella prima mezz’ ora di pellicola, troppo perfetta recitativamente e registicamente, e  sia “Grindhouse-Planet Terror” che il primo “Machete” avevano ancora quel vaghissimo problema dell’ “estremo sentore del limite del buonsenso”…

Machete Uccide è oltre tutto questo di molti anni luce, è l’ ignoranza estrema di una pellicola fondata sullo spostamento e sul movimento per poter essere al meglio infarcita di star selezionate assolutamente a caso e impegnate in ruoli al limite del cammeo, è un film che a tratti sembra essere solo un susseguirsi di citazioni della storia del cinema, senza comunque esser mai ossequioso o leccaculo e mantenendosi comunque costantemente fedele a sé stesso, è goliardia e non tributo.

Menzione d’onore va all’ ormai celebre tecnica, tipica della produzione del regista/musicista/sceneggiatore/pazzoschiodato di San Antonio: alternare fotogrammi e audio opportunamente trattati per sembrare “vintage” e rovinati, di cattiva qualità e conditi con effetti speciali casalinghi, a sequenze di cristallina alta definizione digitale, nell’ ennesima declinazione del pulp e dell’ astrazione dall’ estetica del logico.

Machete Uccide è un’ opera raffinata, non un’ operazione di mera ignoranza pulp fatta per assicurarsi un ritaglio di botteghino, è cinema che ispira e fa scuola, è una pellicola per pochi eletti che o si ama o si odia, senza accettare la via di mezzo e comunque rendendole grazie in entrambi i casi: perché una cosa è dire “bello schifo” a un film nato con la pretesa di piacere e ben’ altra cosa è rivolgere la medesima asserzione a una pellicola vota ad essere incarnazione cinematografica dell’ ignoranza più smaccatamente pulp possibile.

…ah già, tanto per dirne un altra, il prossimo episodio si chiamerà “Macete uccide ancora nello spazio” e varrà ancora la regola del “titolo come sintesi della pellicola”: estote parati!

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