Testo di – GIULIA BERTA

 

Il colore che si fa potenza, le forme che si risolvono in tratti di contorno, le proporzioni che si sottomettono all’espressività rumorosa. È questo e molto altro la mostra Matisse e il suo tempo, visitabile fino al 15 maggio a Palazzo Chiablese a Torino e realizzata con la collaborazione del Centre Pompidou di Parigi.
Il sodalizio museale tra Torino e la capitale francese, ormai consolidato e fruttuoso, che ha portato nella città sabauda artisti del calibro di Monet e Degas, questa volta si sposta nel territorio delle avanguardie immergendo nella suggestiva piazzetta reale un centinaio di opere dei più vari e famosi artisti del Novecento, da Mirò a Derain passando per Modigliani.

È proprio in questa varietà di personalità e forme artistiche che risiede l’enorme impatto di questa mostra; lungo dieci sale tematiche ordinate in maniera cronologica ci si manifesta l’opera del maestro Matisse affiancata a quella dei suoi contemporanei, in un continuo e fruttuosissimo dialogo. Non è solo il Matisse padre dei fauves che ci viene mostrato; è il giovane Matisse allievo di Moreau che già mostra le sue forti aspirazioni di rivoluzione artistica, il Matisse che si incontra e si scontra con Picasso, modificando radicalmente la pittura di entrambi, il Matisse che ecletticamente passa dalla scultura al disegno all’illustrazione, fino al Matisse ormai vecchio e malato degli ultimi anni, che abbandona i pennelli per dedicarsi ad una forma di arte intima e istintiva, che fonde la forma pura con il puro colore: il papiers découpés, usato nella stesura del libro d’arte Jazz, libro che ispirò il movimento degli astrattisti alcuni anni dopo la morte del maestro francese. Quella che la mostra comunica è la figura di un artista poliedrico e versatile, la cui influenza non è limitata agli anni della sua produzione, ma si estende lungo tutto il corso della metà di Novecento di cui non è stato testimone.

.

matissejazzlagon2

.

L’artista d’oltralpe ha avuto d’altra parte una vita e una carriera straordinariamente lunga e attiva, e la mostra non fa che riflettere la sua instancabile inclinazione al colloquio artistico e la sua curiosità verso le più varie correnti contemporanee: le opere di Matisse diventano così il filo di Arianna che, srotolandosi di sala in sala, conduce l’osservatore attraverso le più importanti sfaccettature dell’arte della prima metà del Novecento, con particolare attenzione verso i rapporti con il cubismo.
D’altra parte, è noto che tra i fauves e i cubisti non corresse buon sangue, e tuttavia l’amicizia artistica che legava i padri delle rispettive correnti è stata quanto mai profonda e proficua; non a caso Matisse e Picasso sono insieme nelle sale del Palazzo Chiablese, faccia a faccia, uniti e divisi da un’urgenza espressiva che non si accontenta dei colori naturalistici e delle proporzioni armoniose. L’algerina di Matisse e il picassiano Nudo con berretto turco affiancati nella sala dedicata alle Odalische diventano così la metafora di un mondo magico e nascosto ai più, il mondo segreto degli artisti condiviso solo tra gli artisti stessi e fatto di sottili connessioni e ispirazioni reciproche, di partenze comuni e di arrivi opposti, uno spazio unico che supera i confini degli stati martoriati dalle guerre e che crea un ponte tra le avanguardie che hanno cambiato per sempre l’arte. Avanguardie che sono, prima di tutto, varietà di strumenti espressivi: e così ai quadri tradizionali si affiancano sculture, disegni a matita, fotografie e perfino alcuni volumi che lo stesso Matisse si occupò di illustrare, tra i quali una bellissima copia di Les fleurs du mal.

In definitiva, Matisse e il suo tempo è una piccola perla temporanea nel cuore di Torino, che nonostante le sue dimensioni ridotte (a malapena 97 opere) emoziona e soddisfa, riuscendo a stupire sia lo spettatore ingenuo che quello più esperto anche grazie ad alcune piccole e inaspettate chicche, come un dipinto del celebre architetto e designer Le Corbusier, la cui attività pittorica è quasi del tutto sconosciuta. L’elegante bellezza dei palazzi torinesi si unisce alla ruggente e colorata potenza della modernità in un matrimonio profondo e significativo, imperdibile per chiunque si trovi a passare un pomeriggio nel capoluogo piemontese.

1 risposta

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata