Scritto da – Lorenzo Mattiello

Il connubio media-sessualità, nelle sue accezioni più svariate, imperversa dalla liberalizzazione del godimento, pressoché coincidente con la nascita della cultura pop e dell’industria dell’immagine: da decenni tutti ne parlano, tutti la conoscono, ma nessuno insegna a decifrarla. Seduzione, orientamento sessuale e genitalità, fino alla castrazione Freudiana ed al suo rifiuto, sono su carta e su schermo, sempre in prima pagina, da illo tempore protagonisti sotto copertura di prodotti diversi concepiti per utenti diversi.

Ogni mercato, tramite la comunicazione mediatica, ha beneficiato dallo sdoganamento del rapporto sessuale, trovando nella seduzione la risposta perfetta al bisogno umano per eccellenza, a prescindere dalle preferenze del singolo. Il godimento carnale individua un bacino utenti universale ed uno stimolo a cui tutti rispondono, in altre parole, la formula del successo garantito per qualsiasi copywriter in qualsiasi settore. Per completare il quadro è sufficiente aggiungere che, come Leonardo di Caprio ci ricorda in “The Wolf of Wall Street”, per vendere qualcosa è sufficiente creare un bisogno. “Solo sesso” è godimento istantaneo, senza impegno, senza responsabilità e, nell’età moderna, pressoché senza controindicazioni, quindi è facile da vendere.

Questo pensiero rappresenta la scomposizione di un quadro già chiarissimo, ma come si evolverà? Arriverà un momento in cui la somministrazione cesserà di avere effetto? Il piacere si farà sempre più sofisticato o sempre più frustrato?

L’industria dell’immagine presenta un panorama uniforme, dominato dall’ipersessualità: dagli attesissimi sviluppi cinematografici delle 50 Sfumature di Grigio alle 50 sfumature di colori pastello dell’italianissima Roshelle (video di “What U do to Me”), il trend sembra non essere cambiato, anzi, viene riproposto con concretizzazioni sempre più varie e fantasiose. Ora come ora, parlare di sesso, purché lo si faccia tramite una videocamera, non è nemmeno più una scelta consapevole o attivista, ma dettata da una realtà iperseduttiva che si propone come condizione universale ed automatica, chiara come il sole ed ovvia come l’estinzione delle mezze stagioni.

Insomma, con l’invito alla libido non si sbaglia mai; l’eventuale questione sorge quando tale invito si rivela infinito, senza che nessun vero banchetto lo segua.

Le esternalità che ne scaturiscono sembrano riguardare tutto e tutti. Il godimento sicuro e circoscritto pare aver sostituito la ricerca e lo sviluppo di una passione, la quale necessita di un coinvolgimento in prima persona, prolungato nel tempo, soggetto ad alti e bassi. Anche in ambito lavorativo si finisce per preferire il come al cosa, il ruolo alle singole mansioni, comportando un impoverimento sistematico.

Di certo l’austerità non è la soluzione, sarebbe bensì produttivo trasferire questa “carica erotica” verso qualcosa di più consistente, più live e meno fiction, andando a creare un contesto socioculturale in cui le persone realmente non si vergognino della loro libidine e non nascondano il loro essere, allontanandosi dal narcisistico desiderio di piacere.

Tutta questa libertà non serve a nulla se di fatto ci si vergogna ad esercitarla.

In conclusione, la mentalità che confonde violenza e seduzione si evolve in quella che scambia la seduzione per romanticismo, o la provocazione per seduzione, trasformandole transitivamente in un unico bolo che invade la nostra quotidianità in un’enorme varietà di forme.

Tutto questo, come recentemente ha sottolineato Michela Murgia durante una delle sue celebri stroncature (ogni mercoledì, durante il programma quotidiano “Quante Storie”, su Rai 3), aiuta a coltivare l’immagine di seduttore instancabile che potremmo avvicinare ad Agostino Tassi, di cui racconta il libro stroncato dalla Murgia, a Don Giovanni o al relativamente meno istituzionale Christian Grey. Purtroppo, però, Agostino Tassi ha stuprato, non sedotto, eppure sembra che questa precisazione non faccia grande differenza.

Al pubblico che non apprezza questo scenario ed ama, invece, le storie violente, quelle di seduzione, quelle romantiche o i racconti provocatori, purché questi rimangano concetti distinti, rimane la stimolante consolazione di cercare una bella storia, per poter sognare come più gli piace.

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