Testo di – CHIARA PIVA

 

Sul palco del Teatro Franco Parenti prende forma uno spettacolo coinvolgente a tal punto da sentirsi fuori luogo come semplice osservatore.

SPETTACOLI BRESCIA CENTRO TEATRALE BRESCIANO MEPHISTO RITRATTO D'ARTISTA COME ANGELO CADUTO NELLA FOTO SCENA  03/11/2015 REPORTER FAVRETTO

Ottima scelta di cartellone anche questa volta per il teatro di via Pier Lombardo, che ha deciso di ospitare “Mephisto”, lavoro che prende forma a partire dal lavoro del drammaturgo Frank Wedekind e dall’omonimo scritto di Klaus Mann a proposito del cognato Gustaf Gründgens, attore talentuoso che cerca di farsi strada partendo dai teatri di provincia attraversati dalla sommossa politica, come rivolta netta all’ascendente nazismo.

E’ in questo ambiente che Luca Micheletti, attore e regista, incarna Mephisto, sicuro attore che per la prima parte dello spettacolo ci mostrerà le reali condizioni di un attore che vuole emergere, facendo leva sull’ambiente circostante, non solo politico ma anche sociale.
Vengono intrecciate sapientemente conoscenze come Juliette, ex danzatrice, ora accantonata al rango di entrepreneuse di colore alla con la quale avrà un rapporto molto forte all’interno del Cabaret rivoluzionario, e Lotte, sua completa alter ego femminile, alla ricerca del successo teatrale.

SPETTACOLI BRESCIA CENTRO TEATRALE BRESCIANO MEPHISTO RITRATTO D'ARTISTA COME ANGELO CADUTO NELLA FOTO SCENA  03/11/2015 REPORTER FAVRETTO
Successo, fama, tutti sinonimi che porteranno il protagonista a scendere a compromessi con il mondo circostante, raggiungendo l’apice con l’incarnazione del Mephisto di Faust, il servo del male, il figlio del diavolo che aspira sempre più in alto, uomo senza vette perché ciascuna è per lui un gradino per salire ancora.
Uomo spregiudicato e cinico, senza più alcuna pietà per tutto quello che era verità per lui e per le persone con le quali aveva creato il Cabaret Rivoluzionario, che rinnega il passato sposando in silenzio l’unico mondo che gli permette di raggiungere ciò che desiderava con cotanto ardore.

Ecco che ogni personaggio in seguito al regime politico nazista dovrà rivalutare la propria condizione pur di rimanere in gioco, pedina di un potere incontrollabile e che annienta.
Protagonisti e attori si, ma in bilico per non cadere nella verità più profonda dei fatti e rinnegare ciò che si è.
Questa è la critica principale che si muove non solo dalle parole degli attori, talvolta con un tocco di recitazione vecchio stampo, ma dalla stessa sceneggiatura, prima incentrata sui toni del rosso e dei colori caldi, poi decisamente focalizzata su toni freddi e glaciali, proprio come se ogni personaggio convertito fosse stato paralizzato e reso incapace al ragionamento.

Uno spettacolo coinvolgente, che indaga a fondo il rapporto che ha l’essere umano con le arti, dilaniato dal dissidio successo-verità. Una storia vera, che vera ancora più può risultare oggi, in cui ciascuno di noi spesso si sente ed accetta di diventare camaleonte di un presente evanescente che genera capolavori di statuine.

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