Testo di – FEDERICA ORIGGI

 

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Prendete un sabato mattina di settembre. Prendete l’aria frizzante, il sole non troppo caldo. Prendete la  terrazza di un caffetteria, un negozio di dischi e libri, una band che suona in sottofondo. No, non è un film di Woody Allen, anche se potrebbe tranquillamente esserlo. Tutto verissimo e sperimentabile: il posto è la Santeria, e la band è la Woody Gipsy Band.

Santeria è il posto dive volete andare se vi va di rilassarvi. Oppure se siete patiti di vinili e siete a caccia. O se volete bere e mangiare bene. O se volete fare tutte e tre le cose insieme in un posto veramente carino. Vagamente defilato dal centro (via Ettore Paladini 8 è l’indirizzo), non particolarmente vistoso dal fuori (anzi, se è la prima volta che ci andate rischiate tranquillamente di passare senza capire esattamente dov’è) nasconde un piccolo cortile interno con tavolini, dall’atmosfera rilassata, i piccoli dettagli curati senza però sforare nell’esagerazione, un po’ chic dove sentirsi a proprio agio però. I cocktail buonissimi e ricercati, il cibo anche all’aperitivo curato nei minimi dettagli, servito direttamente ai tavoli. E il brunch spettacolare: ogni settimana i piatti cambiano, spaziando dallo spezzatino di cervo per arrivare alla torta di mele, con insalate, pane e marmellata, caffè americano e tutto quel che occorre. Compresa una prenotazione perché sennò col cavolo che trovate posto.

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Ma torniamo al sabato mattina e alla buona musica. Si ecco, la musica. Credo che un gruppo più appropriato della Woody Gipsy Band non ci fosse in effetti. Una melodia allegra, il ritmo veloce, e, come dice il nome stesso della band, un suono vagamente gitano. Jazz? Swing? Forse, ma non solo. I membri sono 5, non stanno fermi un attimo: Michele Ionis Rusconi ( chitarra petit bouche solista ), Jacopo Milesi ( chitarra grand bouche ritmica ), Tommaso Fiorini ( contrabbasso ), Andrea Spampinato ( cajòn, percussioni ) e Stefano Ivan Scarascia ( diarmonica, fisarmonica ). Alcuni pezzi sono loro, altre delle interpretazioni: poco importa, i motivetti apparentemente semplici, di quelli che ti fanno muovere spalle e piedi, tenere il ritmo con le mani, di quelli che ti si piantano in testa e ti ritrovi a canticchiare per sbaglio. L’esecuzione è perfetta. Perfettamente adatta al contesto, al buon vino, al buon cibo, al sole e a settembre. Loro hanno l’aria di divertirsi e per questo divertono, parlano e cantano, introducono i pezzi con ironia. La stessa ironia che li porta a desacralizzare i cosiddetti classici della discografia italiana: così ad esempio  Mambo Italiano diventa Manzo Italiano (tra l’altro pezzo appropriatissimo all’hamburger che il mio vicino di tavolo stava addentando con evidente soddisfazione). Sono tutti pezzi spensierati, vagabondi “nei generi, nelle interpretazioni, nei rifacimenti, nelle canzoni originali” come loro stessi dicono. Tra l’altro, scopro in seguito, hanno all’attivo non solo un disco (“Wood Evening“, auto-prodotto e uscito il 16 dicembre 2012), ma anche più di 200 concerti all’estero e un cortometraggio/videoclip intitolato “Una diabolica Faccenda” (regia di Edoardo Mozzanega), strutturato come una sorta di film muto (musica a parte, ovviamente) in bianco e nero: se avete 7 minuti circa da concedervi, ve lo consiglio.

Insomma, la musica giusta nel posto giusto: altro che Midnight in Paris, è molto meglio un sabato mattina a Milano, possibilmente in Santeria, possibilmente con del buon vino e della buona musica.

 

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