Testo di — DOMENICO ARCELLA

 

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Esistono migliaia di luoghi comuni: Napoli è la città della pizza, a Sanremo, città dei fiori, mai più che in questo periodo alberga la musica. E se è vero, quindi, che Venezia è bagnata dall’acqua, che non esistono più le mezze stagioni, che non si sa più come vestirsi, da Milano, città della moda per Antonomasia, arrivano le tendenze della prossima stagione Autunno/Inverno.

Al via il consueto appuntamento con Milano Moda Donna, la settimana della moda milanese, e già dalle prime battute i segnali sono chiari: no banalities allowed! Solo due giorni di sfilate e stilare una lista di “OMG, I must have it” non è mai stato così semplice. Pellicce e pellicciotti per tutti i gusti, una notevole varietà di scarpe, una tavolozza di colori e patterns che farebbe quasi invidia a qualsivoglia pittore.

Quello che colpisce, senza dubbio, è la ricercatezza in uno stile “effortless”. Da non fraintendere! Con la parola effortless non si intende banalizzare un lavoro di mesi e mesi, o celebrare una non eccessiva ricerca del colpo di scena, al contrario! Effortless è un elogio alla praticità di queste mises.

Le scarpe perdono qualche centimetro, e diciamolo, finalmente anche il piede può riprender fiato; le forme si rendono un po’ più everydaywear, ma di certo non sono meno sartoriali e/o meno estetiche. Ma andiamo nello specifico. Il primo giorno di sfilate è il giorno di Gucci e Frida Giannini sa sempre come colpire nel segno.

L’essenza di Gucci si materializza – parola della stessa Giannini – in forme anni ’60 e nelle linee rigide dei completi presi in prestito dal guardaroba maschile. Si attenuano i colori, vengono preferite le tinte pastello, tutto in linea con quel senso di  genuinità e concisione, motivo portante dell’intera collezione. Come ulteriore riconferma del tutto gli abiti da sera.

GUCCI

No alle eccessive lunghezze, nessuno spacco vertiginoso ed ultrafemminile, a vantaggio di mini abiti linea ad A arricchiti da preziosi dettagli fumé o dettagli in pelle e maxi stivali lunghi al ginocchio. La moda si fonde con la natura in casa Alberta Ferretti.

ALBERTA FERRETTI

La stilista sembra aver sviluppato una sensibile percezione nei confronti del mondo silvestre portando in passerella urban nymphs, creature eteree vestite di delicati ricami e trasparenze, piume e dettagli  pelliccia. Coats e completi riprendono le cortecce degli alberi in una versione metallica, sognante e surreale. Tutti i dettagli di una foresta incantata, perché il mondo in questo momento ha bisogno di bellezza! Fausto Puglisi porta in scena l’American Dream al grido di battaglia “voglio essere il Sinatra della moda”.

Non ci sono dubbi sulla firma, i caratteri sono quelli dello stile Puglisi. Stampe pop ispirate alle opere di Sonia Delaunay e Kazmir Malevich, un caleidoscopio di patterns colorati; le forme estremamente variegate degli abiti sono ricoperte da borchie. E infine la Statua della Libertà che fa capolino sulle felpe e sugli abiti da giorno che celebra la vittoria di uno stilista giovane, che ha sicuramente conquistato il cuore di migliaia di aficionadas.

FAUSTO PUGLISI

Alessandro dell’Acqua per N°21 gioca coi contrasti. Il guardaroba maschile e femminile si incontrano e si intrecciano. Il risultato? Uno stile eccentrico, nel quale predomina il carattere “tomboy”, smorzato a tratti da dettagli paillettes floreali, piccoli accorgimenti che riequilibrano il carattere iperfemminile della collezione. Francesco Scognamiglio è l’ennesimo protagonista del Day 1st di sfilate. Sembra, a tratti, di vedere un giovane Jean Paul Gaultier nelle mise strutturate che riprendono pezzi di lingerie.

N°21

La collezione ruota, quasi tutta, sull’esaltazione del punto vita, in evidenza nei coats pelliccia e nei mini dress stretti nelle loro cinture. Round 2nd di sfilate e Milano Moda Donna propone alcuni tra i più grandi nomi del prêt-à-porter italiano.

FRANCESCO SCOGNAMIGLIO

Maxmara apre le danze. Dettagli dorati sotto cappotti di stampo maschile, non solo per quanto riguarda le forme ma anche nella scelta dei materiali. Il tweed campeggia liberamente in questa collezione che da principio sembra essere ispirata alla Scozia. E difatti principe di Galles, stampe trompe l’oeil e plaid, incrementano un messaggio chiaro: Maxmara goes into a Scot mood! Poche ore dopo, Fendi gone wild! La pelliccia, iconica, diventa un inserto prezioso inserto nei tubini e negli abiti zippati, lavorata e presentata nelle maniere più disparate.

MAX MARA

Karl Lagerfeld e Silvia Venturini intraprendono un viaggio che parte dalla tradizione della maison romana verso la contemporaneità. Lo sportswear assume un carattere futuristico, ed è così che il  prêt-à-porter diventa demi- couture. Ma il concepteur tedesco garantisce: Made in Italy, nessuna influenza parigina nello stile italiano, l’Italia non è solo moda. Perché in effetti questa collezione Fendi sembra ricordare lo sperimentalismo tipico delle collezioni Chanel e il design futuristico dello stile Karl Lagerfeld.

FENDI

D’altra parte la firma è quella! Just Cavalli, da sempre emblema di stile urban chic, si ispira alla globalizzazione. E’ un mix&match delle più diverse inflessioni culturali: stampe animalier, tipiche, si mescolano a graffiti, pellicce e ad un design irregolare che strizza l’occhio, in maniera accattivante, a tutte le giovani fashioniste. La supermodella Natasha Poly torna in passerella solo per celebrare il successo di Prada.

PRADA

Il mood è chiaro sin dalle prime “falcate”, un intenso alone di mistero avvolge il salone di via Fogazzaro 28; è intrigante l’ispirazione anni ’70  alle opere del regista tedesco Rainer Werner Fassbinder e Pina Bausch, intrigante come l’esibizione live dell’artista Barbara Sukova. Miuccia Prada stessa, ai microfoni di una ristretta selezione di giornalisti, ha dichiarato di aver guardato tutti i film di Fassbinder e di esserne rimasta ammaliata.

Il contesto storico è quello in cui Miuccia ha vissuto, e si percepisce quasi un velo di nostalgia nella precisione delle forme, nelle maglie a V e nei sottilissimi abiti trasparenti. E non sbaglia un colpo Prada perché ancora una volta il livello di suggestione è alto, la drammaticità di “Le Lacrime Amare” si percepisce in tutti i cinquantuno outfit che si sono alternati in passerella. Prada non è solo moda, è arte a 360°.

Il contrasto maschile/femminile sembra essere il mood prevalente di questa Fashion Week milanese, ed Ennio Capasa per Costume National ne ha costruito un’intera collezione. Sartorialità, linearità, pulizia, sono forse le parole più adatte per descrivere l’Autunno/Inverno 2014-15 Costume National. E anche la palette di colori è giusta e misurata.

COSTUME NATIONAL

Pochi eccessi: il rosso e il viola di poche mises, e gli abiti monospalla e le spalline oversize sempre molto regolari nella forma. Jeremy Scott è il grande debuttante di questa Fashion Week, prima collezione alla guida di Moschino. Tutto è incentrato sul concetto di parodia. Si inizia con una gita al McDonald’s, il logo del noto fast- food si sostituisce giocosamente alla M di Moschino, l’Happy Meal diventa una borsa, portata addirittura su un vassoio.

MOSCHINO

Si passa abilmente al Downtown di una qualsiasi metropoli americana, scendono infatti in passerella bad girls ornate di catene, anelli e cappellini con visiera ampia, tutto un po’ 90’s. Dettagli dorati e subito gladiatrici moderne vestite di pelle e mini cinghie col logo, letteralmente da capo a piedi. Ancora Spongebob (giallo nero già già visto sulla passerella Versace dello scorso Autunno/Inverno) e per finire long dress e gown che riprendono gli involucri di dolci e salati.

Jeremy Scott non parla italiano ma parla Moschino, e lo fa molto bene, se l’è addirittura stampato sulla t-shirt! Chiude questa due giorni di sfilate Ports1961, la cui collezione omaggia gli anni ’70 di Charlotte Rampling ed ostenta un concetto preciso concetto di sartorialità semplice.

PORTS1961

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