Testo e foto di – VIRGINIA STAGNI

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Questo primo reportage dà avvio a una serie di puntate che illustreranno, si spera in modo piacevole, le vie e gli edifici di una città che è altro oltre che metropoli ultramoderna. Sì avvolta e ingrigita da una cappa cibernetica e tecnologica, ma anche pronta per essere ri-scoperta in ogni suo angolo. Heidegger direbbe che tutto quello che dobbiamo fare è “rispondere all’appello” di questa polis che reclama il suo passato, purtroppo, taciuto. Possiamo accogliere questa istanza imparando a guardare o, per meglio dire, ri-guardare gli spazi che ci circondano.

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Ognuno di essi avrà una storia da raccontare, un passato da interpretare e curiosità da scoprire. Perché farlo?  Per sentire sempre un po’ più nostra la città in cui viviamo o anche solo visitiamo: solo così essa ci potrà appartenere e potremmo dire di essercela conquistata. Credo sia questo l’unico modo per avere davvero un luogo nel cuore.

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Questi tour hanno lo scopo di invitare il Revolartista che c’è in voi ad apprezzare l’enorme patrimonio che il territorio ed i nostri antenati ci hanno, gratuitamente (in senso greco), donato.

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Le puntate saranno strutturate in modo da offrire percorsi di massimo un’ora. Perché? Spesso gli impegni più vari ci impediscono di godere della “Grande Bellezza” che ci circonda: il ritaglio di 60 minuti è invece più plausibile anche nell’agenda più affollata. Per chi avesse invece più tempo a disposizione, non deve fare altro che unire le diverse puntate in un unico percorso.

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Ogni appuntamento sarà supportato, oltre che da foto, anche da video di pochi secondi, grazie all’applicazione Flipagram, veloce ed agile nell’utilizzo: essi non vanno interpretati come una sostituzione della visita individuale che invece va esperita con gli occhi della propria persona; infatti il visitatore, con il proprio passato e la propria conoscenza, è sempre emblema dell’unicità di qualsiasi esperienza artistica. Il supporto video è offerto semplicemente per raccogliere le immagini più significative che possano riassumere il percorso presentato.

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Secondo gli antichi, ogni topos, ogni luogo ha la sua specificità. Le proprie divinità, i propri costumi, i propri cibi, i propri odori e le proprie immagini emblematiche. Ed è qui che si erge l’importanza socio culturale di Mediolanum. Come ci dice l’etimologia della parola stessa, Milano è “Mid-land” (celtico), “luogo di mezzo” perché fulcro, mercato, foro religioso, politico e sociale, attorno a cui si assemblarono le più svariate etnie. Come esimersi dal conoscere questo melting pot?

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Quello che dobbiamo fare è fuggire da quella Trude che Italo Calvino descriveva nel 1972 ne “Le città invisibili”. Una città che si figuri ai nostri occhi come uguale a quella che potremmo trovare in qualsiasi altro luogo. Scappare dalla standardizzazione dell’immagine dell’urbs, in cui le giornate ivi trascorse sono le stesse che si sono già vissute e si potrebbero vivere altrove. Come? Il segreto sta nel trovare l’unicità di tutti i luoghi che visitiamo: ed è quello che, con un pizzico di presunzione, ci premoniamo e proponiamo di fare.  Perché, come afferma il filosofo James Hillman, le città sono indispensabili non solo per i “civites”, i polites, gli abitanti, ma per la polis stessa intesa come Mnemosyne- Memoria – e Muse, le due figlie (non a caso la parola museo deriva proprio da questo concetto). Mnemosyne ha bisogno della città affinché le due figlie si diffondano e siano onorate in biblioteche, sale, concerti, teatri, musei, gallerie e, potremmo aggiungere, nella Memoria-museo-bagaglio culturale di ognuno dei suoi abitanti e/o fruitori-visitatori.

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Bisogna superare il frastuono dell’inquinamento acustico e visivo che anestetizza le nostre impressioni su una città come Milano, impedendo così di riconoscere l’anima vera di questo forum.

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Milano antica è sotto i nostri occhi. Basta saperli chiudere, riaprirli con grazia ed essere pronti a scoprire un gioiello italiano, spesso coperto dagli inestetismi della modernità. Perché capire l’arte e la cultura è il risultato di una passione sì culturale, estetica, storico-artistica, ma è in primis motoria. Studiare e comunicare implica necessariamente il viaggio: solo vedendo, sul posto, con i nostri occhi, il luogo descrittoci, avremo messo in moto non solo il nostro corpo ma anche il nostro animo.

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Nota:

È forse il caso di ripensare a un problema che un grande pensatore italiano aveva già sollevato, Pier Paolo Pasolini. La modernità può interrompere e rubare la forma perfetta di una città: riscoprire Milano vuole impedire che proprio questo processo continui.

(“Pasolini e… la forma della città”, un film di circa quindici minuti, prodotto da RAI TV e diretto da Paolo Brunatto nell’autunno del 1973 – la trasmissione avvenne il 7 febbraio 1974-. 1974: si noti che è la stessa data in cui scrive Calvino…).

http://www.youtube.com/watch?v=NLgpg1LbiU4

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Concludo ricordando il nostro manifesto

<<Perché valori come “Cultura” e come “Arte” devono essere di pubblico dominio, perché il loro grido deve potersi alzare globale e assoluto, senza élite e senza classismi tanto futili quanto ridicoli, per poter indisturbata sussurrare ad ogni orecchio.>>

Avete orecchie per ascoltare e gambe energiche per iniziare il vostro viaggio?

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