Testo di – CLAUDIA FRANGIAMORE

 

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Recensire un album di Moby non è un’ impresa del tutto facile.

Indiscutibilmente, è uno dei migliori artisti del panorama musicale a livello internazionale: polistrumentista eclettico, dimostratosi sempre capace di riversare nell’ atto creativo le mille sfaccettature della sua personalità in modo assolutamente originale.

Innocents
, pubblicato ufficialmente lo scorso 1 ottobre, è il suo ultimo lavoro in studio, a distanza di circa due anni dal non eccellente Destroyed.

Prodotto da Mark ‘Spike’ Stent (vincitore di un Grammy Award) e registrato interamente nella casa di Moby a Los Angeles, l’album presenta collaborazioni con artisti d’alto livello, tra cui anche Wayne Coine, leader dei Flaming Lips, e Mark Lanegan. Quest’ultimo, noto anche per la sua collaborazione con i Queens of the Stone Age, appare come cantante nell’undicesima traccia, intitolata The Lonely Night, per cui è stato realizzato un video musicale, in circolo su Youtube da circa sei mesi.

E’ stato infatti in occasione del Record Store Day del 2013, celebratosi in tutto il mondo lo scorso 20 aprile, che è stata lanciata la vendita dello stesso singolo (in formato vinile da 7 pollici) successivamente incluso in Innocents.

Tuttavia, il primo singolo ufficiale, A Case for Shame (la cui parte vocale è totalmente affidata a Cold Specks), è stato rilasciato soltanto l’ 1 luglio, contestualmente all’annuncio dell’album di prossima uscita, prevista per i successivi tre mesi.

Innocents è un lavoro ambizioso, dalle sonorità variegate e ricercate, e nel complesso non somiglia a nessuna delle precedenti produzioni del compositore newyorkese. Nel titolo si riflettono le atmosfere delicate e soffuse che avvolgono l’album, dalla prima all’ultima traccia, permettendone un ascolto spontaneo e non necessariamente impegnato.

Ho provato a descrivere ogni singolo brano secondo impressioni personali, con il proposito di indurre anche chi dell’artista ha ascoltato poco, o niente, a farsene un’idea.

1 – Everything that Rises
E’ la traccia di apertura. Fa molto ‘ambiente’, ha una melodia essenziale punteggiata da suoni orientaleggianti.

2 – A Case for Shame (feat. Cold Specks)
Dal ritmo tranquillo, disteso, rilassato. Un pianoforte accompagna le vocalità espressive e profonde della cantante soul: “Shoot the breeze / Shake my hand / Across the fire, I caught your stare”.

3 – Almost Home (feat. Damien Jurado)
SI respira un mood sereno e pacifico, ma è la dolcezza vocale di Damien a colpirmi più di tutto: l’evidente e impressionante somiglianza con Bon Iver contribuisce a creare un’atmosfera di purezza. Celestiale.
A mio parere, è una delle migliori tracce dell’album.

4 – Going Wrong
Ballata per pianoforte, lenta e breve, ma intensa. Sembra ci sia un lievissimo tocco di jazz che la rende triste e malinconica.

5 – The Perfect Life (feat. Wayne Coine)
Sognante e ‘pop’, contraddistinta da toni molto più vivaci, che rispecchiano il messaggio positivo del testo: è un inno all’ amore, al coraggio, a tutto ciò che, nel suo piccolo, rende la vita perfetta.
“Oh, we close our eyes / The perfect life / Is all we need”.
La mia preferita, quella che riascolterei più e più volte.

6 – The Last Day (feat. Skylar Grey)
Il sample utilizzato somiglia molto a quello di Natural Blues, brano del 2000 tratto dall’album Play, mentre la voce femminile è soffice e delicata; il risultato non è dei più omogenei perché le due parti vocali, invece di compenetrarsi, contrastano a vicenda.

7 – Don’t Love Me (feat. Inyang Bassey)
“I know you don’t love me, but you don’t have to be so cruel”. Toni cupi ma decisi; sonorità chiaramente jazz; profondo e ricercato il timbro vocale. Sembra un incrocio tra certi pezzi rock degli anni ’60/‘70 e la primissima produzione di Fiona Apple, specialmente quella contenuta in Tidal.

8 – A Long Time
L’atmosfera è ancora più cupa, e il vocal si ripete identico fino alla fine, conferendo al brano un’ aura di mistero decisamente suggestiva.

9 – Saints
Un misto tra You’ve Got the Love dei Candi Station e, vagamente, The Great Gig in the Sky degli storici Pink Floyd. Piacevole, ma non in assoluto.


10 – Tell Me (feat. Cold Specks)
Ritorna la vocalist di A Case for Shame: stesso ritmo, ma con sonorità sul genere trip-hop, e la voce riecheggia perturbante fino alla fine del brano.

11 – The Lonely Night (feat. Mark Lanegan)
Il timbro scuro e basso ricorda quello di Tom Waits; i suoni sono pervasivi, sembra di immergersi nell’oceano più profondo; a tratti il testo assume toni criptici, come:
“I saw Jesus come down dressed like a soldier / Once I cried like a clown, now I’m older”.
E’ il brano più pessimista sul versante acustico, ma funziona. Voce e melodia si sposano alla perfezione, con un risultato organico e privo di dissonanze.
12 – The Dogs
Con questa traccia, Innocents ci regala un ultimo struggente anelito di speranza,  un’ atmosfera immanente in cui ritrovare le nostre proverbiali paure e i soliti timori, ma anche lo sguardo verso il futuro quando la vita sembra darci una tregua, una chance in più, la vaga possibilità di tornare ad essere, ancora una volta, innocenti.

 

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