Testo di – VIRGINIA STAGNI

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Presso il Convento di San Domenico Maggiore di Napoli la cultura è in fermento ed in continua evoluzione. Il successo di 80mila visitatori in 6 mesi per l’esposizione “Una Mostra Impossibile”, che vedeva esposte le riproduzioni in altissima definizione dei più magnifici ed unici quadri che l’umanità abbia mai realizzato, i capolavori di Leonardo, Caravaggio, Raffaello, fruibili al visitatore nelle migliori condizioni di visibilità possibili in una location del tutto unica, il Complesso monumentale di San Domenico Maggiore, sfrutta agilmente quest’ondata di risposta positiva per rinnovarsi con un focus su Leonardo.

L’Associazione Pietrasanta Polo culturale ci svela i segreti di questa nuova esposizione: “ “Capolavori in dettaglio” è un focus realizzato da Una mostra impossibile e dedicato esclusivamente a Leonardo da Vinci del quale sono esposte, le 16 riproduzioni digitali retroilluminate, una nuova Ultima cena in alta definizione, proiettata ed interattiva, le riproduzioni di 5 macchine edili disegnate da Leonardo, le riproduzioni dei disegni della Reale Biblioteca di Torino (ivi compreso l’Autoritratto) ed, infine, due opere originali, Il Salvator mundi di ignoto leonardesco e l’abito di Isabella d’Aragona.”

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La mostra, perfetto esempio di sinergia da pubblico e privato (il Comune di Napoli ha concesso in comodato d’uso il convento di San Domenico Maggiore nel quale la Mostra è allestita; il privato ha investito completamente e da solo per la sua realizzazione e gestione concedendo al pubblico una quota su ogni biglietto venduto), vede anche una partnership con una delle collezioni più ricche dell’area partenopea, il Museo di Capodimonte. Qui è allestita una sala ed un percorso tra il I ed il II piano dedicato alle opere, alcune delle quali normalmente in deposito, ispirate a Leonardo.

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La mostra, promossa dalla Rai e la Soprintendenza speciale per il Patrimonio, storico, artistico ed antropologico, nonché l’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Napoli, così come la precedente Mostra Impossibile, è un progetto ideato da Renato Parascandolo nel 2003, che ha fatto il giro del mondo; la prima mostra – dedicata a Caravaggio – fu inaugurata a Napoli presso Castel S. Elmo. A distanza, dunque, di circa dieci anni si è voluto riproporre nella medesima città La Mostra Impossibile innovata e poi Capolavori in dettaglio, presentati in una location tra l’altro poco conosciuta e restituita nel suo splendore alla cittadinanza dopo il recente restauro.

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Capolavori in dettaglio vedrà, tra l’altro, un ciclo di 20 lezioni tenute da venti giovani laureati e dottori di ricerca in Storia dell’arte di diverse città italiane che si alterneranno in un ciclo di incontri serali dedicati ai tre artisti. A tu per tu con i capolavori che appassionati e non potranno conoscere fino all’ultima screpolatura dell’intonaco e al millimetro della loro storia, dal 22 luglio al 10 ottobre, nel grande refettorio del Convento di San Domenico Maggiore, si potranno ammirare su uno schermo di 10 metri x 5 le immagini di 117 capolavori di Leonardo, Raffaello e Caravaggio riprodotte in altissima definizione e nei minimi dettagli. La ricostruzione delle rispettive biografie è affidata alla proiezione di film, fiction e documentari realizzati dalla Rai in oltre mezzo secolo: dal primo Caravaggio, interpretato da Gian Maria Volontè, agli spettacoli teatrali realizzati da Dario Fo espressamente per il progetto delle Mostre impossibili.

Chiediamo dettagli all’Associazione Pietrasanta Polo culturale:

Come vi spiegate questo grandissimo successo della mostra?

Riteniamo che il grandissimo successo della Mostra impossibile, sia da ricondurre ad una molteplicità di fattori: il biglietto intero ha un costo di soli 5 euro, per rendere, in un periodo di grave crisi, accessibile la Mostra a chiunque; la gratuità d’ingresso per gli studenti in forma organizzata, frutto di un accordo con il Miur; l’apertura tutti i giorni oltre i consueti orari di apertura di un museo (dalle 10 alle 22 nell’ordinarietà, oltre le 22 in occasione di eventi speciali); la Mostra che diventa, a sua volta, contenitore di eventi culturali di vario genere: musica, teatro, presentazione di libri, declamazione di poesie etc etc; le visite guidate; l’Arthour ovverosia l’aperitivo presso la caffetteria della Mostra impossibile abbinato alla visita guidata ala stessa.

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Dal un punto di vista degli ingressi, più stranieri o italiani?

Più italiani ed in primis napoletani; non mancano, tuttavia, gli stranieri. Il giornale che facciamo trovare ai visitatori a fine visita è pieno di complimenti che la cittadinanza ci ha lasciato per avere dato loro l’opportunità di godere di questa mostra.

Avete ricevuto critiche sul tema core della mostra, cioè la riproducibilità stessa delle opere – può essa allontanare il pubblico che così, per un certo senso, si “accontenta” delle riproduzioni invece di recarsi nei diversi musei e direttamente a vedere le opere “originali” (anche se la riproduzione stessa in quanto forma d’arte è considerabile un originale)?

Le critiche circa il fatto che si tratti di riproduzioni digitali e, pertanto, non di originali, sono state pochissime. La finalità didattico-divulgativa di una mostra del genere è chiara al visitatore da subito, che apprezza la possibilità, unica ed impossibile da realizzarsi con gli originali, di poter fruire e godere dell’opera completa di un pittore, potendone seguire l’evoluzione linguistica, potendo soffermarsi a fare paragoni e potendo sorprendersi alla vista della straordinaria verosimiglianza che caratterizza le riproduzioni esposte, capaci, pertanto, si suscitare in loro quasi le stesse emozioni degli originali. Più che allontanare il pubblico dalla fruizione dell’opera originale, tutt’al più lo si avvicina a questo, perchè, in fine dei conti, “la copia vale in quanto rimanda all’originale e non per sé” (Salvatore Settis a proposito delle Mostre impossibili).

Ma come si è potuta realizzare una riproduzione tanto perfetta, tanto fedele dell’Ultima Cena? È tutto merito di Haltadefinizione®, che dichiara che in due occasioni, nel 2007 e nel 2010, ha eseguito le riprese in altissima definizione dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, grazie alla tecnologia di acquisizione digitale LHR (Large High Resolution). Durante l’ultima acquisizione sono stati scattati 1042 fotogrammi che hanno dato origine a un’immagine superiore a 21 miliardi di pixel. L’immagine è stata utilizzata per lo sviluppo del presente sistema didattico interattivo, con la proiezione in alta definizione di oltre 35 mq, la sua dimensione originale;

Vi eravate mai accorti che alle spalle di Cristo vi è un piccolo campanile di 19 mm e che sul

polsino della manica di Giuda vi è dell’oro o che vi sono ancora le linee incise da Leonardo per il disegno prospettico della tovaglia e delle sue decorazioni? Beh, io l’ho visto solo qui, grazie a una lente d’ingrandimento virtuale, utilizzando il sistema multitouch 42 e l’applicazione a essa connessi.

Di certo Haltadefinizione® non è nuova in questo campo: ha al suo attivo molteplici attività di digitalizzazione e valorizzazione di opere d’arte: dall’Ultima Cena agli affreschi giotteschi della Cappella degli Scrovegni di Padova e della Basilica Superiore di San Francesco in Assisi e i principali capolavori della Galleria degli Uffizi di Firenze, della Pinacoteca Ambrosiana e della Pinacoteca di Brera di Milano.

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La Mostra, tutto fuorché impossibile, prodotta e realizzata dall’Associazione Pietrasanta Polo Culturale, si è presentata alla città come un evento completamente nuovo sotto ogni punto di vista.

Da visitare e da prendere a modello virtuoso.

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