Testo di – MARCO PIGHIZZINI

Esistono due tipi di concerti: quelli che partono forte e finiscono in tranquillità e quelli che si aprono con calma per finire col botto. Poi ci sono i Negramaro, che per quasi tre ore ti agitano, ti rilassano, ti fanno saltare prima di sparire in una bolla di sapone che in realtà ha le sembianze di un telo di scena. Più che la “rivoluzione”, al Forum è arrivato uno di quegli ottovolanti su cui si sale un po’ per curiosità – molti i fans al loro primo concerto – e si scende con un sorriso. Felici (quasi) come le groupies rampanti – le cui età vanno dagli “enti” agli “anta”-  che si truccano prima del concerto per fare bella figura lì davanti a Giuliano.
Giuliano Sangiorgi non sta fermo un attimo: corre, salta, balla, suona il pianoforte, carica con “Sei tu la mia città” e “Nuvole e Lenzuola”,  rilassa al pianoforte con pezzi come “Sei”. Vicino a lui, tutti i membri della band precisi con il loro stile personale: giacche audaci, borchie appuntite, pantaloni attillati e mantelle da rocker.

giuliano-sangiorgi

Attorno ai Negramaro, una serie effetti ben costruiti: giochi semplici ed efficaci di teli, ombre, grafiche e filmati, che aggiungono quello che ad uno show di soli cantanti vestiti bene poteva mancare. Forse proprio in questo sta “La rivoluzione”: finalmente una band che parla la nostra lingua riesce a sfoggiare una personalità creativa, forte e originale dall’inizio alla fine di un concerto rock. La rivoluzione è arrivata? Chi lo sa, di sicuro è un bel messaggio.

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