Testo di – DAVIDE LANDOLFI

 

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Ci sono voluti 4 anni dall’esordio, nel 2009, ma Little Boots, al secolo Victoria Hesketh, non si è per niente arresa e dopo innumerevoli tira e molla, e dopo aver fondato la propria casa discografica, la On Repeat Record, è finalmente riuscita a pubblicare il suo secondo disco di inediti: Nocturnes.
Scelta più che azzardata, se si considera l’onda di aspiranti popstars et similia che puntualmente ci colpisce tutti gli anni, che da un lato appare come coraggiosa, ma che a conti fatti si traduce in un clamoroso suicidio commerciale specialmente laddove si abbandonano le influenze poppish di Hands (non del tutto rinnegate) a favore di sonorità più di nicchia. Perché Nocturnes punta a questo: alla nicchia.
Un altro punto a sfavore è che si rintracciano frammenti di Nocturnes già a partire dall’anno 2011 ergo la Hesketh ha pubblicato, nel 2013, un album già parzialmente presentato nei vari festival disseminati in tutto il mondo due anni prima arricchendolo solo con pochissime tracce in più.
Insomma, è come se Little Boots si ripresentasse sulle scene musicali da completa sconosciuta quattro anni dopo il suo esordio con un sound completamente nuovo rispetto al danzereccio Hands.
Quindi sorge spontaneo, ai non addetti ai lavori, chiedersi: chi è Little Boots?
Se siete alla ricerca di voci corpose come quella di Christina Aguilera o ballate strappalacrime alla Adele, Nocturnes non fa per voi perché Victoria è prima di tutto una eccellente compositrice e musicista dalla voce fresca e zuccherina (da far concorrenza alle sue colleghe: Lily Allen, Kylie Minogue giusto per citare qualche esempio) che altro non è che uno strumento per tenere uniti testi e melodie.
E se il nome di Little Boots non vi è affatto nuovo, dimenticate le produzioni più “sicure” alla Greg Kurstin (New In Town, Earthquake, Mathematics) o alla RedOne (complice del successo di Lady Gaga, The Fame -2008-, e di aver riportato Jennifer Lopez a riconquistare le vette più alte delle classifiche mondiali dopo i disastrosi Rebirth -2005- e Brave -2007-) e preparatevi ad un extreme make over ad opera di produttori ricercati come: Tim Goldsworthy, James Ford (grazie al quale Beth Ditto, voce dei Gossip, si è concessa quella che è stata definita una “scappatella autorizzata” nell’ep da solista del 2011), Andrew Butler (Hercules and Love Affair) e il più pop-friendly Jim Eliot (artefice della svolta dark di Ellie Goulding, Halcyon -2012).
Abbandonati i suoni pesanti dei synth, la staticità geometrica e tutto quell’apparato pop che oscilla fra eurodance e influenze anni ‘80, Nocturnes è un inno alla notte, alla dance anni ’70-’90 (senza però dimenticarsi del futuro) e al movimento che si percepisce anche dai titoli delle canzoni (Motorway, Confusion, Satellite alcuni esempi).
Se Hands risulta club-oriented, questo Nocturnes rimane club-friendly smorzando però i toni, più notturni e introspettivi (Satellite), conservando la voglia di ballare fra una serata che sta per terminare (All For You), la frenesia (Broken Record, Motorway), la leggerezza (Beat Beat, Crescendo) e la voglia di mettersi in mostra con le tipiche mosse del Vogueing –che sia un omaggio alla Vogue della semper aeternam Madonna?- (Everynight I Say A Prayer) come se la notte non dovesse finire mai.

 

Giudizio Complessivo: 7/8

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