Testo di – VALENTINA COLOMBO

Milano, 14/03/2015 – I biglietti per l’unica data italiana dei Noel Gallagher’s High Flying Birds al Fabrique di Milano, per il 14 marzo, sono terminati in una decina di minuti, ad ottobre.

Dopo quasi due anni e mezzo di silenzio da parte di Noel Gallagher (cuore pulsante, insieme al fratello Liam, degli Oasis e autore di inni generazionali del calibro di Live Forever), i fan non vedevano l’ora di poter ascoltare il suo secondo album solista con il progetto dei Noel Gallagher’s High Flying Birds, nato dopo lo scioglimento degli Oasis, nell’agosto del 2009 a Parigi.

Riguardo all’album, mostri sacri della musica come Bono Vox, Paul Weller e Johnny Marr avevano espresso pareri fortemente positivi e ottimisti: Marr per primo disse che i fan “l’avrebbero adorato” e che “è pieno di materiale cool and clever.”. L’uscita di Chasing Yesterday è avvenuta il 2 marzo 2015, preceduta da due singoli e dalle relative b-sides. Il giorno seguente è iniziato il tour dell’artista di Manchester che, dopo una settimana nella sua terra natia, ha iniziato le tappe in giro per l’Europa.

Il 14 marzo è stato il turno di Milano, in cui fan da tutta Italia si sono riuniti per celebrare il ritorno di “The Chief” (come è soprannominato sin dagli albori degli Oasis) e per festeggiare insieme l’occasione. Davanti alla location milanese, infatti, fin dalla mattina si è potuto respirare il clima che accomuna tutti i fan dei Gallagher: quel misto di devozione, ricordi del passato e amicizia che conferma ancora una volta il potere della musica. I più fortunati, inoltre, hanno avuto l’occasione di incontrare Noel fuori dall’hotel in cui soggiornava e durante il sound-check (per il quale Virgin Radio aveva indetto un contest).

Noel Gallagher presenta una scaletta sapientemente studiata, con brani tratti dal suo primo album solista, dal secondo e proponendo grandissimi e indimenticabili classici scritti per gli Oasis.

Alle 21 l’idolo di una generazione solca il palco del Fabrique con la sua camicia a quadri e scioglie il ghiaccio con Do The Damage. L’adrenalina è altissima e il pubblico lo conferma, cantando a gran voce sin dalle prime parole. Si passa per (Stranded On) The Wrong Beach e Everybody’s On the Run, per arrivare a Fade Away, indimenticabile canzone degli Oasis. Dopo In The Heat of The Moment, invece, tocca a Lock All The Doors, completata e proposta al pubblico dopo 23 anni di lavorio. Due gioiellini come Riverman e You Know We Can’t Go Back (tra cui trova posto The Death Of You And Me, che sancì il ritorno sulle scene di Noel dopo gli Oasis) precedono Champagne Supernova, una delle canzoni più amate dei fan della band.

Basta guardarsi intorno per vedere occhi lucidi, corpi che si abbracciano, voci che cantano all’unisono. Non è la prima volta (e non sarà l’ultima), durante la serata, in cui Noel Gallagher ammira un Fabrique che esplode di energia e canta tanto forte da sovrastare la sua voce. “Where were you while we were getting high?” tremila voci che sono una sola.

Si passa a Ballad Of The Mighty I, nuovo singolo passato dalle radio e considerato dal cantautore come uno dei suoi brani migliori, e poi in sequenza a Dream On e The Dying Of The Light. Un altro brano tratto dal primo album degli Oasis (era il 1994), Digsy’s Dinner, infiamma i fan che inevitabilmente portano alla mente quella pronuncia strascicata e strafottente della parola “lasagne” che Liam Gallagher cantava qualche anno fa.

Ci si avvia verso il termine del concerto e, prima dell’encore, è il turno di If I Had A Gun…, uno dei migliori pezzi scritti da Noel. “You’re the only God I’ll ever need” canta il pubblico indicando il palco e quell’uomo, che con la sua chitarra rappresenta una leggenda della musica. indicato come il “salvatore” di molte anime presenti. Perché, quando si tratta di Gallagher (sia Noel, sia Liam), il rapporto con cui un fan si sente legato è molto simile alla devozione, un sentimento di appartenenza difficile da spiegare ma ben leggibile nello sguardo bagnato dalle lacrime. Il concerto termina con Don’t Look Back In Anger, AKA…What A Life! e The Masterplan.

Un live privo di punti “bassi”, senza situazioni di stallo, senza una sbavatura. Una voce impeccabile, una presenza scenica sicura di sé e la potenza inarrestabile di un pubblico che, quando si tratta del proprio beniamino, canta con tutto il cuore. Se nello sport i tifosi sono “l’uomo in più”, lo stesso si può dire dei fan di Noel Gallagher.

In attesa di tornare in Italia, a luglio, per le tre date da poco annunciate, ha commentato così l’esperienza di sabato: “Gli italiani mi amano e io li amo nello stesso modo… Meravigliosi bastardi. Il concerto è stato incredibile, quel tipo di concerto che vorresti non finisse mai. Senza dubbio il mio preferito finora.”

Caro Noel Gallagher, i tuoi fan stanno già pensando alla tua prossima data. Scommetto che ognuno di loro, guardandosi intorno, ha compreso davvero che cosa vogliano dire quelle parole cantante a squarciagola che recitano “We are all part of the Masterplan.”: Il Masterplan della musica, dell’amicizia, del sentimento di appartenenza… Dei figli della generazione degli Oasis.

Segue la setlist completa:

Intro: Shoot a Hole Into the Sun
Do the Damage
(Stranded On) The Wrong Beach
Everybody’s on the Run
Fade Away (Oasis cover)
In the Heat of the Moment
Lock All the Doors
Riverman
The Death of You and Me
You Know We Can’t Go Back
Champagne Supernova (Oasis cover)
Ballad of the Mighty I
Dream On
The Dying of the Light
The Mexican
AKA… Broken Arrow
Digsy’s Dinner (Oasis cover)
If I Had a Gun…

Encore:
Don’t Look Back in Anger (Oasis cover)
AKA… What a Life!
The Masterplan (Oasis cover)

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