Testo di – FRANCESCA BERNASCHI

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Espiazione di Ian McEwan.

 

Partiamo da un dato oggettivo: praticamente tutti amano la Disney e non c’è bambino che non abbia sognato, almeno una volta, di essere Hercules: l’eroe dal cuore d’oro e dalla forza divina.

Specularmente, diverse bambine dai tre ai sei anni di età hanno desiderato di essere le Megan della situazione, quelle del “le persone fanno cose pazze quando sono innamorate”.

Se fosse nata circa quarant’anni dopo, probabilmente anche Briony Tallis avrebbe, pur non essendone ben conscia, concordato con questa affermazione.
Con ostinata rassegnazione anche sua sorella Cecilia avrebbe dovuto piegarsi alla realtà dei fatti, seguita da Robbie, chiuso nel classico mutismo di chi tace e acconsente.

Le persone fanno cose così pazze quando sono innamorate da esser disposte anche a mettere in dubbio la reputazione di qualcuno, rovinare la felicità di altre e difendere chi non lo merita affatto pur di raggiungere il proprio scopo.

O almeno far in modo che non siano altre a raggiungerlo al proprio posto.

Si dice che “in guerra e in amore tutto è permesso” , anche sognare un futuro insieme, tener vivo quel bagliore di speranza che si alimenta di follia sentimentale.
Ecco che la pazzia d’amore è ovunque: in Francia, nei fucili, in Inghilterra, nelle corsie d’ospedale.

Sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale c’è chi lotta per tener vivo quel legame così vero e qualcuno che cerca di far ammenda per un capriccio non del tutto consapevole delle proprie conseguenze.

Raramente chieder scusa basta. A dir la verità, la maggior parte delle volte non serve a nulla.
“Scusa” sembra più una vibrazione vuota, come quando da bambini si gioca a ripetere per un numero imprecisato di volte, tanto da sembrare infinto, una stessa parola, che finisce per non aver più significato, è totalmente distorta.

Ecco, più si va avanti e più le scuse sono questo: aria riempita da un suono senza valore.

E cosa si può fare per rimediare, allora?
Magari scrivere come le cose sarebbero dovute andare. In una realtà parallela, di inchiostro e celluloide le cose possono assumere un’altra piega, meno reale ma più giusta.

 

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