Testo di – FLAVIA OCCHINI

 

 

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Esplosivo. Così è l’inizio di Star Trek – Into Darkness, dodicesimo appuntamento della “passeggiata stellare” iniziata nel 1979 col primo film. Il team dell’Enterprise nuova di zecca sta esplorando nuovi mondi e cercando di salvare il vulcaniano più amato di tutti i tempi, Spock, intento a interrompere l’attività di un vulcano in eruzione per preservare il pianeta Nibiru e la sua civiltà. Si parte di corsa, sfrecciando insieme a Kirk e McCoy tra alberi rosso magenta.
Il ritmo, insolito per lo stile della saga, fa sobbalzare sulla poltrona sino alla fine. Qualcosa infatti trama nell’ombra, ma la ragion d’essere della Federazione, minacciata dall’interno dal guerrafondaio Marcus, torna ad essere “esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima”. Non potrebbe esserci momento migliore, data l’attuale attenzione per le foto dell’astronauta Luca Parmitano e per lo Tiangong.

J.J. Abrams ancora una volta non smentisce il suo tenere di conto l’intera storia della saga, come dimostra il fatto che il suo Into-Darkness ha ad oggetto la furia di Khan, che i vecchi trekker ricorderanno in Star Trek II – L’ira di Khan del 1982 (di Nicholas Meyer). Forte della consapevolezza di poter contare su un grande pubblico di esperti e defenders, oltre ai nuovi incuriositi, il regista gioca sapientemente con il pregiudizio che la pellicola dei lontani anni ’80 potrebbe imprimere sulla trama da lui rivisitata: con l’atteggiamento ambiguo che impone di seguire ad Alice Eve, interprete della Dottoressa Carol Marcus, inganna gli spettatori. Ci induce a sospettare che lei trami qualcosa di potenzialmente pericoloso, tanto quanto il progetto Genesis del vecchio film. E sebbene J.J. Abrams ci faccia credere di aver perso ora Spock, ora Kirk, non manda a casa i fan col cuore infranto come fece Meyer, la cui versione vedeva dispiegarsi una violenza tale da costare la vita al vulcaniano. Tuttavia non tradisce l’idea del suo predecessore secondo cui per combattere contro un male sono necessari dei sacrifici e uno di questi è la vita del capitano Pike perché, ebbene sì, anche i protagonisti possono morire. Anzi, un eroe è davvero tale quando è disposto a sacrificare persino se stesso per ciò che è giusto e Kirk, per salvare l’equipaggio, è pronto a fare altrettanto.

Star Trek non è quindi solo Fantascienza. Anche perché, che cos’è la scienza? Non è forse il raggiungimento di ciò su cui l’uomo ha prima fantasticato? Gli aerei sono sicuramente nati dopo il desiderio di volare come uccelli. È qualcosa di più: non si limita a immaginare mondi da scoprire, ma pone questo come suo scopo di vita. Con Into-Darkness, J.J.Abrams tocca un nervo scoperto all’ordine del giorno: molte organizzazioni e istituzioni vengono ad esistenza per un nobile fine, ma spesso il tempo e gli interessi economici guidati secondo logiche di potere fanno “cambiare rotta”. La Federazione di Star Trek rischia proprio di divenire un impero: sembra quasi che il suo scopo sia quello di “polizia galattica”. Ma non  è affatto così: l’Enterprise ha una missione puramente conoscitiva, scientifica e antropologica. Da sempre cerca di incrociare la propria strada con quella di altri pianeti abitati e confrontarsi pacificamente con essi. Non è un caso che la serie televisiva del 1968 propose il primo bacio interraziale tra Uhura e Kirk.

 

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La riflessione sulla meraviglia di ciò che la scienza e l’uomo non corrotto possono fare si propaga da questo Star Trek sino alla reale Stazione Spaziale Internazionale (ISS, progetto che unisce la NASA statunitense, la RKA russa, l’ESA europea, la JAXA giapponese, la CSA canadese). L’eccitazione degli astrofili e non solo è data da Luca Parmitano, l’astronauta italiano che da Maggio a Novembre di questo mese si trova in missione, e dal suo profilo Twitter su cui carica foto mozzafiato che scatta egli stesso. È caldamente consigliato seguire il suo account @astro_luca per potersi rifare gli occhi e magari interessarsi un po’ più astronomia.
E poi… chissà che non ci regali una foto particolare in questo giorno unico, o meglio, raro: Stasera infatti, nubi permettendo, seguite il consiglio di Seneca secondo cui all’uomo è stato dato il collo per poter girare la testa verso il cielo e vedrete una Luna rosa, in perigeo, distante “appena” 356.991 chilometri. Cos’ha di speciale? Il nostro caro satellite non era così vicino a noi da secoli.
Ma le sorprese non finiscono qui: dallo spazio si fanno vedere anche gli astronauti cinesi. Addirittura, quelli del Tiangong 1 (“Palazzo del paradiso”), stazione spaziale cinese alternativa alla ISS, sono stati mandati in onda simultaneamente su un canale nazionale. Hanno assistito all’evento in diretta 60 000 classi e gli studenti si sono potuti confrontare coi loro connazionali distanti migliaia di chilometri. Il desiderio della Cina è quello di creare una stazione orbitante di 20 tonnellate.

Spazio: Ultima frontiera. Ancora parole di Star Trek per dire che il viaggio nell’iperspazio regalatoci da un (finalmente) sensato 3D è forse possibile. Gli scienziati citati ci ricordano quello che i film tendono a far credere solo frutto della fantasia: la creatività e la capacità di immaginazione rendono l’essere umano una creatura che può davvero arrivare lontano. Ricordiamocene soprattutto oggi, dove la sfiducia sembra imperare. Credere in qualcosa e lottare, questo è ciò che dobbiamo fare. Come suggerisce McCoy in Star Trek XI : “se devi correre nel Kentucky Derby non lasci nella stalla il tuo cavallo migliore”.
Quel cavallo è l’insieme delle nostre potenzialità.

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