Testo di – VIRGINIA STAGNI

 

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Tema di interesse comune, in modo particolare per la città di Milano, è quello delle esposizioni universali. Di seguito una piccola “guida” per comprendere in che cosa consista questo evento mondiale che rivedrà, tra circa 18 mesi,  la luce in Italia nel 2015 e per il quale sono stimati 29 milioni di visitatori.

Le esposizioni universali vengono definite come “eventi non di natura commerciale con durata superiore alle tre settimane, organizzate ufficialmente da una nazione e che prevedono la partecipazione delle altre nazioni invitate tramite canali diplomatici dalla nazione ospitante.”

La prima grande esposizione universale fu quella di Londra del 1851. Dato il successo dell’evento, altre nazioni intrapresero organizzazioni simili come l’Esposition Universelle di Paris del ‘89, celebre per la creazione della Tour Eiffel. Milano è già stata protagonista di una manifestazione analoga, quella del 1906. Inoltre Genova, nel 1992, ha ospitato l’esposizione in contemporanea con Siviglia ma ha avuto una portata minore rispetto ai 10 milioni di visitatori di inizio Novecento nel capoluogo lombardo.

L’organismo internazionale che definisce frequenza, qualità e modalità di svolgimento delle singole edizioni è il Bureau International des Expositions, conosciuto come BIE, nato nel 1928 ed a cui aderiscono ben 157 stati.  La durata degli avvenimenti è superiore ai 6 mesi e il tema è “generale, tutto ciò che concerne l’esperienza umana.”.

Le esposizioni universali sono sempre state progetti di grandissima portata per le nazioni che li hanno intrapresi: oggi come non mai, quando il confronto e la competitività internazionale è costante o pressante, la performance dell’Expo è un’ occasione unica per lo Stato che lo ospita. Nel 2015 sarà la volta dell’Italia, con Milano Expo2015. Una sfida, una gara mondiale in cui tutti i riflettori saranno puntati sulla nostra penisola che diverrà palcoscenico per quello che sarà l’evento più importante, a quanto prospettato, dell’inizio del XXI esimo secolo. Ma Expo2015 non va interpretata unicamente come un momento espositivo per la nostra nazione e in modo particolare per Milano, ma deve divenire inizio di un percorso per il capoluogo lombardo e per la cultura italiana di rilancio e di valore permanente. Expo2015 va interpretato e vissuto con uno sguardo di lunga durata, che vada oltre i sei mesi che caratterizzeranno l’esposizione.

Il tema sarà “Feeding the planet, energy for life”: energia green, alimentazione per le popolazioni sottosviluppate. L’Italia diventerà luogo di dibattito, cooperazione, riferimento per tutto lo spettro internazionale che andrà a confrontarsi sulla core-mission, appunto la promozione di un’alleanza globale per uno sviluppo sostenibile. La nostra nazione dovrà essere in grado, mostrando le sue eccellenze produttive, creative e scientifiche, nel segno di una revisione profonda dei criteri di utilizzo delle risorse e nella generazioni dei modelli di riferimento, di diventare esempio da emulare per il resto del globo. Una sfida in primis organizzativa, per essere precisi di governance, cioè di collegamento tra risorse ed obiettivi in modo efficiente ed efficace. Infatti il contesto in cui si andrà a sviluppare l’Expo dovrà accogliere una presenza mondiale e sarà molto complesso gestire in modo economo ed impeccabile l’intero progetto. L’Expo sta facendo dunque nascere collaborazioni tra pubblico e privato: questa è, soprattutto per un paese come l’Italia, in primis una sfida di natura culturale, dovremo dimostrare la capacità delle nostre amministrazioni di integrare la presenza del pubblico con una preminente iniziativa dei soggetti privati, coinvolgendo anche nuovi modelli di finanziamento.

Data l’enorme affluenza e il tempo di permanenza dell’esposizione, circa mezzo anno, le manifestazioni previste a Milano sono numerosissime e saranno soprattutto di natura culturale e di promozione territoriale. Dall’arte, allo sport, al teatro, alla musica, al cinema, alla creatività: tutte le declinazioni della parola cultura sembrano pronte ad essere accolte nell’evento.

Non mancheranno le Giornate mondiali istituite dall’ONU come momento di riflessione collettiva, con convegni su ambiti e temi di grande importanza connessi all’anima centrale di questa esposizione. Alla luce proprio di questa tematica green sono già stati programmati dei percorsi scolastici raccolti sotto il nome di “Generazione 2015”, in cui si affronteranno momenti di riflessione sull’educazione alimentare, il significato della cittadinanza responsabile e sensibilizzazione al volontariato. Sta già cominciando una campagna mediatica mirata ai giovani e non mancano le strutture nei luoghi di ricreazione comuni che rimandano al tema green economy.

Ma non dimentichiamo che Expo2015 significa opportunità professionale: l’esposizione milanese potrebbe essere uno scacco matto per il placement di giovani e piccole-medio imprese che possono inviare la loro candidatura per partecipare attivamente.

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Numerosissimi i progetti paralleli che si collegano a Expo.

Colpisce Food Village – Città del Gusto e della Salute, che propone di creare un’area di almeno 100’000 mq in cui saranno concentrati i migliori servizi per l’accesso al settore agroalimentare con punti di informazione, educazione, intrattenimento, analisi e, soprattutto, piacevole degustazione “consapevole”. Ambizioso questo polo agroalimentare, in cui si andrebbero a valorizzare cibi e cultura alimentare, tanto da farlo diventare una struttura permanente sul territorio lombardo, celebre come tutta la nostra penisola per la raffinatezza alimentare (e il conseguente famigerato export).

Migliaia le iniziative collaterali dunque che faranno dell’Expo2015 un momento indimenticabile tanto che, si legge sul Sole 24 Ore, “Tutta l’Italia può riconoscersi in Expo” , citando Letta che ha creato e sta creando  l’Agenda Italia 2015, il pacchetto di proposte messe in campo dal Governo per l’esposizione. Ma ancora sfugge il disegno complessivo delle stesse: «Finora siamo nell’ambito del velleitarismo italico – dice il critico d’arte Philippe Daverio-. L’atteggiamento delle istituzioni nei confronti dell’evento oggi assomiglia a quello di quando andavamo a scuola: un mese prima degli esami, per non essere bocciati, si studiano le cose più importanti e si cerca di non fare brutta figura. Ma non c’è stata una concertazione seria, capace di produrre delle idee interessanti: questi eventi vanno preparati attraverso il coinvolgimento di un think thank internazionale, per sapere quali sono le curiosità che muovono veramente i flussi di visitatori nel mondo».

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Due settimane fa il Governo ha sottoscritto l’Agenda Italia 2015 e ha dichiarato, appunto, di attuare 60 progetti in vista dell’evento internazionale. L’obiettivo è far mettere in campo per ogni ministero – ciascuno per le sue competenze –un numero sostanzioso di iniziative. Forse una scelta un po’ azzardata a meno di due anni dall’evento? C’è chi dice che così facendo si corra il rischio di “far sembrare alcuni progetti poco più che degli spot. E forse dimenticandosi, invece, di valorizzare alcuni “gioielli” del made in Italy.” Come dargli torto?

Infatti fomentano le polemiche proprio i programmi culturali approvati dal Governo. Si pensa a una grande mostra sulle nature morte, richiamanti vivacemente il tema dell’alimentare, al centro dell’evento. «Sembra la prima idea che viene in mente – commenta Philippe Daverio – e onestamente a un visitatore, che ad esempio arriva da Shanghai in Italia, non credo interessi una mostra sulle Nature morte. Expo 2015 non deve parlare solo agli europei, ma anche ai russi o agli abitanti di Bogotà. L’idea è molto carina, riguarda l’esaltazione dell’alimentazione, ma è un’iniziativa molto specialistica».

Come non citare il progetto per la via Francigena (un fascio di vie, dette anche vie Romee, che conducevano dall’Europa centrale, in particolare dalla Francia, a Roma)? Il Governo propone di realizzare lungo la via Francigena un esempio di turismo sostenibile che faccia da modello all’industria turistica nazionale.

Inoltre tra le numerose residenze storiche, ville e palazzi monumentali che caratterizzano gran parte della provincia milanese, sarà possibile esplorare alcuni preziosi tesori architettonici, quali il Castellazzo, le ville Litta a Lainate, Valera ad Arese e Burba a Rho.

Non si può che aspettare con grande ansia ed entusiasmo questo evento e, chissà, forse, in quando giovani italiani, promuovere e progettare qualcosa che riesca a rendere sempre più appetibili, soprattutto per un pubblico under 30, gli appuntamenti proposti dal governo.

 

Fonti

–          Sole 24 ore

–          Expo 2015, guida

–          Panorama.it

–          Linkiesta.it

–          www.comune.milano.it

 

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