Testo di – CATERINA LAURENZI

 

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Alzi la mano chi, almeno una volta, nella sua vita, ha pensato di sotterrare una capsula del tempo con i ricordi-simbolo della propria era, nella speranza che qualche fantomatico, futuro archeologo la ritrovasse.

Il concetto, banalmente, è piu’ o meno quello che Chen Zhen – artista cinese della seconda metà del ‘900 –  applica nel suo lavoro “Purification Room”, realizzato nel 2000.

La creazione ha origine nell’opera “A world in/out of the world” allestita nel 1991 al Palais de Tokyo da Chen e dalla moglie (ed assistente) Xu Min.

Agli occhi dello spettatore, si apre uno spazio tridimensionale: negli angoli a mucchi, ammassati nel centro e disposti lungo il perimetro interno dell’area, ci sono oggetti di tutti i tipi e di ogni forma e dimensioni (cesti in vimini, cavi aggrovigliati, sgabelli e sedie, bottiglie, stoviglie, biciclette e, per finire, persino una lavatrice).

Ma l’elemento più insolito di questa installazione è il colore: uniforme, unico, neutro.

Nessun tipo di miscuglio cromatico: solo una tonalità è quella predominante il marrone, come la terra.

Un sottile strato di argilla è infatti colato su tutto ciò che rientra nell’area della stanza e l’effetto è curioso, inusuale ed un pizzico fastidioso. In un abbraccio leggero e sinuoso, l’argilla avvolge ogni cosa e non vi è alcuna traccia di cracklè o crepature. Persino i muri ed il pavimento sono inglobati nella stretta monomaterica.

Tutto è immobile e silente, composto ed intatto. Ed è proprio questo l’intento di Chen Zhen.

“Purification Room” non è una denuncia, non è una critica, non è una storia d’amore o una tragedia senza lieto fine.

Tutt’altro!

È una riflessione sull’elemento più caldo e più fecondo della storia del mondo: la Terra.

Fertile madre per le civiltà primordiali (basti pensare alla Venere di Willendorf o alla Pachamama degli Incas), violenta assassina per gli abitanti dei paesi a rischio sismico, compagna fedele ed indispensabile per chi ha deciso di dedicarle la propria esistenza, la Terra riveste ruoli diversissimi tra loro, con annessi (e connessi) pareri e giudizi più o meno positivi a riguardo.

Nell’immaginario collettivo, è proprio la Terra che consuma corpi ed oggetti una volta caduti in disuso, ma Chen Zhen sembra interpretare la funzione dell’elemento in maniera del tutto opposta. Per l’artista, infatti, qui la Terra diviene la custode degli oggetti inutilizzati, che consegnerà ai posteri come cimeli di un’era ormai lontana.

“Purification Room“ mostra gli elementi come verranno ritrovati nel futuro, magari dalla mano di qualche archeologo o semplicemente grazie a un gruppo di curiosi.

L’oggetto, una volta persa la sua funzione, secondo Chen Zhen, ne riveste una seconda: mantenere in se una parte di storia e raccontarla a chi verrà, e cosi pure la Terra che, come pellicola protettiva, avvolge e conserva con cura e dedizione.

Non a caso, durante un’intervista del tempo, riferendosi a “Purification Room“ ,  disse:

‘E’ una specie di tomba monocroma’

dove nulla si deteriora e anzi tutto rimane integro ed intatto.

Una Terra anomala quanto strabiliante, che preserva il presente al futuro che verrà.

La natura purifica gli oggetti dopo il loro utilizzo, trasformando la loro rovina ed il loro futuro di deterioramento in qualcosa di molto piu di un oggetto da teca.

“The natural materials are here to purify the objects after their utilization, to sublimate a latent spirit; to provoke a new destiny to the fatal conclusion of these objects.”

 La Terra è un elemento ricorrente nei lavori di Chen: insieme all acqua ed al fuoco, infatti, la Terra ha la “forza terapeutica di sterilizzare il mondo”, collegando lo spazio fisico e tangibile – cioè quello dell’oggetto – a quello spirituale ed invisibile, cioè quello del reperto archeologico, che vive per sempre nell immortalità della sua bellezza.

 “I materiali naturali sono lì per purificare gli oggetti dopo il loro utilizzo; per sublimare uno spirito latente; per provocare un nuovo destino alla fatale conclusione di questi oggetti”

“Purification Room” non è solo un luogo aperto in cui lo spaesato spettatore si ritrova perso in una scena singolare e paradossale: è un lavoro di ricerca e di profonda riflessione sulla funzione catartica e conservativa della Terra.

Una Terra che preserva, che custodisce e che tramanda in silenzio; una Terra che abbraccia come madre i figli del progresso e della tecnologia; una Terra che nel buio ridà la vita a chi vita più non ha.

Non vi resta che armarvi di badile e scalpello, alla ricerca di anime in vecchie scarpe sotterrate in giardino o tappi di bottiglia nel parco dietro casa: che sia mai che sotto quei ferri vecchi si nascondano due (o forse più) Bronzi di Riace.

“Voici mon secret. Il est très simple: on ne voit bien qu’avec le cœur. L’essentiel est invisible pour les yeux.”

 

 

Chen Zhen è nato a Shangai nel 1955 ed è prematuramente scomparso nel dicembre del 2000.

Cresciuto durante gli anni della Rivoluzione Culturale Cinese, si è formato inizialmente alla Shanghai Scool of Fine and Applied Arts. Nel 1986 si è trasferito a Parigi per continuare la sua formazione all’Ecole Nationale Suprieure des Beux-Arts e all’Institute des Hautes Etudes en Arts Plastiques.

Dalla pittura iniziale di stampo piu’ tradizionale, Chen Zhen è approdato ad insoliti assemblaggi e curiose installazioni con oggetti tratti dalla quotidianità, per un risultato piu’ che formidabile: nei suoi lavori esplora il rapporto tra uomo ed oggetto, tra esseri e natura. Nell’ultima fase della sua vita, ha anche approfondito il tema della terapia e quello della meditazione.

Oltre a ricoprire per vari anni alcune cattedre in vari istituti – tra cui l’École des Beaux-Arts et Arts appliqués de Shanghaï, l’Institut des Hautes Études en Arts plastiques de Paris e l’École nationale des beaux-arts de Nancy – , Chen Zhen ha esposto i propri lavori tutto il mondo.

Nel 1999 ha partecipato alla 48esima edizione della Biennale di Venezia.

 

 

Fonti:

 

www.galleriacontinua.com

www.shift.jp.org

www.anothermag.org

*cit. finale da “Il piccolo Principe” – Antoine de Saint-Exupéry

 

2 Risposte

  1. freelance designer

    Beh, che dire, ho appena lasciato un commento sul mio Blog con link a questo post… anche per ringranziare pubblicamente i visitatori del blog… grazie ragazzi!

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