Testo di – DAVIDE PARLATO

 

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La musica è gioco.

“Solo in italiano c’è differenza fra suonare e giocare. In inglese suonare si dice “to play”, giocare. In francese come si dice Patrick? (rivolgendosi a Patrick Djivas)” “Jouer” “Ecco, giocare!”

Queste parole del batterista Franz Di Cioccio sono un po’ il manifesto di questo nuovo progetto di una delle più importanti band progressive nel panorama musicale non solo italiano e europeo ma anche (e forse soprattutto) in quello internazionale: stiamo ovviamente parlando della Premiata Forneria Marconi e del loro ultimo gioco musicale “PFM in classic”, uscito proprio ieri e che ho avuto la possibilità di ascoltare live in esclusiva lo scorso venerdì nella città di Asti, dove il gruppo si è esibito accompagnato dall’orchestra filarmonica della stessa città sede dell’evento.

Non ho parlato di certo, riguardo a questa nuova pubblicazione, di “lavoro” o di “fatica musicale”, come spesso la critica fa in occasione di creazioni di grandi gruppi come la PFM. Ho preferito parlare di “gioco”, proprio perché di gioco stiamo parlando: perché quest’ultimo album si configura (proprio nelle intenzioni del gruppo) come un ludus musicale di unione trasversale di due generi che “non sono così distanti” (nelle parole di Di Cioccio), ma tra i quali è sempre stata interposta una barriera invalicabile, una barriera innalzata dalla lotta generazionale, dalle esigenze della modernità e dal percorso aspecifico del gusto artistico: la musica classica e il rock. Tutta questa operazione sotto l’ottica di quello che si può definire un ludus colto dall’alto di una incredibile maturità musicale, maturità conseguita da un gruppo che in quarant’anni di attività musicale ha continuamente sperimentato, creato, giocato con le note.

” Non sono un genio, metto solo vicine le note che si vogliono bene tra loro.”

Questa citazione da Mozart ricorre più volte nella serata dalla voce del batterista. Il quale comunque ricorda come questo abbraccio di note distanti (quelle della classica e del rock) è sempre stato presente nella produzione artistica del progetto PFM: e proprio da questa liaison amorosa si è creato quel geniale e incredibilmente stimolante genere musicale che è stato il loro progressive, unico nel suo ambiente musicale per la complessità degli arrangiamenti, per la maestosità delle composizioni , per la leggiadria e allo stesso tempo profondità di linee melodiche, accompagnate da una durezza espressiva tipica del rock anni settanta e ottanta. Insomma un prog colto come forse nessun’altro gruppo è riuscito a creare (anche in un orizzonte musicale dove ha sempre avuto interesse maggiore il giuoco ritmico, le variazioni melodiche e la talvolta snervante e ossessiva incombenza dell’alterazione tonale).

Ma è proprio in questo album (monumentale nella sua musica quanto nella sua entità, che consta di due CD o, nella versione speciale, di tre LP) che questa fusione si fa meno sottesa, meno implicita, più manifesta ma anche più intrinseca, profonda, matura. Si tratta proprio di una serie di arrangiamenti di pezzi classici di grande fama ma completamente rivisitati dal gruppo nell’abbraccio del progressive. Arrangiamenti di arie provenienti dai più disparati e diversi compositori europei, da Mozart a Mahler, da Brahms a Rimsky-Korsakov, da Prokofie’v a Rossini, passando anche per Verdi e per la musica tradizionale italiana. Insomma: un vero panorama completo musicale, dove si alternano sonorità leggiadre e scherzose (come nei temi rossiniani dal Guglielmo Tell), altre profonde e barocche (come nella riproposizione del tema del Flauto Magico di Mozart), altre maestose e sublimi (come nel tema dal Romeo e Giulietta di Prokofie’v). Un’alternarsi perciò, divertito e stupefacente, di voci sinfoniche, ricreate nella versione prog con una maestria tecnica incredibile, senza però bambagiarsi nel manierismo eccessivo dottorale: anzi, tutt’altro.

È festa!

Nella seconda parte dell’album, di per contro, è la musica classica ad abbracciare il progressive, in una rivisitazione con accompagnamento orchestrale di alcuni dei più importanti successi della PFM. E allora Dove… Quando, La luna nuova, Maestro della voce e la davvero impressionante per profondità e ricercatezza Impressioni di Settembre: tutte sotto l’abile cesellatura di un riarrangiamento orchestrale davvero fantastico (soprattutto per i primi due pezzi citati, dove l’orchestra esalta incredibilmente la pienezza e la complessità dei riff melodici).

Il tutto, se già stupisce nella versione studio, non può che sorprendere e meravigliare in live: sotto un cielo stellato e in una serata un po’ troppo fresca per i primi giorni settembrini, il gruppo accompagnato dall’orchestra filarmonica di Asti riesce a scaldare d’emozione il pubblico. Ciò che davvero sorprende è la voluttuosità degli arrangiamenti, la maestosità dell’orchestra accompagnata da una incredibile maestria tecnica dei membri del gruppo (ora tre della formazione originale: Di Cioccio, Mussida, Djivas, accompagnati da collaboratori musicali certamente non da meno in quanto tecnica musicale), che contrappuntano le fluttuazioni armoniche degli archi e degli ottoni con incredibili colpi di genio sul versante delle alterazioni e delle improvvisazioni, per quanto concerne gli strumenti melodici, e sul versante dell’accompagnamento ritmico, per quanto concerne la virtuosistica batteria di Di Cioccio. Il tutto condito da una grande partecipazione e da un grande entusiasmo, nell’euforia di un gioco musicale come pochi nella storia del rock. E terminato, tra gli applausi della platea dall’irrefrenabile potenza di E’ festa (Celebration), trasformata sul termine in una tarantella rossiniana.

La musica e il gioco. La musica è il gioco. È un versante dell’atto musicale un po’ troppo dimenticato, da una parte oscurato dalla polvere e dalla muffa dei maestri della musica, dall’altra un po’ troppo annacquato in qualche vodka di troppo. Ma non è forse l’unico volto del genio musicale, quel genio in grado di creare l’unica forma d’arte davvero irripetibile esistente? Non è solo nel gioco che si crea qualcosa che non esiste?

Certo che per giocare bisogna conoscere bene, molto bene le regole del gioco.

E sicuramente questo punto non spaventa la Premiata Forneria Marconi.

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