Reportage di – VIRGINIA STAGNI

 

Video:

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Afosa mattina sveglia le membra di chi, viaggiatore indomito, non si accontenta di ciò che lo circonda architettonicamente ma vuole avventurarsi nell’ecosistema più puro e autentico possibile: quello della natura. Sono solo le otto quando mi avvio verso sud-est, là dove scorre il fiume Ciane. A solo un chilometro di distanza dal centro della meravigliosa Siracusa, direzione Canicattini, scorre un fiume che custodisce uno dei segreti più incredibili della terra siciliana, il papiro.

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Già il nome di questo corso d’acqua preannuncia un locus amoenus bucolico: se da una parte Ciane deriva da cyanos, azzurro, allo stesso modo richiama la ninfa Cyane, che amò Anapo, fiume parallelo, trasformata da Ade in sorgente per vendetta. Sì, perché Cyane è una delle prime eroine della mitologia greca: reagì al ratto di Persefone aggrappandosi al cocchio del dio degli Inferi, il quale la liquefò. L’amante Anapo, non sopportando la distanza, si fece trasformare in fiume anch’egli: l’Anapo oggi si ricongiunge nelle foci del Ciane per gettarsi, con lei (lui), nel Porto Grande. Se l’odore di mito ha già inebriato l’avventuriero, lo spingersi alla foce del Ciane stesso non sarà un peso, nonostante il sole cocente: qui compare, unico sito in tutta Europa, la pianta di papiro.

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Ed è subito Egitto.

L’analogia del piccolo corso d’acqua con il vastissimo flusso del Nilo può reggere grazie alla vegetazione rigogliosa che cresce ai margini del fiume stesso, creando dei ricami e delle intelaiature uniche sullo specchio d’acqua. Il sole filtra tra gli alberi, trasformando le sfumature verdi in una coltre dorata che accarezza il navigatore delle acque silenziose della ninfa. Per intraprendere questa piccola crociera sul fiume mi sono fatta accompagnare dal signor Corrado Vella, Caronte siracusano. Egli è per otto mesi l’anno il custode e protettore del fiume, insieme ai suoi due fratelli, che continuano una tradizione centenaria di traghettatori, propria della famiglia Vella, celebre tra i siracusani per l’amore incondizionato del Ciane. È stato piacevole ascoltare Corrado, uomo di acqua: per i mesi restanti, infatti, non riesce ad allontanarsi dalla molecola di doppio idrogeno e ossigeno, ma si trasforma in un pescatore solitario nel Mediterraneo. “Io amo l’acqua e vivere sull’acqua, amo starci in contatto tutti i giorni: solo io e lei“.

Visibilmente preoccupato per l’alta salinità del fiume, che man mano sta diradando le piante di papiro, trova incredibile che la pubblica amministrazione non si preoccupi della protezione di questa riserva unica al mondo. Mentre discorriamo, (di)scorrono vicini pesci, bisce d’acqua, anguille, oche, animali che si intessono perfettamente con le piccole larve di palma, tale è la selva del papiro quando si china sull’acqua.

Qualche volatile ci accompagna in quest’esperienza bucolica che Corrado vive quotidianamente con una serenità che, anch’egli, percepisce come non comune né normale. Sì, Corrado è fuori dal mondo e dalla civitas, lontano dagli uomini e dal “sistema”, egli dice “Vicino alla natura e lontano dalle magagne dell’uomo”.

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Corrado è arroccato sulle sue barche e sul suo fiume, che custodisce come una fortezza, senza contatti con una città che invece, in pochi anni, ha raggiunto picchi di modernità, turismo e industria unici in tutta la Sicilia. Se nell’isola di Ortigia, a pochi minuti dal Ciane, pullulano locali lounge dalle anglofone influenze, che tentano di portare la realtà siracusana al di là delle tradizioni siciliane per coccolare sempre più il turista di oltralpe, Corrado rappresenta un autentico unicum totalmente perduto. Di hemingwayana memoria, fisicamente giovane ma intimamente vecchio, il nostro Caronte è silenzioso ma, appena gli si rivolge qualche domanda, diventa un corso di testimonianze, memorie, confessioni, piccolo uomo pieno di dubbi così come di certezze: chissà quale sarà l’epilogo del suo fiume, quando, per certo, la natura tutto governa, tutto dà e tutto fa tornare.

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E così, con questa avventura, in due ore, ho appreso un aspetto raro di una civiltà fluviale e marinara che è andata, con il tempo, perdendosi ma che, orgogliosamente, la famiglia Vella sa custodire. Probabilmente tra pochi decenni non esisterà più un custode del fiume: nessuno della famiglia ha mantenuto la tradizione e sembra improbabile trovare qualcuno disposto a prendersi cura del trasporto e della tutela diretta del corso. Dunque, per i siracusani così come per i forestieri, l’incontro antropologico con la natura sul fiume Ciane è da compiere finchè si è ancora in tempo.

Tutti i giorni, dalle 9.30 fino al tramonto, basta contattare uno dei fratelli della famiglia Vella (368-7296040): ne uscirete magicamente trasformati.

 

 

 

 

 

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