Testo di – Giuditta Armiraglio

 

L’ultima opera di e con Paolo Rossi è arrivata a Milano. Dopo la prima settimana in scena, L’amore è un cane blu ha fatto innamorare il pubblico del Piccolo, sfiorando il sold out in ogni serata.

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Paolo Rossi tiene il palco per due ore insieme ad una orchestra di liscio balcanico tutt’altro che arrangiata, i Virtuosi del Carso: la loro con-fusione genera uno spettacolo-concerto dai risvolti imprevedibili. L’intenzione non è quella di mettere in atto una sceneggiatura già stabilita, ma, al contrario, di mostrare al pubblico la nascita e lo sviluppo dell’idea di un film ambientato nelle terre carsiche, dove Rossi nacque nel 1953. La filosofia della rappresentazione è “Siamo in prova”, come si legge su un cartellone della scenografia: un dialogo con il pubblico in cui il regista racconta la storia che ha in mente, chiedendo pareri e facendo proposte, dando vita così ad un work in progress che, in realtà, è pensato e studiato alla perfezione.

Il protagonista del film è un comico canterino che guiderà il pubblico verso una meta inesistente, lo smarrimento. In realtà si tratta di una storia d’amore, un amore perduto e inseguito fino, letteralmente, alla morte. Il giovane comico inizia un viaggio verso l’Ade alla ricerca dell’amata, rubata dalla vita da una Morte in versione messicana, con poncho e sombrero. Per trovare la porta dell’ Aldilà ci sono delle prove da superare, come ad esempio spiegare ad un gruppo di vacche l’economia degli umani, e ottenere da queste un consiglio per migliorarla. Tutte le contraddizioni del mondo contemporaneo emergono nel viaggio: una zia di 87 anni che beve centrifugati di eroina dicendo che farlo a 16 anni è grave, ma ad 87 è geniale; un prete che si spreta per andare a convivere con il sacrestano; il vantaggio dei giovani di oggi che, disoccupati, hanno molto tempo libero;  la questione morale che si è risolta perché la morale non esiste più; l’essere padre putativo, come San Giuseppe fu per Gesù; una verità che, per essere nascosta,  viene rivelata.

Lo smarrimento del protagonista viene a coincidere con lo smarrimento della società odierna sul lato affettivo, sociale ed economico. Attraverso questo viaggio onirico emerge lo mancanza di passione, valori e sentimenti che affligge la nostra realtà. Ma quale realtà! Il senso della realtà, noi lo abbiamo smarrito. Per questo l’unica soluzione, secondo il comico canterino, è aspettare il 2025: allora arriveranno le BCC, Bande Clown Criminali, che, in nome della cultura metteranno in atto una rivoluzione che farà rinascere il mondo.

E il cane blu? E’ una mitologia delle zone carsiche: il cane, innamoratosi della bora, resiste al gelo diventando di colore blu. Unisce in sé stesso tutto ciò che manca oggi: la tenacia, la convinzione profonda, l’autenticità. Simbolo di resistenza, ci fa capire che, forse, per cambiare l’Italia dobbiamo prima cambiare noi stessi.

Paolo Rossi non delude, mostrandosi sempre più maturo, mai esagerato, e instancabile. Lo spettacolo resterà al Piccolo Teatro Strehler per tutta la prossima settimana, fino al 6 ottobre (biglietti online su www.piccoloteatro.org).

Un’occasione per ridere tanto, tantissimo, e riflettere sui problemi di un paese che, ad oggi, non sa crescere eroi.

 

Fonte immagine: www.piccoloteatro.org

 

 

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