Testo e scatti di – GIUSEPPE ORIGO

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Questa ultima edizione di Home Festival per tutti noi è stata come se fosse la prima. Un anno di “esordio” per un festival come lo intendiamo noi: vero, unico precursore nazionale dei grandi eventi europei. Eravamo partiti da una società che per un anno ha lavorato ad una road map di eventi e di relazioni, con l’obiettivo di trasformare Treviso nella capitale italiana dei festival musicali. A ciò si è aggiunto un cast stellare – tra gli oltre 160 artisti citiamo Editors, The Prodigy, Martin Garrix e 2Cellos – e adesso ci troviamo di fronte ad una realtà che supera le nostre più rosee ambizioni. Abbiamo ospitato 88 mila persone, superando il record dello scorso anno con un incremento reale di oltre il dieci per cento dei presenti anche grazie alla data “zero”.

Così Amedeo Lombardi, fondatore di Home Festival, ha commentato l’edizione di quest’anno della sua creatura, diventata ormai a ragion veduta punta di diamante della realtà festivalizia musicale pop italiana, capace di attirare nell’area dell’ex-dogana di Treviso una folla oceanica di appassionati da tutta Europa.

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Home Festival è una manifestazione interessante nello scenario nostrano dell’entertainment live, un gigante giunto alla sua settima edizione, riuscito ad imporsi in pochi anni come più grande festival della penisola premiato anche, su ispirazione dei grandi festival culturali Europei, dall’ attenzione alla crossculturalità che ha permesso in questi anni alla sua utenza un confronto con l’Arte in senso ampio e non solo musicale: una “casa” per le Arti ed i suoi appassionati, dimostratasi sensibile ad un concetto di divulgazione culturale sempre squisitamente inclusivo.

Musica certo, ma anche sport, arte circense, visiva e performativa.

Un festival capace di coinvolgere un pubblico eterogeneo fra i possibili segmenti, non solo musicali, che ha dedicato l’ultima delle sue giornate alle famiglie e ai bambini: prezzi speciali dedicati, attività rivolte ai giovanissimi e una programmazione musicale che potesse andare incontro al gradimento anche di questo target hanno permesso di incassare un ulteriore successo anche sotto questo aspetto.

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Certo non sono mancate le solite polemiche, che qui nel Bel Paese sono ormai diventate triste e fastidiosa, seppur sommessa, eco di sottofondo costante ad ogni qual si voglia evento aggregativo di massa: fenomeni di miopia territoriale che dimostrano, ancora una volta, la maggior facilità delle persone a percepire le esigue esternalità negative amplificandole in “problemi” piuttosto che a gioire dei benefici della Valorizzazione territoriale fatta con la V maiuscola.

Provincialismo, una piaga che trova sempre maggior diffusione, rendendo grottescamente la spazzatura abbandonata da un maleducato isolato un argomento più interessante da dibattere piuttosto che il lavoro delle 2000 persone accreditate all’ Home quest’anno:
Persone che meritano rispetto, meritano di non essere banalizzate da un bicchiere abbandonato per strada da uno stupido maleducato: perché la musica è gioia, la musica è bellezza, la musica è vita. Ma soprattutto la musica è per noi un lavoro e come tutti i lavori va rispettato. “ (Lombardi)

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Ma queste sono per l’appunto solo fastidiose voci fuori dal coro generale di ovazioni per il successo di una manifestazione che, nella sua mirabile riuscita, è riuscita ad attirare un pubblico straordinario di 88mila spettatori da tutta Europa eleggendo questo 7° Home Festival ad “edizione dei record” complice anche dell’incredibile line-up musicale: giovedì sera gli Editors, venerdì sera i Prodigy, Martin Garrix e gli Eagles of Death Metal sabato e per la grande chiusura di Domenica Max Gazzè, Vinicio Capossela e i 2cellos (e solo per citare alcuni fra i nomi principali!).

 

Certo forse Home non diventerà facilmente Leeds, il Reading, il Sziget o il Tomorrowland, ma in uno scenario flagellato come quello festivalizio pop nostrano si tratta senza ombra di dubbio di una perla rara e preziosa: ancora una volta però il compito di preservarla e valorizzarla ci auguriamo possa ottenere un sempre maggiore sostegno pubblico al fine di non tramutarlo nell’ennesima bella occasione sprecata.

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