Testo di – GIUSEPPE ORIGO

 

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Un neoConfuciano detto nostrano, elegantemente, recita: “Tira più un pelo di figa che un carro di buoi”.

Sabato scorso, Milano, Piazza Duomo: Stefano Bollani sale sul palco con l’orchestra de “La Scala” per offrirsi gratuitamente agli astanti in un live che, a posteriori, sarà dai più definito come “Cioè, wow! Una roba colossale, te non immagini che storia pazzesca!”. Delirio di pubblico e critica, l’asso nella manica di un Pisapia ferito per tornare in sella al consenso popolare, l’ evento musicale dell’ anno.

Qualche isolato più in la, a circa 8 minuti di motorino (11 coi mezzi pubblici, 18 a piedi) il televisore si accendeva su Canale 5 e la pantomima della finalissima di “Amici Di Maria De Filippi” aggiungeva un’ altra testa alla ragguardevole schiera di 5,7 milioni di spettatori sintonizzati, anzi, altre due teste: si, oltre a quella della legittima proprietaria dell’ apparecchio catodico in questione, anche la mia.

Innanzi al meglio del peggio dello show business che è e che fu, una supercombo di eco-telemostri formata da il platinato elettroeroe anni 90 Gabry Ponte + il sonoquisoloperchèmipagatetanto Miguel Bosè + la venere sintetica al silicone Sabrina Ferilli+ il/la padrona di casa, il/la teleregina al testosterone Maria De Filippi, due giovani gladiatori dello spettacolo si  sfidavano nella mediaarena televisiva a colpi di simil-note e di quello che, fin dai primi secondi di show, si afferma come elemento cardine della sfida: il pianto sincero e contrito, la lacrima facile ed emozionata accompagnata da strazianti dediche quali “Si, perché questo pezzo mi ha ricordato la mia infanzia travagliata nelle favelas di ViaMonteNapoleoneMilano”, “No, cioè, volevo dedicare la next song al mio Labrador Cremino, che è morto 7 anni fa”, “La fame nel mondo fa schifo, e anche il buco dell’ ozono, le deforestazioni, le Hogan e il Milan!”…

Se andassi a intesservi una critica dello spettacolo non sarei sincero perché, per una sorta di ingiustificato quanto misterioso e forte senso di disagio/nausea/sonno, non sono riuscito a seguire la battaglia nella totalità dei suoi sviluppi. Fatto sta che un naniforme rapper neomelodico biancovestito, tale Moreno, si è accattivato tanto il pubblico quanto la giuria di “qualità” mandando a casa, con la coda tra le gambe, la sfidante Greta, la cui Vittoriana eleganza era perfettamente sintetizzata dall’anello d’acciaio che, fieramente, sventolava attaccato al setto nasale.

E mentre Bollani affascinava decine di migliaia di spettatori sulle note della Gershwiniana Rapsodia in Blue, mentre il virtuoso Moreno piangeva circa il sesto litro di lacrime della serata sollevando il trofeo, mentre la consapevolezza di aver sputtanato una serata della mia vita mi urlava “SCEMO, TI STA BENE!” dentro la testa, io… ero felice, e non avrei voluto essere in nessun altro luogo se non su quel divano davanti a quella coprovisione abbracciato alla sadica proprietaria del tutto, alla ragazza che mi piace.

Perché l’amore non è solo lo sprint che anima e ha animato Arte e Artisti, scalpelli, penne e pennelli per tutta la durata della storia umana, non è solo quella droga che ti fa urlare, scalare le montagne, sudare, star sveglio la notte a fissare il soffitto sorridendo, partire e restare, dipingere Gioconde e Veneri, tirare su monumenti alti fino al cielo e giù muri fatti per dividere…

L’ amore è anche quella alchimia che ti fa stare a casa sul divano, che poi infondo, se ci pensi, chi se ne frega di Bollani, ci sarebbe stata troppa gente e alla fine, tanto non vedevi una mazza… e dopo tutto anche sta menata in TV è divertente e, almeno Gabry Ponte, ti piaceva quando eri piccolo, anzi, “La Danza delle Streghe” è stato e resta un gran pezzo, e la cover di “O Sole Mio” del piangente Moreno fa tanto pena da essere tragicamente divertente…

Si Sabato è stata una grande serata, sono stato bene e mi sono divertito.

Ho sorriso e a pensarci sorrido ancora.

Perchè certo, un carro di buoi tira forte, è vero, e anche il pelo del proverbio non se la cava niente male… Però Cupido ha due braccia tante e, quando gli gira, tira ancora più forte e se ti va bene, si siede sul divano, proprio vicino a voi due.

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