Testo di – VIRGINIA BISCONTI E MARTA GORLETTA

Alzi la mano chi, di fronte ad un opera d’arte contemporanea, non ha mai affermato con cieca convinzione: “Potevo farlo anch’io!”. Guardando uno dei famosi “Dripping” di Pollock, un “Concetto Spaziale” di Fontana oppure un gonfiabile di Koons, tutti noi abbiamo affermato, almeno all’inizio, che quella non poteva essere considerata arte, che non c’era niente di geniale dietro a un gesto così, apparentemente, semplice e elementare. Ma forse sbagliamo. Ed è proprio questo l’intento del nuovo programma in onda su Sky Arte, dall’indovinatissimo titolo “Potevo farlo anch’io”, una mini serie di quattro puntate, ahimè già conclusa, con una coppia di conduttori improbabile ma divertente: da una parte troviamo Francesco Bonami, famosissimo critico d’arte, curatore e scrittore di diversi libri, tra cui quello a cui si ispira il programma (“Lo potevo fare anch’io”, edito da Mondadori), che si mette in gioco per cercare di far capire quanta e quale sia la forza comunicativa dell’arte contemporanea. Lo affianca in questo cammino conoscitivo l’ingenuo e giovane Alessandro Cattelan, il rappresentante degli scettici per eccellenza.

Punto di forza di questo nuovo format, che speriamo venga riproposto, è stata la campagna promozionale: nelle principali città italiane, tra cui Milano e Venezia, sono stati dislocati dei piccoli atelier. Con tanto di cavalletto, tela, colori e pennelli, passanti, curiosi e turisti, si sono cimentati nella realizzazione di una vera e propria opera d’arte, secondo la loro sensibilità: c’è chi ha provato a imitare i grandi artisti figurativi, chi si è sporcato –in senso letterale– le mani, chi ha giocato con la fantasia e per un momento è tornato bambino (vi consiglio di dare un’occhiata alla galleria delle immagine cliccando mi piace sulla pagina Facebook Sky Arte). Ma torniamo al programma: nel corso delle poche puntate, che assomigliano più a una divertente gita scolastica che ad una noiosa lezione di storia dell’arte, i due passano da Venezia a Milano per cercare esempi con cui avvicinare l’arte contemporanea ai profani, agli occhi distratti e superficiali dell’uomo moderno.

Gli artisti che si incontrano lungo il cammino vengono spiegati attraverso le loro opere; la loro vita poi è raccontata da gente comune, perché l’arte non è un mondo lontano, difficile e elitario, ma ci circonda, è intorno a noi e fa parte di noi. E così si scopre che i quadri di Pollock non sono semplici sgocciolature multicolore e senza senso sulla tela, che i tagli di Fontana non sono semplici raptus di rabbia di un artista squilibrato, ma che invece tutto ha un senso se lo si vuole scoprire. Non è vero che l’arte, se deve essere spiegata, allora non è più tale: bisogna abbandonare la vecchia idea di fare arte in modo figurativo e realistico perché il mondo è cambiato. Come ora sarebbe impensabile utilizzare come mezzo di trasporto le carrozze o come mezzo di comunicazione i piccioni viaggiatori, così nel mondo dell’arte non si possono più ritrovare paesaggi dal realismo sconcertante, oppure personificazioni di divinità o rappresentazioni di fatti storici. Il mondo cambia e gli artisti, più degli altri, riescono a coglierne le sfumature, le contraddizioni e i pericoli, come fossero i vati del nuovo millennio. Ma l’uomo è sempre di fretta, superficiale alle volte, per cui vorrebbe che tutto fosse servito su un piatto d’argento, per non fare il minimo sforzo mentale di fronte a delle immagini; preferisce nascondersi dietro a un “Non capisco: questa non è arte!” piuttosto che lasciarsi interrogare da ciò che l’artista vuole comunicare. Che abbia paura di scoprire qualcosa di scomodo, qualcosa che lo possa far riflettere e vacillare, di fronte a quelle che credeva fossero certezze, ma che in realtà non lo sono? Prendiamo ad esempio Maurizio Cattelan, uno degli artisti più controversi, criticati ma allo stesso tempo molto quotati. Cattelan incarna appieno la figura dell’artista moderno: è un provocatore, scherza con l’arte, indigna e critica la modernità, non si sporca le mani nella realizzazione dell’opera perché a lui spetta solo l’idea originale, creativa e geniale. È proprio questo il ruolo dell’artista contemporaneo. Come lui stesso ha affermato:

 

“Non c’è molta differenza tra un’antenna televisiva e un artista: sono entrambi meccanismi di diffusione. Io mi sento più antenna che artista.”

 

Per cui, quello che ci sentiamo di dire agli scettici è: non partite prevenuti, provate a liberare la mente da tutto quello che sapete, a lasciare da parte pregiudizi e falsi miti, per lasciare parlare le opere e magari ascoltare chi ne sa di più. Scoprirete sicuramente cose che non vi diranno nulla, che vi lasceranno indifferenti o magari all’opposto vi daranno fastidio, ma magari verrete colpiti da qualcosa che vi farà riflettere. Solo così riusciremmo a capire che no, tutto questo non lo possiamo fare anche noi!

 

 

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