Testo di – DAVIDE PARLATO

 

Dopo Degas e Renoir, Torino a partire da questo marzo ospiterà due importanti retrospettive artistiche: Modigliani e la Bohème di Parigi presso la GAM (Galleria d’Arte Moderna) e Tamara de Lempicka presso Palazzo Chiablese. Amedeo Modigliani e Tamara de Lempicka rappresentano due importanti e paradigmatiche figure dell’artista moderno, nel suo veloce incedere attraverso i rapidi smottamenti del “secolo breve”, verso il raggiungimento di una cifra artistica individuale, fuori dagli schemi della tradizione e delle avanguardie. I due rappresentano inoltre l’emblema dell’artista da scandalo, per la natura sopra le righe sia della loro opera quanto della loro vita.

Amedeo Modigliani rappresenta una figura a sé stante nel panorama delle avanguardie di inizio Novecento. La stessa etichetta di “Scuola di Parigi” in cui viene fatto rientrare dalla critica (assieme ad altri artisti coevi che rientrano nell’esposizione fra cui Brancusi, Soutine, Chagall, Utrillo, Gris, Survage, Marcoussis e Picasso) non rende merito della complessa eterogeneità di questo gruppo di artisti, dalle cui fila i più importanti si faranno a capo delle più diverse correnti artistiche avanguardistiche dello scorso secolo, fra cui fauvismo, espressionismo, cubismo, surrealismo fino al dada. Risulta chiaro come l’opera di Modì non possa essere catalogata in una delle sopracitate etichette: sebbene sia facilmente rintracciabile una sfumatura cubista, è da ricordare che tale influenza non venne tanto dall’opera dei contemporanei Picasso e Braque, quanto dalla cosiddetta arte negra in generale. È in particolare la scultura ad affascinare e a condizionare il registro artistico del pittore livornese, che, nella sua fuga da ebreo errante per l’Europa, vede la sua formazione compiersi dapprima presso gli allievi di Fattori e dei macchiaioli in patria, poi nell’atelier dell’amico e scultore romeno Constantin Brancusi. Le forme dei ritratti di Modigliani ritornano ad una fisicità primitiva, ma differentemente dallo sguardo di Picasso, quello di Modì non si disintegra nel cubismo ma rimane ancorato alla sensualità dell’immagine scultorea: l’arte negra, che spinge Picasso a compiere un primo passo oltre il figurativismo tradizionale, porta Modigliani a creare uno stile allo stesso tempo fisico ed intimista. I ritratti femminili e maschili, seppur rievocando le forme e le fisionomie dell’arte tribale africana e della scultura (di Brancusi), rimandano alla ricerca di una sensibilità più intima. Oltre ai celeberrimi colli affusolati delle modelle su tela, c’è una polarità che sembra fissarsi sugli occhi: vitrei, completamente campiti dal colore, magnetici. Nello sguardo delle donne si concretizza il più primitivo spirito della seduzione e della sensualità (cosa che peraltro fece di Modì bersaglio della critica coeva); nello sguardo degli uomini c’è una languida tristezza, desolazione – probabilmente la sua, quella che lo accompagnò lungo una vita di eccessi fino al trionfo della meningite tubercolotica. In entrambi i generi ritratti, vi è come un tentativo di fissare nella materica fisicità tipica della scultura quanto di meno fisico ci possa essere: l’emozione, il gioco di sguardi.

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L’esposizione presso la Galleria di Arte Moderna apre proprio oggi e consta di 90 opere, 60 delle quali provenienti dal Centre Pompidou di Parigi, appartenenti ai sopracitati artisti della “Scuola di Parigi”.

Se la vita da bohèmien di Modigliani diede scandalo per la condotta “maledetta”, con abusi di alcool e dell’immancabile hashish e il continuo vagare per i centri nevralgici della rivoluzione artistica allora in corso nella capitale francese – Montparnasse e Montmartre -, Tamara de Lempicka diede a sua volta scandalo ostentando una condotta sfacciata per una donna del tempo, con abusi di droghe, una sessualità esuberante e le sue amicizie con il mondo delle star hollywoodiane. La fisicità che si riscontra in Modigliani la si ritrova anche nell’artista polacca, più vicina però alla sensibilità virile futurista e all’estetismo Art Decò. La fusione di questi due registri di certo non facilmente sovrapponibile permise alla pittrice di trasporre su tela la seduzione e il fascino della femminilità. Certo ci ritrova di fronte ad una femminilità poco tradizionale: malgrado gli studi dell’artista si focalizzarono sul classicismo rinascimentale italiano del Botticelli o di Antonello da Messina, la donna offerta dalla visione di Tamara de Lempicka è quanto mai – mi sia permesso il paragone cinematografico – “felliniana”, imponente, forte, sensuale.  Insomma, non di certo diafana, evanescente e divina, che nella sua fisicità – si pensi alla celeberrima Venere – rimane evidentemente altro dall’umana carne e respiro.

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L’esposizione, che consta di 100  opere (disposte secondo un percorso di tipo tematico: I mondi di Tamara, Natura morta, Devozione, Ritratti, Nudo, Moda) si terrà  a partire dal 19 Marzo presso Palazzo Chiablese. La vicinanza di tale struttura al Duomo (dove è esposta la Sacra Sindone) è stata peraltro già fonte di dibattiti: l’eterno confronto fra sacro e profano. D’altronde lo stesso generarsi del dibattito rende merito della potenza espressiva dell’opera della pittrice, che a distanza di più di trent’anni dalla morte continua a dare scandalo come in vita – o ad ogni modo, mettiamola così onde evitare di prendercela con i fautori del dibattito, almeno per portare più rispetto all’artista.

Questioni a parte, non perdetevi questo 2015 torinese all’insegna dell’arte, che vede protagonisti ora Amedeo Modigliani e Tamara de Lempicka e a Settembre Claude Monet.

Per maggiori informazioni su costi, luoghi e orari:

Modigliani e la Bohème di Parigihttp://www.modiglianitorino.it/

Tamara de Lempickahttp://www.mostratamara.it/

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