Testo di –  SARA PACIOSELLI

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L’idea originale è tutta inglese e gli inglesi, si sa, danno sempre il meglio di loro.  L’arte è per chiunque se ne voglia nutrire, questo lo diciamo sempre, ma siamo davvero tutti in grado di comprendere ad un primo sguardo il pensiero dell’artista? Purtroppo o per fortuna – dato che non essere esperti di arte a volte permette all’immaginario di volare oltrepassando i confini dell’interpretazione comunemente condivisa – ognuno di noi ha una conoscenza più o meno approfondita dei vari e diversi movimenti artistici.

Per questo motivo la Tate Gallery di Londra ha deciso di produrre una serie di brevi film, intitolata Unlock Art: Exploring the Surreal. Come suggerisce lo stesso nome, l’arte viene liberata dai vincoli, dalle catene e dai lucchetti, permettendole di scivolare liquidamente nei cuori di chi la ama. Unlock Art dunque è per tutti, infatti è sufficiente collegarsi al sito della Tate Gallery e visualizzare brevi e lungimiranti video, il cui protagonista è l’attore Peter Capaldi, ultimo interprete del Dottor Who. In un attimo, il surrealismo non è mai stato così facile.

Con un sapiente gioco di luci ed ombre, il video mostra un Peter Capaldi abile nello spiegare il movimento artistico, a partire dagli esordi quando negli anni Venti, a Parigi, André Breton teorizzò il Surrealismo come espressione libera dell’onirico, del sogno. Breton, infatti, era rimasto molto colpito dalla lettura de “L’interpretazione dei sogni” di S. Freud, il quale sosteneva che accanto alla nostra ragione, esiste un luogo del tutto complicato da strecciare che è l’inconscio, l’abisso più profondo dell’animo umano dove si formano e nascondono tutti i nostri impulsi. Sembra che quando sogniamo, però, riusciamo magicamente ad allentare le inestricabili maglie della ragione, come lo stesso Freud usava chiamarle e l’inconscio e le sue pulsioni riescono ad emergere. Ecco, il surrealismo si inspira al sogno: come se ognuno di noi, nei suoi sogni più profondi ed intimi, fosse un piccolo artista surrealista.

Ma non è tutto qui: si può essere inconsciamente degli artisti anche di giorno ad occhi aperti, è sufficiente pensare a tutte le volte che partendo da una parola si prosegue con i cosiddetti voli pindarici, libere associazioni di parole e pensieri che solo apparentemente non seguono un discorso logico. Il surrealismo, dunque, lascia spazio al sogno e alla dimensione onirica, ai viaggi che un osservatore può costruirsi all’interno della sua mente, ma seguendo sempre un fil rouge.

Il Dottor Who prova proprio a spiegarci questo filo rosso che collega tutte le opere d’arte del surrealismo: i temi conduttori, infatti, sono l’amore e il sesso come moto vitale, la psiche, il sogno e la follia come modi di evasione dalla realtà. Tutto ciò non ci stupisce, se pensiamo anche solo ai più famosi quadri degli illustri esponenti del Surrealismo.

Prendiamo, ad esempio, Salvador Dalì: artista ispanico, dipinge quadri con temi ricorrenti come l’orologio, le formiche, le uova, simboli rispettivamente che indicano il passaggio inesorabile del tempo, la decadenza, la morte, ma anche la speranza e la rinascita. Eppure non si accontenta della pittura, piuttosto esplora campi artistici come la scultura e la fotografia. Nel mini-film, Dottor Who mostra e spiega brevemente il significato sessuale celato dietro ad una celebre scultura di Dalì, intitolata Lobster Telephone del 1936.

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Cita, poi artisti come Magritte con il suo famoso quadro Gli Amanti:

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Inoltre, con un’accattivante grafica ed una altrettanto ben costruita storytelling, Dottor Who veicola ulteriori elementi caratterizzanti il movimento, come l’associazione di elementi mai prima ad ora collegati; ad esempio il vecchio ferro da stiro, l’orologio moderno, gli occhi, la candela, le gambe di una donna e molti altri in modo da creare un disturbo nella mente dell’osservatore e al tempo stesso stimolare il suo inconscio e la sua associazione libera della mente. Guardiamo per un attimo il quadro del celebre artista Jean Mirò, realizzato nel 1927:

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Il colore blu stimola la parte del nostro cervello e del nostro inconscio legata al sogno, le linee e le forme non immediatamente riconoscibili stimolano i nostri sensi, lasciandoci varie emozioni.

Così il video scritto da Jessica Lack, prodotto e diretto da Susan Doyon è un vero e proprio raccoglitore di arte in forma digitale, in quanto presenta, anche se a volte semplicemente en passant, numerosissime opere surrealiste tra cui La persistenza della memoria di S. Dalì, La mia governante di Meret Oppenheim, oltre a quelle già citate.

Insomma, veicolare il messaggio artistico oggigiorno apparentemente sembra molto facile grazie alla digitalizzazione, ma in via definitiva non lo è; le persone spesso navigano online, condividono contenuti più o meno artistici sul loro profilo Facebook, ma spesso dimenticano che la vera fruizione dell’arte passa attraverso l’osservazione dell’opera stessa nel luogo fisico in cui è esposta. Ciò nonostante, la Tate Gallery ha avuto un’idea geniale. Ha saputo sfruttare la digitalizzazione per accattivarsi gli amanti dell’arte, qualsiasi sia la loro provenienza geografica ed estrazione sociale. Tutti hanno libero accesso ai contenuti del progetto Unlock Art, tutti possono approfondire la loro conoscenza in materia di surrealismo e sono conseguentemente invogliati a recarsi al Tate per apprezzare dal vivo l’arte. Spesso infatti, capita di rifiutare o non amare qualcosa soltanto perché non lo si comprende, ma voi lasciate viaggiare l’inconscio e affacciatevi al surrealismo.

 

Qui potete trovare il progetto Unlock Art: Exploring the Surreal per intero.

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