Testo di – DIANA SALA

Foto di – DONATELLA IZZO

 

Classe 1979, Donatella Izzo è una delle artiste più interessanti della scena contemporanea emergente, grazie all’utilizzo di un linguaggio composto, elegante, a tratti quasi silenzioso eppure carico di una forza espressiva di rara intensità.

Flirt, Donatella Izzo, 2015

Flirt, 2015

 

E’ difficile non rimanere colpiti dai suoi lavori nei quali bellezza e tormento si mescolano e si fondono confondendo i limiti l’uno dell’altro nella creazione di un senso di sospensione così presente da divenire esso stesso vero protagonista dell’opera.

Where is my name, Donatella Izzo, 2015

Where is my name, 2015

 

Le immagini dell’artista fermano nell’istante di un clic un tempo indeterminato, eterno, sacro e religioso, essendo metafora di una realtà e di una cultura fondata su contraddizioni.

Le opere di Donatella Izzo sono immagini eppure parlano alle orecchie dello spettatore convincendolo ad entrare in una dimensione dove il reale è trasfigurato e non ancora interpretato.

the secret is back

The secret is back

 

Donatella partiamo dalla domanda più semplice: ci descrivi il tuo rapporto con la l’arte?

Conflittuale, tormentato, passionale, sofferto, convulso, malato.

The guardian  2013

The Guardian, 2013

 

In che senso malato?

L’arte può diventare una malattia quando diviene ossessione, vorresti farne a meno ma non ci riesci; ne sei vittima e artefice allo stesso tempo.

Da cosa prendi spunto per le tue opere? Sono molto differenti l’una dall’altra e anche le date di ciascuna delle tre raccolte spaziano dal 2009 al 2015, serve ad indicare che le serie di foto artistiche sono in continua evoluzione o che gli scatti sono la rappresentazione di una vita?

Non c’è una fonte di ispirazione vera e propria. Cerco di tradurre in immagini un perenne moto interiore che mi attraversa e mi consuma… Diciamo pure che cerco con l’arte di liberarmene! Sì, i lavori sono molto diversi esteticamente, ma sono sempre frutto di uno stesso stato d’animo molto sfaccettato e ambiguo: in alcuni momenti più limpido, nella maggior parte invece più cupo e tortuoso. Ogni ciclo non è mai veramente concluso, semmai fermo e sospeso. Ma sempre vivo.

Malachite, Donatella Izzo, 2011

Malachite, 2011

Come è nato il tuo interesse per la fotografia, considerando che sei partita da lavori più sperimentali a livello tecnico (operando su tele elastiche e modificando a livello pittorico gli scatti) per approdare ad una originalità unica a livello dei soggetti?

 In realtà ho sempre fatto fotografia perché fondamentalmente non so disegnare! Non l’ho mai voluto fare. Ho sempre rifiutato le lezioni di copia dal vero e di disegno già dal liceo. Ho sempre odiato la rappresentazione fine a se stessa. Mi è sempre interessato andare oltre la fisicità delle cose.

Con la fotografia ho sempre avuto l’idea di riuscire a cogliere l’anima delle cose, di bloccarne l’energia che ne fuoriesce.

Sono partita mischiando fotografia e pittura e sono sempre stata una sperimentatrice. La tecnica era assolutamente originale e mi ha permesso anche di essere premiata in concorsi importanti legati prevalentemente alla pittura.

Tuttavia modificando così tanto la fotografia in qualche modo mi sembrava di volerla nascondere, di voler ingannare l’occhio altrui. La pittura era prevalente. E così, andando contro il parere di tutti, ho abbandonato la pittura e permesso alla fotografia di mostrarsi nella sua essenza.

Oggi potrei tornare anche alla stampa su tessuto e forse capiterà. Trovo la mia fotografia più forte e matura e certamente predominerebbe sulla pittura.

The dreamer - 2013

The dreamer, 2013

 

Alcune fotografie sono realizzate su pvc, alcune su carta e altre su alluminio; in base a che cosa scegli il materiale sul quale realizzare le tue opere?

Domanda molto intelligente. Quando la fotografia è forte potrebbe essere stampata su qualsiasi medium, ma certamente il supporto la completa e la personalizza.

La carta che utilizzo è spesso la carta baritata. In tal caso il supporto è pregiato e costoso e ne consegue che la fotografia si concretizzi anche in oggetto pregiato. Stampo su carta soprattutto quando voglio dare profondità assoluta ai neri.

L’alluminio è un materiale dal carattere forte e determinato e lo utilizzo sia per la stampa diretta che per i supporti.

Quando stampo direttamente sull’alluminio è perché voglio le minori intermediazioni possibili. Non ho bisogno di calibrare perfettamente i colori. Il concetto della foto è prevalente sulla sua forma estetica. La forza del materiale è anch’essa evidente e la voglio celebrare.

La stampa su pvc è considerata la più grezza e povera, difatti ha un utilizzo più industriale che artistico eppure mi sta dando enormi soddisfazioni a livello visivo. Dona ai miei lavori un’aria più rarefatta, oserei dire più sospesa e dilatata.

the butterfly's room 2014

The butterfly’s room, 2014

 

Nei tuoi scatti vi è sempre un forte richiamo alla religiosità e alla sacralità. Per quale motivo? Le tue vicende personali di vita hanno influenzato questa caratterizzazione?

Nel nome del Padre (part.1) Donatella Izzo, 2010

Nel nome del padre, parte 1, 2010

Il discorso religioso mi accompagna da sempre. Sono cresciuta con la mia nonna paterna, vedova e di forte convinzione cattolica. La mia infanzia era scandita da rosari, padrenostro e preghiere varie che sentivo ripetere per ore in ogni momento della giornata, da digiuni e penitenze. La casa era un susseguirsi di crocifissi e madonne, di immagini di Santi e corone del Rosario appesi ovunque. La radio accesa a tutto volume sintonizzata su programmi religiosi, con preti che parlavano di peccato e di inferno. Gli innumerevoli racconti della nonna alla finestra parlavano di una gioventù passata tra casa e l’Azione Cattolica in attesa di un matrimonio.

Io crebbi invece “senza fede” come diceva Lei e non perdonò mai il mio silenzioso ma totale rifiuto che ci portò negli anni ad un progressivo, incolmabile e doloroso distacco.

La mia infanzia fa parte del mio DNA e quei segni e quelle immagini sono ormai impresse nel mio inconscio, emergendo inevitabilmente nella mia produzione, in un susseguirsi di attrazione e conflitto.

MY GOD, Donatella Izzo,2009

My God, 2009

 

Come influisce sulla tua fotografia artistica il fatto che a volte tu stessa o tua figlia siate le modelle e i soggetti degli scatti?

 Diciamo che posso dire in pieno che la mia vita artistica combacia con quella privata. È la stessa cosa. Mia figlia modella è la cosa più naturale che mi venga da fare perché lei è l’estensione stessa del mio corpo e della mia stessa esistenza. Per lei è un gioco da fare con la sua mamma e ne è felice, anche se ad appena 4 anni già sa bene che ha una mamma non propriamente convenzionale…

La donna fiore, Donatella Izzo, 2010

La donna fiore, 2010

 

Hai esposto in numerose gallerie italiane oltre che in Spagna, in Polonia, negli Stati Uniti, a Londra ma come valuti la situazione dell’arte in Italia?

Certamente non rosea, e a soffrirne di più ‒ a mio parere ‒ sono proprio le gallerie che dovrebbero trainare l’arte contemporanea in Italia, ossia le gallerie che si occupano di artisti emergenti. Il motivo di questa crisi è certamente la scarsa fiducia dei nostri collezionisti nei confronti dei nuovi nomi della scena artistica italiana.

Gli artisti lavorano in completo abbandono istituzionale, a differenza di tanti altri Paesi stranieri dove le istituzioni aiutano gli artisti a crearsi un’identità attraverso mostre e residenze a farsi conoscere e quindi a legittimarsi nei confronti del pubblico e degli operatori.

Forse cosi non mi vede, Donatella Izzo, 2015. jpg

Forse così non mi vede, 2015

 

Questi artisti, infatti, arrivano in Italia grazie ad un ritorno mediatico di notorietà che sprona i collezionisti all’acquisto e il pubblico a visitare le mostre.

Ne consegue così che le nostre gallerie e le nostre fondazioni private, che dovrebbero appoggiare gli artisti italiani, si riempiono di artisti stranieri. Alcune note gallerie italiane hanno il 90% di artisti stranieri tra le proposte!

Non vorrei usare sempre gli stessi preconcetti ma, purtroppo, in Italia si ha il brutto e ignorante vizio di celebrare quello che fanno gli altri, perché estero fa subito “arte”. Così ci troviamo a celebrare montagne di bluff artistici e a lasciare nell’anonimato alcuni grandi artisti italiani di oggi. L’arte italiana è grande oggi come era nel passato ma, purtroppo, non c’è detto migliore che si addica alla nostra situazione di quello che dice: “l’erba del vicino è sempre più verde”. Il detto deriva dal fatto che anticamente gli animali tendevano a mangiare l’erba dei terreni confinanti preferendola a quella che cresceva sui terreni dei padroni. Erano capre.

 

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