Testo di – GIUSEPPE ORIGO

 

EXPO 2015.Posa della prima pietra al cantiere  di Rho Fiera

 

Quest’ oggi si è riunito per un’ iniziativa dalle ottime premesse, nell’ Università Commerciale “Luigi Bocconi” di Milano (eccellenza dell’ accademismo economico nazionale), per volontà dell’ associazione studentesca #Bocconianamente, organizzatrice e promotrice dell’ evento, il gotha di EXPO 2015, l’ensemble di coloro che, pare, ne abbiano deciso la patria candidatura e la gestione ad oggi: Franco D’Alfonso, Assessore al Turismo di Milano, Andrea Mascaretti, Consigliere Comunale di Milano, Giuliano Noci, Vice rettore del Politecnico di Milano e Presidente di Expo Spa, Marco Cisini, AD di Best Tours e la docente, di casa, Magda Antonioli, a moderare il tutto.

La premessa è il focalizzare in EXPO un attore importante nel determinare il prossimo futuro del paese.

Si parte citando Letta: “La ripresa del paese e i suoi obiettivi sono strettamente legati a EXPO”.

La manifestazione è quindi potenziale punto di partenza per la rinascita del paese: “Se il mondo ha deciso di dar fiducia alle nostre potenzialità di paese e premiare l’Italia con un EXPO, perché noi italiani non dobbiamo vederle in prima persona?” sono le parole con cui Angelica Poli, per volontà della quale ha visto la luce l’ evento, apre le danze.

Ma facciamo un passo indietro. Come siamo arrivati a conquistare EXPO? Tutto parte nel 2007. Al momento della candidatura fu la città di Milano, e non lo stato Italiano, a proporsi come sede: per prima cosa bisognava quindi convincere il Paese, non essendo compito del capoluogo lombardo il candidarsi singolarmente.

Nel 2010 parte il torpedone Prodi-Moratti-Mascaretti (all’epoca tra i più agguerriti propagandisti nomadi della campagna per EXPO in Italia) con meta Shangai per sottoscrivere accordi e strappare strette di mano.

“Al mondo, tutti sanno cosa sono le Olimpiadi ma nessuno sapeva cosa fosse un expo. Oggi, se chiedi, ognuno sa rispondere”, dice Mascaretti stesso.

Ma è proprio vero? Quanto in effetti si sa di Expo 2015?

I grandi competitors, fiutata e ormai annunciata la crisi, si tirano indietro e la partita per aggiudicarsi l’ EXPO resta aperta fra Smirne (Turchia), prima a sottoscrivere la candidatura a location, e Milano (Italia).

Perché? La Turchia, se non ricordo male, è un bel pezzo che cerca di portarsi a casa un po’­ di consenso internazionale al fine di vedersi srotolare il proverbiale “tappeto rosso” verso l’Unione Europea: e quale arco di trionfo sarebbe il migliore da varcare in preparazione a tale evento se non quello di un esposizione universale?

Ma l’Italia? A un primo acchito potrebbe sembrare forse come un bambino un po’ viziato che, issatosi in sella a una bici per la prima volta, chiede a papà di trovarsi una Kawasaki sotto l’albero di Natale…

Tant’è che si è decisi di farlo.

“Abbiamo vinto e ci han concesso fiducia”. Certo: ma ricordiamoci che l’ unico avversario era Smirne.

Forse dovremo prendere spunto da questa vittoria per prender coscienza delle nostre potenzialità?

O forse dovremmo pensare al perché di questa vittoria, in profondità.

Ci si compiace del fatto che “Han chiesto esplicitamente di poter lavorare con gli Italiani” ma non è che invece non si voleva, piuttosto, evitare collaborazioni coi Turchi?

L’intervento successivo, a firma Franco D’Alfonso, porta luce su molti punti: si scopre così che al momento di passaggio del testimone Moratti/Pisapia non c’erano né i soldi né, tantomeno, i terreni necessari per organizzare l’ EXPO, e la scelta esplicita per la nuova amministrazione era una sola: “fare o non fare l’ EXPO?”

La considerazione successiva allora fu riguardo alla figura barbina che sarebbe conseguita all’ optare per il fatidico passo indietro: e quindi si optò per “stringere i denti e andare avanti”.

Ci riusciremo? Nemmeno D’Alfonso ne pare certo. “Si vedrà se al momento dell’ ora X, cioè dal primo giorno di expo, ci sarà tutto il necessario”

È una situazione di strana attesa, e penso che a meno di due anni dallo Start (o dalla deadline che si voglia) un discorso simile non faccia poi sentire poi così tranquilli.

“In Italia c’è la tendenza ad allargarsi troppo” e su questo punto mi sento in accordo con l’assessore. Chissà che anche a Smirne non condividano analoghi problemi di facili entusiasmi…

L’EXPO resta comunque un fortissimo propulsivo per l’immagine del paese ospite, e una potenziale calamita che potrebbe attrarre non solo i flash dei fotografi e una marea vera e propria di turisti (è portato avanti con fierezza l’esempio di un flusso potenziale di ottocentomila avventori garantiti dalla sola Cina), ma anche l’ investimento estero.

Speriamo che la cosa non si traduca, come l’Olimpiade di Atene, nella spintarella fatale ad un paese sull’orlo del baratro del default.

“Il confronto globale passa attraverso le grandi aree metropolitane”. Così disse il professor Moretti: i paesi privi di grossi conglomerati urbani sono tirati fuori dal circuito del dibattito e della decisione mondiale.

Guardata tutta la faccenda attraverso questa lente, è vero: EXPO 2015 è un’ottima manovra di marketing per promuovere Milano come possibile “arena” per il discutere internazionale.

Ma siamo davvero in grado di gestire questi flussi potenziali di persone in entrata?

Non tutti gli astanti sono d’accordo su questo punto: c’è chi sostiene ad esempio, come Marco Cisini, che fra visti, accoglienza e alberghi le cose siano destinate a collassare. E così si scivola, intervento dopo intervento, verso il diradarsi della nebbia dorata alzatasi fino ad ora a coprire il campo di battaglia, e si scopre che Milano è in ginocchio, che FieraMilano non ha ancora un calendario per il 2015, che mancano gli accordi con gli alberghi e le infrastrutture sono indietro, che perplessi e entusiasti sono in pari numero e che la parola “ritardo” ricorre oggi, negli interventi, tanto quanto quella “orgoglio”.

C’è paura, c’è il baratro del collasso ovunque si volga lo sguardo, ovunque si muova il passo.

Ed è così che, mentre ascolti, ti trovi a pensare al presidente del Consiglio Gianni Letta che, in visita al CONI qualche tempo fa, dice “Olimpiadi in Italia? Per il 2024 è una partita che bisogna giocare“: e non capisci.

Sono io ad esser troppo pessimista o l’entusiasmo sta forse pian piano trascinando le cose lungo la proverbiale china scivolosa, causando ossimoriche contrapposizioni nello scenario dell’onnipresente “crisi”?

Alzo la mano, la domanda a questo punto è lecita: “Non è che forse, fra un EXPO in cui il nostro unico concorrente era Smirne mentre gli altri se l’erano data a gambe e le Olimpiadi come partita da giocare, non ci stiamo forse facendo prendere un po’ tanto la mano dall’entusiasmo, in questi tempi di difficoltà?”

“Purtroppo adesso non abbiamo tempo per rispondere”.

Ah già, dimenticavo, siamo in “ritardo”.

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