Testo di – STEFANIA STEFANIZZI

 

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Giunto in Italia nel 1881, e rimasto folgorato dalla bellezza delle opere di Raffaello e dei suoi contemporanei rinascimentali, qualche anno più tardi, Pierre Auguste Renoir scriverà “Ora potrò dipingere in Italia”. Purtroppo, contrariamente alle sue aspettative, il ritorno nel Bel Paese non avvenne mai: dopo pochi mesi, morì colpito da una grave infezione polmonare.

Oggi, circa un secolo dopo le sue opere giungono in Italia per la prima volta, per coronare quel progetto che oggi si concretizza in un intero percorso dedicato al maestro di Limoges, che tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento ha rivoluzionato il concetto di arte insieme a grandi nomi come Monet, Manet, Cezanne, Degas.

Una mattina, siccome uno di noi era senza nero, si servì del blu: era nato l’impressionismo.

 Direttamente dal Musèe d’Orsay e dal Musée de l’Orangerie di Parigi, arrivano a Torino circa 60 tele del pittore, ospitate fino al 23 febbraio alla GAM, Galleria di Arte Moderna, e raccolte in una mostra dal titolo: “Renoir. Dalle collezioni del Musèe d’Orsay e de l’Orangerie”.

L’evento fortemente voluto dal sindaco del capoluogo piemontese, Piero Fassino, chiuderà una serie di appuntamenti avviati lo scorso anno con l’esposizione di Degàs e frutto di un’importante collaborazione tra musei francesi e piemontesi, che ha visto il contributo di diverse istituzioni e l’impegno dei rispettivi primi cittadini. Il giorno dell’apertura della mostra, Piero Fassino ha ribadito infatti come la manifestazione “Torino incontra la Francia” non si sarebbe potuta realizzare senza lo sforzo reciproco di entrambe le città.

Realizzata e allestita da Sylvie Patry, conservatore Capo del Musèe d’Orsay e Riccardo Passoni, vice direttore della GAM, in stretta collaborazione con la società di servizi Skira, produttrice del catalogo, la mostra si articola in nove sezioni che riproducono l’evoluzione stilistica e pittorica del grande maestro, dagli esordi fino all’abbandono dell’Impressionismo:

• L’età della Bohème: caratterizzata dall’incontro, e poi dalla forte amicizia con Bazille, Sisley e Monet, che avviano il pittore, fino ad allora impegnato in una pittura accademica e realistica, alla pittura en plein air. Sono gli anni in cui Renoir dipinge a Fontainebleau e Marlotte realizzando alcuni dei suoi ritratti più conosciuti: William Sisley, Frédéric Bazille e Claude Monet.

 • I ritratti femminili: dedicata ai grandi capolavori del maestro parigino, che lo hanno impegnato per gran parte della sua vita. Le donne rappresentate, di ogni estrazione sociale, vengono colte nelle diverse posture e nei diversi atteggiamenti al fine di renderle vive e realistiche. Madame Darras, Giovane donna con veletta, Giovane donna seduta sono solo alcune delle donne esposte in questa sezione.

• I paesaggi: forse la sezione in cui sono raccolte le opere più importanti del pittore, quelle che lo hanno reso noto ovunque, le stesse opere che sono il frutto del suo impegno nel Movimento Impressionista. Realizzate tutte con la tecnica dell’en plein air, come l’amico Monet gli aveva insegnato, la sezione raccoglie opere come Chiatte sulla Senna, La Senna a Champrosay, Il Sentiero nell’erba alta.

• L’infanzia: i bambini, spesso figli suoi, di amici o parenti, sono sempre stati tra i  modelli preferiti di Renoir, tanto da dedicargli un’intera sezione in cui compaiono Ritratto di Pierre, unico di proprietà della Galleria d’Arte Moderna, Maternità, con la moglie e il figlio, o Il Clown dove viene ritratto il figlio Claude. 

• La società parigina: dove si trovano esposte solo cinque opere ma sono forse le più rappresentative del pittore francese. La sala si apre con La balançoire, la nota Altalena, per poi proseguire con Ballo in campagna e Ballo in città, necessariamente esposte di fianco per poterne cogliere similitudini e differenze, chiudendosi infine con Le jeunes filles au piano, Yvonne e Christine Lerolle al piano e con i ritratti di Wagner e Thèodore de Banville.

• I fiori: la sezione più piccola ma anche quella che rappresenta uno degli sforzi tecnici maggiori del pittore. Rappresentare i fiori come lui stesso sosteneva richiedeva tempo, ma dava la possibilità anche di sperimentare i colori, i toni e i diversi tratti del pennello.

• Il nudo: interamente dedicata ai corpi femminili, una sezione che attraverso opere come Grand nu, La toilette, Nudo di donna visto di spalle, cerca di mettere in evidenza il tentativo del pittore di cogliere le diverse tonalità utilizzando luci e ombre per mettere in risalto le forme dei corpi.

• Le Bagnanti: che chiude la mostra con uno dei capolavori di Renoir: Le Bagnanti. Realizzate durante l’ultima fase della sua vita, in cui nonostante la grave malattia il pittore non abbandona la sua arte, la tela rappresenta forse il momento di apoteosi della sua esperienza pittorica, segnando anche la fine dell’interesse per il Movimento Impressionista.

Com’é difficile capire nel fare un quadro qual è il momento esatto in cui l’imitazione della natura deve fermarsi. Un quadro non è un processo verbale. Quando si tratta di un paesaggio, io amo quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso”. La sensualità dei corpi che Renoir riproduce sulla tela, la vivacità dei suoi paesaggi, la ricerca ossessionata del colore acceso, che desse vita alle sue opere, la magistralità con cui si avvicina alle diverse correnti dell’arte ottocentesca vengono messe in luce in un percorso che in poche sale permette di riscoprire la genialità di questo grande maestro.

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