Testo di – DAVIDE PARLATO

Due giorni di festival ci hanno già regalato fortissime emozioni: sui palchi di Sziget headliners e coheadliners hanno scaldato l’immensa folla che ha gremito in questi giorni l’isola di Obuda. Facciamo una piccola rassegna delle esibizioni.

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Tankcsapda

Hard rock direttamente dall’Ungheria: spettacolo puro. Distorsioni, urla e tanta esuberanza – il gruppo, molto conosciuto e acclamato in suolo patrio, ha emozionato il pubblico della prima giornata di festival con un repertorio dalle vibe Black Label Society. Si sono distinti anche per una grande confidenza con il loro pubblico, divertendosi al termine dell’esibizione a lanciare “reliquie” (plettri, bacchette, pelli) in direzione dell’ oceanica folla di convenuti. Una grande scoperta che, con la sua verve di ignoranza, ci ha preparati al meglio all’impatto con i primi headliners.

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Blink 182

Un tuffo nel passato: per la nostra generazione assistere ad un live dei Blink consiste in uno strano ritorno all’adolescenza. Tanto da riuscire a sorvolare l’imbarazzante performance dal punto di vista musicale, anch’essa così adolescenziale da lasciarci sostanzialmente perplessi sotto questo aspetto. È vero: una scaletta composta da pezzi tutti uguali, indugi non necessari su strumentali approssimativi, una compulsiva tendenza a cazzeggiare sia sul palco sia con lo strumento, sono tutte cose che uno non vorrebbe generalmente vedere in un live. Ma chi sene frega d’altronde: è questa l’anima sprezzante del punk secondo i Blink: un esagerato e sboccato vaffanculo a tutto e a tutti (una parte del percorso di ognuno di noi durante l’adolescenza – anche se in fondo una caricatura un po’ stramba sulle bocche di cantori cresciutelli). Perciò inizio in quarta del festival, con la piazza antistante al main stage gremita di ragazzi e ragazze che, come noi, hanno saltato e spintonato tornando un po’ quindicenni. Non è mancata la poesia tipica del gruppo americano. “i really like what you are doing here, i’d like you to stick your dick in my nose, and i’d like to stick my dick in your moms and your dads”. Ipse dixit.

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Antiflag (anche se la quantità di flags forse tradisce il nome…)

Antiflag

Il day 2 del festival si apre con gli Antiflag, scatenati americani del punk rock. Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte al loro genere così esagerato: ma tutto questo si annulla di fronte alla potenza della loro esibizione dal vivo, che ha coinvolto tutta la piazza con canti, ole e il sempre caro pogo. Una grande festa per aprire questa giornata, con tanto di lanci di strumenti e una bella suonata in mezzo alla folla che ha letteralmente scatenato il delirio degli astanti. Insomma: un ottimo antipasto per le prime vere chicche di questa edizione.

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Ska-P

Da qui in poi parlano i professionisti. Se ai precedenti gruppi esibitisi si può criticare un eccessivo semplicismo nella performance artistica-musicale, con forme adolescenziali di strimpellamento un po’ destabilizzanti, il gruppo madrileno inaugura un day 2 all’insegna della grande musica. L’ensemble degli Ska-P ci ha entusiasmato tremendamente sia dal punto di vista musicale che di tenuta di palco – in effetti due qualità che i fan riconoscono e si aspettano dal gruppo. I più famosi brani del repertorio dei nostri hanno letteralmente infiammato la piazza: tutto il pubblico in delirio a cantare e a pogare sulle note dei loro rivoluzionari (nell’accezione politica del termine) beniamini. Ulteriore nota di merito (oltre all’indiscutibile talento nel coinvolgere e divertire con grande naturalezza e spontaneità l’uditorio): la politica secondo gli Ska-P (anche se potrebbe sembrare strano data la spensieratezza delle armonie) è davvero una cosa seria. Rivoluzione, resistenza e sentite critiche a situazioni politiche scomode e, ciliegina sulla torta, un’ accorata dedica ai fratelli palestinesi, con tanto di denuncia alle politiche belligeranti di Israele e compagnoni occidentali. Al grido di Intifada gli Ska-P l’hanno fatta grossa: una denuncia sentita di fronte ad un maroso umano di astanti, per di più in un evento davvero globale (480 mila persone accorse da ogni angolo della terra). A mio parere neanche una questione di coraggio, ma di vera spontaneità e genuinità (valori che gli stessi Ska-P ci hanno rivelato essere alla base della loro esperienza “artistica” – qui il link dell’esclusiva intervista per Revolart: http://revolart.it/s-come-ska-p/).

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Queen of the Stone Age

Ancora professionismo: cinque musicisti di grande spessore. I battiti adrenalinici della batteria, uniti alla eccitante rozzezza delle chitarre distorte hanno coinvolto il pubblico dei fan e non solo. Che possa o meno piacere il genere – questi signori suonano davvero. Prestazione impeccabile dal punto di vista musicale (tre chitarre distorte perfettamente in armonia in ogni momento, senza le classiche sbandate chitarristiche del “chi piscia più lungo”) e dal punto di vista di spettacolo: fra luci stroboscopiche e fumi e raggi laser i QOFTSA si sono alternati dalla compostezza rude allo sballo completo. Ora siamo davvero carichi per la serata inaugurale.

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Deadmau5

Spettava al dj canadese il compito di inaugurare ufficialmente il festival Sziget (sebbene, come detto, le danze si siano “ufficiosamente” aperte il giorno prima): missione riuscita, ineccepibilmente. Spettacolo puro, fra l’esibizione da videogame del nostro topo e la perfezione dei mixaggi. Se si può parlare di “commerciale” (anche questa,come molte altre, una strana etichetta categoriale) siamo comunque in un ambito di qualità elevatissima: le vibrazioni forti e frizzanti si snodano fra la ricercatezza delle armonie e la scelta sincopata ed eccitante delle ritmiche. Dalla sua consolle futuristica e con il suo celebre elmetto da battaglia, Deadmau5 ha fatto ballare tutta la piazza del main stage, regalandoci uno spettacolo galvanizzante.

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The Bloody Beetroots

E quando pensi che non si possa avere di meglio: alla fine arriva Bob. Orgoglio italiano dell’elettronica, Sir Bob Cornelius Rifo ha riempito l’intero tendone degli eventi elettronici, trasformandolo di lì a poco in un bagno turco (per il gradiente elevato di commozione ascellare) quindi in un arena di combattimento: il pogo più intenso dall’inizio del festival. Se già in dj set le barbabietole di Bassano del Grappa regalano emozioni, assistere ad un’esibizione dal vivo con tutti gli strumenti è un qualcosa di unico. Rifo si è alternato fra il pianoforte, il synth, il basso e la chitarra, distruggendo le orecchie agli astanti e emozionando visceralmente l’intero Sziget. Enorme qualità: il nostro beniamino si è esibito per più di un’ora saltellando, slanciandosi da uno strumento all’altro con bestiale forza. L’esperienza di sicuro più affaticante e nel contempo più soddisfacente. Da fan del progetto elettronico attendevamo con ansia questa esibizione e le nostre aspettative sono state addirittura superate: a nostro avviso l’esibizione migliore di questi primi due giorni, un dulcis in fundo davvero straordinario.

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Due giorni di emozioni incredibili, di feste, di balli, di musica ad altissimi livelli. E siamo solo al giorno due.

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