Testo di – GIUSEPPE ORIGO

 

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Non è stato un festival facile e l’idea di renderlo “Social” non ha certo pagato: fuoco incrociato ad ogni stacchetto trash, piogge di insulti in direzioni di geronto-ospiti e conduttori “buonisti” (con conseguenti scazzi da parte di questi).

“Troppi insulti sui social, penso che un periodo di stop potrebbe giovare ad entrambi” sono state le parole di Fabio Fazio questa mattina a proposito dei dissensi manifestati dal popolo social a proposito della sua guida a fianco di Luciana Littizzetto.

Ancora molte incognite a proposito delle scelte sbagliate che ammantano questa edizione del festival, molte delle quale sulle scelte degli ospiti, giudicati dai più talvolta troppo datati e talvolta troppo poco “pop”. Dopo tutto perchè non deviare le star e i mediamostri accorsi in Italia per la Milano Fashion Week nella cittadina ligure e andare invece a scomodare star più “di nicchia” oltre oceano? Dopo tutto il festival di San Remo è sempre stata più festa “nazional-popolare” piuttosto che un’ effettiva occasione di confronto “intellettuale” su livelli più alti, e non sono in pochi a ritenere che sarebbe dovuto e dovrebbe rimanere sempre tale.

La serata Finale inizia con un Don Matteo autopromozionale in bici, unica nota di merito è constatare che Terence Hill è refrattario all’età, il resto è il solito imbarazzante teatrino di trash antiautoriale, autocelebrazione della ormai defunta coppia Fazio/Littizzetto. Ma passiamo alla musica, dopo tutto mi fa piacere pensare che l’ingrediente fondamentale del Festival Della Canzone Italiana sia, innanzituto, la Canzone Italiana.

Queste le valutazioni a caldo, dopo una settimana di Festival 24 ore su 24.

Apre le danze Giuliano Palma con “Così Lontano”, fra gli ultimo al televoto ma primo nella classifica de “Le Canzoni più orecchiabili”. Il pezzo continua a sembrare già sentito, Giuliano continua ad essere l’uomo più stiloso di questa edizione del Festival. In fin dei conti mi piace e lo classificherei almeno nei primi 10, per lo meno per lo sforzo di restare fedele a uno stile anche se desueto.

La seconda sul palco è Noemi, vestita sempre peggio, con “Bagnati Dal Sole”. La voce è sempre ottima sebbene non caldissima in principio, ma si riprende in fretta. La canzone, personalmente non mi piace ma, qui in sala stampa, sembra riscuotere un discreto successo quindi penso avrà la conplicità del televoto in fase di valutazione finale.

Ron è il prossimo, dirige l’orchestra il maestro SostitutoDiRoccoTanica, il pezzo è il folkettone “Sing in the Rain”. Certo da Ron ci si sarebbe aspettati ben di più, è innegabile che l’omologazione all’ ormai onnipresente folk, con tanto di banjo, sia deludente, specie da uno che nella vita, per la musica nostrana, ha fatto quello che ha fatto lui. Ad ogni modo la ancora calda commemorazione di Dalla a sua opera fatta ieri sera è ancora ben scolpita nella mia testa e rende la mediocrità del pezzo in gara più sopportabile.

Arriva Arisa, una delle grandi favorite di quest’anno, con un pezzo che odio al punto che lo sto fischiettando da una settimana, incazzandomi regolarmente con me stesso. C’è poco da dire, entra in testa e lei ha una gran voce. Però, per quanto mi riguarda, il mix di ottusità e pregiudizio mi rende refrattario ad ogni sua produzione. Maledetta… tristemente anche l’esecuzione è buona. Troppo. Sento puzza…

In sala qui nella Lucio Dalla entra il Grande Boss Sanremese Manzi. Deferenza e strette di mano generali.

L’ex Vibrazione Francesco Sarcina, grande delusione personale delle prime serate, arriva e, da Latin Lover quale è, inizia a provolare diffusamente, anche con la Littizzetto… Nonostante tutto, la canzone continua ad esser debole, tanto nella banalità della musica, che nulla lascia all’ascoltatore, quanto nel testo che nulla aggiunge ai vecchi capolavori de Le Vibrazioni. La chitarra è giustamente più pompata rispetto alla prima esecuzione di qualche giorno fa, ma poco cambia e non salva il pezzo.

Crozza fra un minuto di pubblicità, tremo pensando che Fazio, dopo tutto, abbia il fetish dell’ autolesionismo.

La pubblicità è finita… ansia…

No, non sono interessato a parlare di politica, satira, comicità… Chi l’ha visto l’ha visto e deciderà eventuali giudizi autonomamente. Io voglio parlar di musica.

 SONO UN PERDENTE. Confidando nella durata della pubblicità sono andato a prender da bere. C’era coda. Mi son perso i Perturbazione. I miei favoriti. Dall’ entusiasmo in sala pare sia andata bene, ma questo già lo supponevo. Spero vincano, dal più profondo del cuore.

Sono però in tempo per Giusy Ferreri, diamine. Lei continua a non piacermi e la sua canzone continua ad esser già sentita, l’arrangiamento è banalotto, Giusy Ferrei è banalotta… Questo però è un gran peccato perchè la sua impostazione musicale non è tale e, se non fosse asservita a testi disarmanti e arrangiamenti piatti potrebbe fare davvero grandi cose. Bel vestito, ad ogni modo.

è il turno della mia personale incognita, ma di colui che penso vincerà, mio malincuore, questa edizione del Festival: Francesco Renga è indubbiamente una delle voci più interessanti sul palco dell’ Ariston di quest’anno ma, personalmente, non trovo assolutamente che “Vivendo Adesso” sia uno dei suoi pezzi migliori per una fondamentale ragione,  diversamente dal capolavoro che fu “Angelo” non ne valorizza la potenza vocale. Ad ogni modo penso si porterà a casa il Festival: ha la totale complicità del televoto, quello stesso televoto che ha sollevato il GiovaneGiovanissimo Rocco Hunt dall’ ultima posizione della critica alla prima. Poi, che dire, dopo essersi portato KeKKo dei Modà sul palco per i duetti…

Stacchetto di Ligabue, non commenterò in modo alcuno per non attrarmi i malumori del web.

 Renzo Rubino: continuo a dire che suo sarà il terzo posto (anche se io lo metterei più indietro, ma il televoto è sempre in agguato). Per lo meno ha il fascino di chi, dal palco, oltre che cantare suona (sbagliando però qualche noterella qua e la, nulla di tremendo ad ogni modo), questo gli è dovuto. La canzone mi dice poco anche stasera, ed anche la sua cravatta.

Chissà, forse questa sera Antonella Ruggiero canterà in italiano? La prima volta ho stentato a riconoscere le parole di “Da Lontano”… Scherzi a parte ogni sorta di osservazione in negativo sulla sua voce sarebbe una scemenza assolutamente senza senso. Il pezzo è buono (e questa volta le parole si colgono…forse…mah…magari nella strofa…). Chissà perchè mi vengono in mente i The Cure quando la guardo… Buon pezzo, buona esecuzione.

Sale sul palco DIO, no non Gualazzi: Sir Bob Cornelius Rifo. Con 1500000 fan su facebook è il più seguito in assoluto, sebbene ASSOLUTAMENTE SCHIACCIATO DAL COLLEGA in “Liberi o no”, dove le sue potenzialità non sono assolutamente sfruttate (per lo meno nell’esecuzione live). BASTARDI COSPIRATORI: il microfono di Gualazzi è staccato al primo tentativo (forse in segno di rispetto a Rifo?). Scondo tentativo: ESECUZIONE MAGISTRALE e la sala stampa è in delirio, però noi fan duri e crudi soffriamo per un Rifo esiliato in secondo piano… troppo Raphael, SEMPRE TROPPO POCO BLOODY BEETROOTS. A fine esibizione, ad ogni modo, lancio il fiore che stava nel mio taschino in direzione del Maxischermo del PalaFiori, in segno di totale devozione.

Cristiano DeAndrè, grazie RAI per questo bis dopo Bob: una canzone dalla bellezza rara, un Cristiano in formissima. Finiamola coi paragoni pacchiani e irrispettosi col padre: Cristiano DeAndrè è un grande artista, autonomamente e sulle sue gambe, e la sua canzone è splendida e eseguita magistralmente. Per lui il Premio della critica è dovuto.

Tocca a “Pedala” di Frankie Hi-NRG mc, uno dei più simpatici e popolari in sala stampa, nonostante i pezzi presentati al festival non siano dei migliori. L’esibizione è ad ogni modo la sua migliore in questo contesto: finalmente in grandissima forma rappa scandendo bene le parole e senza stonature, qualcuno nelle prime fine dell’ Ariston sembra apprezzare scandendo il ritmo con la testa. Bravo Frankie, non vincerai il premio ma ne esci comunque a testa alta.

Non parlo solitamente degli ospiti, ma concedetemi qualche parola su Stromae, una delle miglio esibizioni insieme all’ inarrivabile Gino Paoli di ieri e pochi altri: “Formidable” è impeccabilmente recitata e cantata come una poesia ubriaca, uno spettacolo di rara intensità tanto musicale quanto recitativa.

Sinigallia è, nel bene o nel male, fuori gara, eliminato per il pezzo in gara, rivelatosi non inedito. Mi spiace perchè “Prima di andare via” è un pezzo che mi piace moltissimo e il cantante è un ottimo interprete. L’ ottima esecuzione non fa che accrescere il mio malumore.

La Littizzetto nel mentre si è spogliata, che sia l’ennesimo omaggio, di questo Festival, alla terza età?

Buste: passan Rubino, Gualazzi/Beetroots e Arisa. Non mi pronuncerò su questo ma il fatto che né i Perturbazione né DeAndrè figurino fra i primi tre accresce la mia sfiducia tanto nel televoto quanto nel suffragio universale.

I tre eseguono nuovamente i brani e continuo a non capire il perchè siano loro a farlo invece di Renga, DeAndrè e i Perturbazione. Nel dubbio mi sbilancio cedendo al televoto, inutile specificare che non va a favore di Arisa…

Chiudo qui l’articolo, mi sembrerebbe ridondante scrivere un commento a un risultato che non conosco ancora ma che, probabilmente, quando leggerete questo pezzo già tutti conosceranno.

SanRemo è finito, nel bene o nel male, andate in pace.

 

 

 

 

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