Testo ed intervista di – VIRGINIA STAGNI

 

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Lo scorso 15 luglio ha aperto i battenti la mostra Ri-Formare Milano, ospitata presso la Triennale di Via Alemagna fino al 31 agosto. Un progetto che ha visto coinvolti la Scuola di Architettura e Società del Politecnico di Milano e l’Assessorato all’Urbanistica, Edilizia Privata, Agricoltura del Comune di Milano. Tangibile dimostrazione di quando didattica, ricerca ed interesse comune e politico riescono ad interagire pienamente tra loro e sinergicamente ad ideare dei progetti creativi ad opera di quei semprefertili e semprecitati “giovani”. Giovani che oggi, finalmente, hanno potuto mettersi all’opera e dimostrare quello che hanno in testa. Sono oltre cento le idee esposte ed ognuna di esse propone in modo originale l’entità dell’intervento sugli edifici e indica l’utilizzo degli stessi: perché anche dal sano riciclo si può far rinascere ciò che è stato abbandonato e dimenticato. Significa far risplendere dell’antica luce tutti quei quartieri e quelle aree urbane degradate ed abbandonate con nuove sperimentazioni architettoniche ma, soprattutto, culturali.

Abbiamo avuto la possibilità di parlare con uno dei ragazzi coinvolti, Francesco Garbujo, che ci racconta il suo contributo: “In primis voglio specificare che il nostro progetto è un’utopia. Ovviamente il costo che implicherebbe è troppo oneroso ma come ogni utopia penso che ci sia qualcosa di buono da prendere, da ascoltare: l’intento del progetto che ho realizzato in collaborazione con il mio collega Gioele Giudici, è quello di cercare di aprire la cortina edilizia e di mettere al servizio di tutti lo spazio che era strettamente privato in precedenza.

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Leggiamo nella didascalia del progetto di Garbujo e Giudici, che prendiamo ad esempio tra tutti i cento progetti presenti, che lo stesso si sviluppa nell’area sud-est di Milano e riguarda un lotto definito dall’incrocio di due assi viari strategici, la circonvallazione e corso Lodi. Una lettura critica del contesto ha portato all’individuazione delle problematiche riguardanti il sito e la parte di città che lo abbraccia. La cortina edilizia, frutto dell’espansione milanese del piano Beruto, costituisce uno dei più grandi limiti del contesto. Questa parte di città si configura come uno spazio introverso e apparentemente privo di stimoli. In realtà, all’interno delle “poderose mura” costituite dagli edifici che sorgono ai margini degli isolati, si scopre un universo molto più vario, composto da edifici dagli assetti divergenti, da piccole strade e cortili percorribili. Il progetto si prefissa, quindi, l’obiettivo di dare a piazzale Lodi un’immagine nuova che sia in grado di configurarlo come un’attrattiva all’interno della città.

Il nostro sogno era quello di realizzare un’isola all’interno della caotica Milano che possa permettere momenti di incontro, condivisione ma anche relax per giovani, bambini e adulti. Per me progettare e lavorare nel campo architettonico significa creare qualcosa al servizio di tutti, a prescindere dalla provenienza sociale.

“Come esprimi questi valori attraverso le forme e le strutture architettoniche?”

Quando disegno e progetto le forme dichiarano in modo conciso e diretto l’obiettivo del progetto, utilizzando in modo appropriato i materiali, anch’essi veicolo di significato. Per esempio, come puoi osservare dal modello qui in Triennale, l’intento di aprire la cortina edilizia è stato reso permettendo a tutti di vedere dall’esterno ciò che accade in quest’isola interiore utilizzando il vetro, il miglior materiale per trasmettere la limpidezza e la trasparenza del Vero.

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“Cosa significa per te prendere parte a questo progetto della Triennale? È emozionante per uno studente vedere esposte le proprie creazioni?”

I sentimenti che guidano il mio amore per la materia “Architettura” si tramutano nel progetto nel dovere quasi morale di creare spazi ed ambienti che possano mettere gli altri a propri agio, che possano ispirarli. C’è chi si esprime tramite le note, le produzioni industriali, i colori: noi cerchiamo di affidare i nostri valori come cittadini ai nostri disegni, alle nostre linee, all’incontro tra pieno e vuoto”.

Il progetto è stato supervisionato dal Coordinamento scientifico di Corinna Morandi e Paolo Mazzoleni; è stato curato da un team eterogeneo: Barbara Coppetti con Pierluigi Salvadeo, Andrea Oldani, Giulia Setti, Martina Sogni.

Orari
Martedi – Domenica
10.30 – 20.30
Giovedi
10.30 – 23.00

Ingresso
Libero

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