Testo di – FEDERICO QUASSO
.
Nel 1615, un quarto di secolo dopo l’unificazione del Giappone ad opera di Tokugawa Ieyasu, il nuovo Shōgun concesse ad noto ceramista e calligrafo dell’epoca, Hon’ami Kōetsu, un piccolo appezzamento di terreno poco fuori Kyōto; qui venne raggiunto da altri famosi artigiani, dando così vita ad una piccola comunità. In questo clima di stabilità, pace e collaborazione nacque il Rinpa.

400 anni dopo questo evento, la città di Kyōto ha allestito una mostra, la prima in assoluto nel suo luogo di nascita, che ha come unico soggetto il Rinpa, scandagliato nelle sue tappe salienti durante l’intero periodo Edo (1600 – 1868). Partendo proprio da quel Kōetsu che ne fu fondatore, e passando poi per i tre maggiori artisti che nei duecento anni succesivi mantennero e accrebbero la fortuna e la fama di questa corrente, il Kyōto National Museum celebra l’anniversario attraverso un percorso che raccoglie tutti i maggiori capolavori, provenienti da altri musei, da templi e da collezioni private, e costruisce una grandiosa enciclopedia visiva del gusto artistico della vecchia capitale fra il 17esimo e il 19esimo secolo.

Rinpa è uno stile estetico che riprende la tradizione artistica e letteraria classica tipica del periodo Heian (794 – 1185), non rimanendo però un semplice esercizio di stile di stampo classicista, ma rivisitando e portando l’arte nell’oggettistica quotidiana; durante la mostra, infatti, si possono ammirare numerose scatole laccate e finemente decorate che avevano la funzione di contenere trucchi e gioielli, oppure tazze e piatti a motivi floreali, o ancora ventagli impreziositi da foglie d’oro.

Il percorso si apre, come detto, con Hon’ami Kōetsu. Nato poco dopo la metà del 1500 in una famiglia di artigiani specializzati nella fabbricazione e riparazione di spade di altissima qualità, divenne un artista nella creazione di tazze per la cerimonia del té utilizzando la tecnica Raku, di cui sono presenti due esempi. La sua fama però crebbe e si affermò grazie soprattutto alla sua abilità nella calligrafia: si può ammirare un rotolo di oltre 13 metri su cui l’artista ha magistralmente vergato alcuni famosissimi Waka (poesie composte di 31 sillabe) di epoca Heian. La particolarità che eleva l’opera a capolavoro è che la realizzazione delle illustrazioni, rappresentati gruppi di gru in volo, che fanno da sfondo alle poesie portano la firma di Tawaraya Sōtatsu, ovvero il secondo grande maestro del Rinpa.

Della biografia di Sōtatsu si sa poco o nulla, comprese le date di nascita e morte, ciò che è certo, però, è che fosse un maestro della decorazione dei ventagli con scene tratte dai capolavori della letteratura classica giapponese, quali ad esempio il Genji Monogatari (Storia di Genji il principe splendente) o l’Ise Monogatari (Racconti di Ise). Oltre a questi magnifici oggetti, durante il percorso ci si trova di fronte ad opere ancor più complesse, ottenute sfruttando superfici maggiori dei piccoli ventagli; in particolare l’artista utilizza inchiostro su carta, alcune volte secondo la tradizione cinese, ovvero sfruttando la scala dei grigi, e a volte, con gusto più tipicamente giapponese, sfruttando anche il colore. I soggetti rappresentati sono per la maggior parte ispirati dall’ambiente naturale, vi sono fiori, erba, foglie autunnali, nonché scene campestri come una coppia di buoi o la coltivazione del riso. Il tutto, come nella migliore estetica giapponese, minuziosamente dipinto, ma, allo steso tempo, solo accennato in alcuni tratti e particolari.

Pannello Rinpa

Il Rinpa non deve tuttavia essere inteso come una scuola, una tradizione continuativa in cui le forme e le tecniche venivano direttamente insegnate di maestro in discepolo; piuttosto è un sentimento, una passione per l’estetica classica che si tradusse poi nei singoli artisti in uno studio e una reinterpretazione dei prettamente personale degli illustri esempi del passato. Questo è infatti ciò che avvenne da Sōtatsu in poi e che culminò nel lavoro di Ogata Kōrin: nato dopo la metà del ‘600 in una famiglia agiata, ebbe la possibilità di osservare e studiare da vicino le opere dei predecessori, facendone propria la lezione ma acquisendo uno stile proprio di pittura. Con lui il Rinpa giunse al suo massimo splendore, e Kōrin esercitò un grande influsso sugli artisti che lo seguirono: basti pensare che il termine Rinpa, che risale a tempi a noi più vicini, potrebbe essere tradotto come “Scuola di [Ko]rin”. Alcuni dei capolavori che si possono ammirare comprendono dipinti utilizzando inchiostro su carta rappresentanti soggetti naturali, ma anche figure umane tratte dai già citati Monogatari. Inoltre in una sala che da sola vale il prezzo del biglietto, porta la sua firma una delle tre copie dei paraventi su cui sono rappresentati il dio del tuono e il dio del vento (ad opera le altre due di Sōtatsu e di Sakai Hōitsu, il quarto grande maestro). Si possono così riscontrare le diversità degli stili fra i tre, i quali, pur mantenendo uno stretto rapporto con la tradizione, innovano ognuno a modo proprio, chi attraverso un diverso uso del colore, chi attraverso una maggiore dinamicità dei corpi.

Nelle ultime sale i dipinti lasciano spazio all’oggettistica quotidiana: qui ritroviamo, oltre a quanto già citato, anche piccoli utensili, quali ad esempio pettini dai colori sgargianti, oppure capi di abbigliamento: in particolare hanno attirato la nostra attenzione due kimono risalenti al 18esimo secolo, l’uno decorato con un motivo di foglie autunnali di acero, e l’altro con glicini.

Kimono RinpaIn una città come Kyoto, fortemente legata al suo passato di capitale non solo politica, ma soprattutto culturale del paese, la mostra per il quattrocentesimo anniversario del Rinpa è stata accolta come un vero e proprio evento, e benché sia stata aperta da pochi giorni ha già riscontrato un afflusso di pubblico fuori dal comune. Proprio al pubblico vorremmo concedere la conclusione di questo articolo (dando per scontato che il giudizio sulla mostra è ben più che positivo): abbiamo potuto notare la presenza di persone di ogni età, ed ognuno di loro era attento e interessato, paziente ed educato nonostante le code che si formavano per osservare da vicino le opere. Quando si è all’estero, sembra sempre che si vogliano fare dei paragoni con l’Italia e gli Italiani, e che questi ultimi ne escano sempre perdenti. Lungi dal voler fare prediche o lanciare invettive, ci limitiamo a prendere atto della capacità del popolo giapponese di rimanere legato al suo passato e di trarne il meglio, cosa che, ci pare, sia un buon punto su cui costruire un futuro.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata