Testo di – GIUSEPPE ORIGO


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Con “Il risveglio della forza” la Walt Disney Company era arrivata al punto di polverizzare ogni mia aspettativa, anche la più infima, bassa, o secondaria… Uno smacco totale ai danni di qualunque fan di vecchia data della Galassia Lontana Lontana, un minestrone di citazionismo abusato, personaggi debolissimi, sceneggiatura claudicante. Un prodottucolo creato ad hoc per fare leva su una nuova generazione di pubblico junior, estraneo alle dinamiche del cult originale, al mero scopo di riempire i Disney Store di tutto il mondo.
Complice del ricordo di tanta delusione quindi mi sono recato all’anteprima di ieri sera, proiezione del nuovo “spin-off” (che poi scoprirò esser prologo) “Rogue One: A Star Wars Story”, con lo stesso entusiasmo che riservo all’andare dal dentista.

“tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…” INIZIA IL FILM.

Ok, magari non tutti capirete cosa significa questo passaggio, ma è già sintomo di qualcosa che è cambiato, una rivoluzione poderosa che potrebbe far sembrare quanto accaduto a piazza Tienanmen simile ad un raduno dei Boy Scout.

CHIUNQUE SA BENISSIMO che dopo “Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…” in font azzurrino su sfondo nero parte il prologo a scorrimento, la scritta gialla nello spazio, il “tan tan tan TAAAAAAN TAAAAAN! Tan tan tan TAAAAAN TAAAAAN!!! Tan tan tan TAAAAAN TAAAAAN!!! TAN TAN TAN TAAAAAN!”: è un classicone!

E invece no, non a questo giro: “tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…” e parte la prima scena, una navetta entra nell’atmosfera di Saturno.

Fin da subito è chiero che qualcosa è cambiato (e non solo nella Forza): atmosfere cupe, sceneggiatura ben delineata, attenzione ai dettagli e, soprattutto, NOVITÀ.

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L’idea è bella: raccontiamo come i Ribelli siano riusciti a trafugare i progetti della morte nera ed a scoprire quella piccola falla che ne permise la distruzione nel primo Guerre Stellari.

La regia di Gareth Edwards è ottima, incredibilmente e contro ogni aspettativa.

Una storia nuova e svincolata da quanto già visto sullo schermo fino ad oggi, un film finalmente completo, spesso, critico, non retorico e svincolato dal compulsivo bisogno di autocitazionismo che è stata una delle cause dell’immondo sfacelo de “il risveglio della forza”.
“Rougue One” è una storia di spionaggio, uno specchio palese delle nuove forme di conflitto e guerriglia, un magistrale compromesso fra la potenza visiva dell’effetto speciale ed una trama accattivante retta da una sceneggiatura solida, animata da personaggi umani, gradevoli, nuovi: non servono Jar Jar Binks, BB8, Kylo Ren o quell’insopportabile jedi politicamente corretta col culotto da montanara che ci hanno propinato l’anno scorso per poter fare un buon film, è più importante la novità, la rottura con passato.

“Rogue One” racconta una vicenda cruda, di sacrifici e battaglie, racconta la resistenza ribelle nel modo in cui ti aspetti che effettivamente possa operare un gruppo di facinorosi carbonari rivoluzionari che, agendo nell’ombra, vogliono opporsi al dittatore, al Re, all’ Impero Galattico che tutto vede e tutto controlla.

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Rogue One è una storia di Baschi, di Curdi, di Talebani, un riuscitissimo inno al valore della rivoluzione sopra ad ogni cosa, financo al “e viseero tutti felici e contenti”, alla forza dell’amore e a moltissimi altri pilastri del sogno Disneyano.

Non ci sono Jedi: è una storia di uomini e di ideali, nel quale la magia è solo fede.

Mai pensavo che sarei arrivato a dire queste parole ma: andate a vedervi “Rogue One: a Star Wars Story” e vi prometto che non vi troverete davanti a nulla di anche solo vagamente assimilabile a “Il Risveglio della Forza”, ad un filmone Colossal in stile Marvel o a qualunque altro format predigerito a marchio Topolino.

Un film davvero valido, senza bisogno di scendere a compromessi.

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Unica nota stonata, permettetemi questa osservazione da defender, il restauro del costume di Darth Vader: occhi rossi (?!), doppiatore nuovo (Il cattivo più cattovo dei cattivi parla come Mufasa con l’asma?!), casco sproporzionatamente grande rispetto alle esigue spalline…

Ad ogni modo è una questione di pochi fotogrammi, al massimo fate come me e fingete che non ci siano mai stati.

Essì, perché quando finalmente esci dal cinema con la sensazione che qualcosa di nuovo finalmente si è mosso nella Forza, che vale la pena continuare a sognare galassie lontane lontane e che forse non tutto è perduto, non hai proprio voglia di pensare a trascurabili sbandate avvenute nell’arco di 2 ore e 13 di ottima pellicola finalmente riempita di nuove storie, di avventure, e non dell’ennesima pubblicità senz’anima.

Ottimo lavoro ragazzi, ora magari comunque chissà, non sarebbe forse il caso di incanalare quest’aria di novità in un prodotto davvero nuovo, che non sia né l’ennesimo StarWars, né il 4° reboot di SpiderMan, né la trasposizione cinematografica di un grande classico dell’animazione?

Non so, è solo un’idea…

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