Intervista di — GIUSEPPE ORIGO

 

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Nella quiete del postconcerto, il chitarrista degli Ska-P (esibitisi qui a Sziget festival nel day 2 dell’evento) José “Joxemi” Redin ci ha concesso una breve intervista, in grande allegria e disponibilità. Abbandonato alla tavola l’orrendo vino offerto dal ristoro della zona vip, il chitarrista ha scherzato e condiviso con i nostri microfoni alcune interessanti considerazioni. Le riportiamo in esclusiva su Revolart nell’intervista seguente.

 

I primi a parlare della situazione palestinese ed è importante che la musica faccia anche politica ma entro i limiti della musica. La vostra carriera è punteggiata dal messaggio politico. Perché?

Già dall’inizio parlavamo delle cose importanti della vita, anche della politica. Fin dagli inizi noi Ska-P abbiamo parlato di ciò che ritenevamo importanti, che nessuno vedeva. Il nostro discorso è arrivato molto più lontano di quanto pensassimo e quando c’è molta gente che ti ascolta è più facile parlare di ciò che pensi, anzi, non è importante: è obbligatorio.

 

Noi veniamo dall’italia che è un paese in cui…

Lo so…

Lo sai…

Guarda, quando abbiamo cominciato a suonare in Italia per me il vostro paese era un esempio a livello culturale… la gente… il movimento… dopo con questo cazzo di Berlusconi che è stato per 20 anni a rompere i coglioni… 20 anni con il potere sulla tv, il potere di cambiare la mente della gente… ho visto una discesa brutale, adesso tutte le ragazze vogliono solo essere carine e i ragazzi vogliono essere coglioni o calciatori, che a volte coincide.

 

Noi ci occupiamo, con la nostra rivista, di parlare dell’arte e della cultura nella dimensione in cui sono popolo, perché l’arte e la cultura devono tornare ad essere popolo e non essere èlite, però in Italia soprattutto, e molto spesso nel mondo, l’arte e la cultura sono viste come qualcosa di accessorio e non di indispensabile, è stupida come cosa, pensate voi, come artisti, che arte e cultura possano avere un ruolo fondamentale all’interno dell’uscita da questa crisi?

Prima di tutto penso che noi non siamo artisti, un’artista è uno che riesce a fare l’attore, riesce a recitare, a fare sentire quello che non pensa veramente, noi diciamo quello che pensiamo, non siamo artisti, siamo persone di un piccolo quartiere di madrid e di bilbao, non siamo artisti, capisco nel senso in cui tu lo dici, ma non ci sentiamo così.

 

Com’è la sensazione di esibirsi davanti a 400mila persone?

E’ bella ostia, è molto bella, come ti dicevo noi non siamo artisti, all’inizio lavoravamo tutti, io facevo il postino, lui l’idraulico, l’altro faceva l’elettricista… siamo solo un gruppo di gente di quartiere che cantando i propri pezzi, i propri pensieri siamo arrivati a un punto che non avremmo mai creduto di raggiungere, quindi siamo ovviamente contenti e soddisfatti della nostra vita e della suerte che abbiamo. E anche se, arrivando da altri concerti, il cantante o il tastierista stanno male, davanti ad un pubblico così non si può far altro che sorridere e chiedersi “P***o D**, ma che suerte abbiamo?!”

 

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A microfoni spenti Josèci ha ancora confidato quanto pensa della nostra Italia: un paese bellissimo ma i cui abitanti negli ultimi vent’anni hanno perso la loro vivacità e la loro voglia di cambiare le cose. Ricordandosi dei primi concerti nel belpaese, il chitarrista madrileno rimpiange un certo declino degli italiani che, nel ventennio berlusconiano e di Mediaset, sembrano aver perso la forza (ma soprattutto la voglia) di fare la differenza come individui e di fare la revolucion. Le persone (nell’esempio concreto a Milano – dove il nostro dice di aver passato un periodo della sua vita) sembrano aver perduto la loro semplicità, distinguendosi in “fighette, calciatori e coglioni (che molto spesso sono la stessa cosa)”. Il che, così come in Spagna, appiana la naturale tendenza a voler fare del mondo il nostro mondo (una tendenza che gli Ska-P ben conoscono).

La situazione politica appare ovviamente ridicola: se in Spagna nessuno vuole più el rey, in Italia il “vecchio” Napolitano rappresenta una caricatura che esacerba la già penosa situazione del governo. Una speranza? I giovani, i giovani che hanno voglia di fare e di cambiare. Ma una speranza in fondo arriva anche dalla politica: in Italia come in Spagna, il chitarrista suggerisce di credere in partiti come M5S, che, fra tutti, possono rappresentare l’Alternativa.

 

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