Testo di – DAVIDE PARLATO

“La Bicocca è una scoreggia di cemento”

(Anonimo, pennarello nero indelebile su cartello “Vietato fumare”, stazione di Milano Greco-Pirelli)

In questo verso ben poco lusinghiero – ma di certo dotato di certa poesia – si cela quello che è il punto di vista più diffuso dello studente medio presso il campus di Milano Bicocca circa la propria struttura universitaria.

Milano Bicocca è di certo un luogo difficilmente definibile nel contesto urbanistico milanese: ricorda molto di più un non-luogo come di quelli che si incontrano nelle pagine di Borges o di Kafka. Oscillante fra il gusto moderno e minimale e la scabra e tagliente fisionomia della fabbrica, la struttura sorge dalla bonifica di un quartiere tradizionalmente di fabbriche e capannoni (dominato dai Pirelli per l’appunto) – da ciò probabilmente deriva l’eredità industriale della sua silouhette.

30.000 studenti affollano i vari edifici di questa città universitaria, transitando in questo luogo fuori dal mondo e sicuramente fuori da Milano. La lontananza da qualsivoglia centro cittadino attivo e il sopore del suo impianto periferico rendono la Bicocca un luogo senza una vera e propria identità – un luogo di lavoro, sostanzialmente.

Eppure esistono iniziative che rendono conto della voglia da parte dell’istituto di inserirsi attivamente nel mondo interuniversitario milanese, e una di queste è il “gemellaggio” siglato fra la Bicocca e l’Accademia di Brera in occasione dell’allestimento del Salon 2015, l’esposizione pubblica delle opere dei migliori artisti emergenti dall’accademia. Alla sua ventunesima edizione, il Salon trova il suo spazio proprio all’interno dei corridoi e delle strutture universitarie (in particolare presso l’edificio U6), per un’ esposizione di opere di diversissimo stile e afferenti a vari filoni di arte figurativa, per la durata di un mese – inaugurata proprio ieri sera, resterà aperta al pubblico fino al 19 Aprile.

Il premio BreraBicocca per il miglior artista scelto proprio dagli studenti rappresenta il virtuoso pretesto per questa interessante collaborazione: collaborazione che, con le parole del rettore dell’università di Milano-Bicocca Cristina Messa, “permetterà uno scambio duraturo fra studenti a livello culturale”.

È di cultura che si sta parlando, una cultura che può essere vivificata anche ( e forse soprattutto) dal dialogo fra interpreti distanti del mondo universitario, sia geograficamente (poiché d’altronde lo stesso carattere esplosivo del piano urbanistico meneghino rende tutti i poli universitari, loro malgrado, decisamente distanti) sia per ciò che concerne i temi di formazione – l’Arte e la Scienza. Dialogo questo che non può che essere prolifico, peraltro, considerando non solo il ruolo storico fondamentale che ha avuto il progresso scientifico per la maturazione di tecniche e sensibilità artistiche, ma soprattutto per il carattere allo stesso modo sperimentale che la realtà contemporanea ritrova nella scienza e nell’arte – figurando quest’ultima soprattutto nelle vesti di ricercatrice di nuovi materiali e media.

Si spera che il dialogo, simbolicamente instaurato con questa alleanza, si potrà in qualche modo perpetrare virtuosamente fra queste realtà.

È decisamente straniante vedere, come in occasione dell’inaugurazione, i corridoi della Bicocca animarsi di vita, risuonare di musica e di chiacchiericcio, di volti di studenti e di giovani fruitori. E questo straniamento è paradossale considerando che proprio dalla gioventù (universitaria) dovrebbe nascere e svilupparsi quell’interesse che porta al confronto e al nuovo. Proprio noi giovani dovremmo essere interpreti e fruitori per eccellenza della modernità, della nostra cultura, anche (e, perché no, soprattutto) dell’Arte – questo strano prodotto imbolsito dalla troppa esposizione alle convenzioni formali e sociali. Vedere l’arte sostanziarsi in un’esposizione in un’università è straniante poiché troppo fisiologico, troppo naturale. L’alone sacrale emanato dal prodotto artistico si stempera nell’ambiente universitario come un qualcosa che ha trovato il suo posto, che si sente a casa: forse l’ergonomia degli agorafobici corridoi giallognoli del campus non rende merito alla bellezza di certe opere esposte, ma vedere intorno a queste stesse la vita, il fervore, il vociare e il dialogare – il fare cultura – di studenti è qualcosa di impagabile – è da ricordare come la stessa iniziativa di avvicinare gli studenti all’arte contemporanea rappresenti un ottimo proposito .

È l’immagine della Scuola di Atene di Raffaello che Stefano Pizzi (responsabile relazioni esterne di Brera) ci ha riportato alla mente, e a buon merito: questa piccola iniziativa e molto localizzata potrebbe essere in qualche modo lo spunto per futuri progetti che mettano davvero in costante dialogo gli atenei di Milano.

L’oggetto più plausibilmente artistico che uno studente Bicocca ha fino ad ora potuto incontrare per i corridoi del campus è un’orca in materiale plastico che accoglie sorniona gli studenti che si recano a lezione presso l’edificio U4…. Per un mese quello stesso studente avrà l’occasione di muoversi da un’aula all’altra e nel tragitto poter godere di opere di arte contemporanea decisamente interessanti – che poi l’Arte sia o meno la sua passione, il suo stesso diventar oggetto di battute o di dialogo con i colleghi rappresenterebbe ad ogni modo la sua più alta ragion d’essere: stimolare il dialogo. Il tutto sicuramente non potrà che costituire un primo passo per la rivalutazione di una struttura e di una zona periferica che meritano di ritrovare e di ricostruire una propria identità.

Insomma, non si può non lodare questa favolosa iniziativa, Per chi non studia presso la facoltà di Milano Bicocca, la visita è ad ogni modo caldamente consigliata, sia per la qualità delle opere, sia per affrontare questo strano luogo del campus –sia anche per fare un salto presso il vicino Hangar Bicocca, altro notevole teatro dell’arte milanese fin troppo ignorato. (la mostra attualmente in corso su Céline Condorelli recensita per voi al link http://revolart.it/funzionalismo-a-ritmi-di-bau-bau/)

Qui il link al catalogo online dell’esposizione http://www.brerabicocca.it/

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