Testo de – IL FASTIDIO

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Arrivati alla chiusura del Festival della Canzone italiana, barricati nelle sanremesi sale stampa, i sentimenti sono in definitiva contrastanti.

Sono giorni ormai che siamo chiusi qui a cercare qualcosa che, anche solo vagamente, possa odorare di “musica”, ridotti a valutare canzoni in base alla ricerca della meno peggio delle altre.

Un giorno dopo l’altro a veder sfilare sugli schermi e sui palchi prodotti e non musicisti, cercando di sopprimere l’inevitabile epifania che ormai ha colto ognuno dei convenuti: a SanRemo la Musica non e’ piu’ di casa.

Ed eccoci qui, prima dell’inizio della finalissima, porci davanti ad una logica scelta, ad un bivio potenzialmente fatale: ricercare la lettura facile stillando un’altra classifica in cui crediamo solo in parte o evolvere, per una volta, il nostro prodotto da Festival in un qualcosa di piu’?

Ben venuti alla nostra Pagella Futuristicamente Sincera.

 

Elodie – Tutta colpa mia                            7

Elodie ricorda Fiume: qualcosa che vorresti ma che non puoi avere. Omeopatica si incespica in una solida performance canora che quasi rende credibile uno fra i piu’ convincenti degli sciagurati gargarismi paramusicali sanremesi. L’ abuso della parola “amore” inchioda un significato non troppo ermetico nell’esplicita’ di un significante poco fraintendibile.

 

Michele Zarrillo – Mani nelle mani                        6

Un inno al solipsismo: il Zarrillo ha una di quelle facce rassicuranti che ti cedono il posto in coda al supermercato “guardi passi pure lei che ha solo il tonno”, ma poi ti chiedono il numero di telefono che non si sa mai. Un’ermeneutica della memoria, senza se e senza ma.

 

Sergio Sylvestre – Con te                           7.5

Piccolo Sergio, bello lui. Con quelle sue manine e quel suo vocione. Sempre vestito come un suorone lisergico, eroico aduano, rastafariano e paciocco. Fra l’amor sacro e l’amor profano, questa sera, il Sergio serge la confidenza, quella cauta. Se ne sta li’, sul suo palco che sotto lui sembra, dopo tutto, solo un palchettino: rassicurante, familiare, emancipato, pacioso.

 

Fiorella Mannoia – Che sia benedetta                  7

Il mio nonno diceva sempre “rossa di capelli… eh eh eh” e poi se la rideva, sempre, ed io non capivo. Mio nonno faceva il marinaio, girava il mondo. Ne sapeva a pacchi. La Fiorella questa sera mi ha fatto pensare a mio nonno.

Che e’ morto.

La canzone e’ molto gradevole, poi.

 

 

Fabrizio Moro – Portami via                     6

La sua liberta’ e’ la liberta’ di chi e’ libero,

in ogni possibile senso,

Sempre.

Solo: essere liberi non vuol dire essere cantanti, bensi’ essere cantautori.

 

Forse?

Si.

E la canzone? E’ dopo tutto importante?

Si. Gia’. Giaaaaah…. Una radice innanzi all’ inesorabile frana.

 

Alessio Bernabei – Nel mezzo di un applauso                   4

Da quando lanciava volantini su Vienna, il Nostro, ne ha fatta di strada. Una canzone sentita di sovente, che la balli in discoteca ma poi decidi che e’ il momento di affrontare la coda in bagno, che magari dopo suonano l’inno della Salernitana.

Forza Napoli.

La canzone e’ brutta. Fine.

 

Marco Masini – Spostato di un secondo                            5-

Ah… la metrica! Qual simpatico orpello, trascurabile puntiglio. Il Marco, l’inossidabile Marco, e’ il Cialis del Festival di quest’anno: indispensabile per rendere il tutto barzotto. La canzone e’ un’ardita critica alla coordinata temporale, retaggio di teorie fisiche passatiste.

 

 

Paola Turci – Fatti bella per te                                8-

Paola Turci la presenteresti ai tuoi amici, consapevole che poi ti ritroveresti in 10 minuti lasciato solo, a digrignare i denti sommesso mentre lei scherza con loro sui tuoi problemi di forfora.
Continuando nel mentre ad amarla, pero’.

Effige di un mondo che non e’ piu’, ma che forse sara’, inesorabile femmina.

 

Bianca Atzei – Ora esisti solo tu              7-

Nuragico candore, quel famoso pelo ben piu’ tirante del proverbiale carro di buoi.

L’amore e’ un viaggio verso qualcosa che c’e’, seppur oltre l’orizzonte.

E al termine del viaggio? SI: una notte profondissima.

La canzone? E’ in 4/4.

 

Francesco Gabbani – Occidentalis Karma                           5

Damerino della catarsi, la scismatica percezione dell’essere, nei diverticoli di un’esistenza che non e’ piu’ sua. Internettuologo a tratti confuso, a tratti perplimente: si ma stai calmo. A tratti cacio sui maccheroni, a tratti cavolo a merenda.

 

Chiara – Nessun posto e’ casa mia                        6

Una nuance gitana agita la gita agíta di Chiara. Una canzone che innova come il governo Gentiloni, quindi non troppo.

 

Clementino – Ragazzi Fuori                       6-

Clementino, genuinamente verace. Precario avamposto rap sanremese, intimorito ma presente.

Ha le mani tatuate, certo esotico ma non e’ un poco di buono, forse: “Sono Clementino e spacco vetrino”. Bene!

 

Ermal Meta – Vietato Morire                   7

Una condanna ai liberi poteri si incastona fra le rime di Ermal, nella necesstita’ di disobbedire al poter per poter potere. Una solenne lode alla volonta’ di essere qualcosa che puoi ma spesso ti neghi tu stesso nel tuo limitarti.

 

Lodovica Comello – Il cielo non mi basta                           4

Come replico deciso alla domanda indiscreta ma abituale di Renato, il macellaio del Conad di via Borsato, “Sono 2 etti e quattro, che faccio lascio?”, anche stasera il mio pensiero esplicito e’: “No”.

Una lode ortodontistica, non necessaria.

 

Samuel – Vedrai             6.5

Samuel, ovvero deludere ma con stile. Solidamente mediocre. Continuo a pensare (ma son serio qui) che l’orchestra non c’entri nulla, ma anzi sia ridondante. “c’e’ chi si mette degli occhiali da sole per avere piu’ carisma e sintomatico mistero”, poi c’e’ invece chi opta per il cappellino.

 

Michele Bravi – Il diario degli errori                      6

“Carino”, diceva chi meglio di me sa sicuramente scrivere, e’ un aggettivo insopportabile che forse non andrebbe mai usato, per decenza. Quindi, non posso dire quello che penso su bravi e la sua canzone.

Pero’ son contento che tutto questo stia finendo.

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“L’Impero della musica e’ giunto fino a noi 
carico di menzogne 
mandiamoli in pensione i direttori artistici 
gli addetti alla cultura… 
e non e’ colpa mia se esistono spettacoli 
eon fumi e raggi laser 
se le pedane sono piene 
di scemi che si muovono.

Up patriots to arms, Engagez-Vous 
la musica contemporanea, mi butta giu’”

Ci vediamo l’anno prossimo, ngh.

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