Testo di – GIULIA BERTA e DAVIDE PARLATO

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Quest’anno Sanremo è lontano da Revolart, rimasti a Milano per impegni di alterna natura che ci hanno impedito la trasferta. Ma Revolart è vicina a Sanremo, e, nonostante qualche lacrima di nostalgia pensando alle torve serate in sala stampa, fra una cena cinese e una notte non dormita, siamo tutti sintonizzati su mamma Rai. Queste pagelle, memori degli anni passati e attente ad un Festival che, sotto l’egida del Claudione nazionale, sembra promettere fuoco e fiamme, è dedicata a tutti i compagni di viaggio delle edizioni precedenti, che speriamo di poter incontrare nelle prossime.

Ma facezie a parte, passiamo ai voti.

Annalisa – Il mondo prima di te: 4. Canzone ascoltabile, per carità, ma talmente già sentita che la Hunziker si è sentita in dovere di precisare che in gara ci sono solo inediti. Oddio non mi ricordo, dove l’ho già sentita?

The Kolors – Frida: 5. Una canzone che non riesco a ricordare, da cui però si possono comprendere le indubbie doti vocali e musicali di questi ragazzi. Troppi anni ’80, poca novità, come da copione.

Max Gazzè – La leggenda di Cristaldo e Pizzomunno: 6. La deriva sinfonica di Max, già collaudata con il fratello Francesco nel tour dell’anno scorso, in questo festival sembra aver perso la chiave elettronica che da sempre lo contraddistingue. Gran peccato anche per le stecche vocali.

Ron – Almeno pensami: 6. Ron ha indubbie doti da imitatore, però, te ne prego, lascia in pace la buonanima di Dalla. Ti piace vincere facile? Bonci Bonci bo bo bo.

Ornella Vanoni – Imparare ad amarsi: 3. Si presenta accompagnata da Bungaro e Pacifico e riesce a raffreddare i nostri più caldi entusiasmi. Capisco che sia un atto di lesa maestà ma si è proprio impegnata.

Ermal Meta e Fabrizio Moro – Non mi avete fatto niente: 7/8. Gli M&m’s portano un pezzo che sa di podio. Bel ritmo, voci ben miscelate, indubbiamente uno dei duetti più ben riusciti degli ultimi anni, sia musicalmente che stilisticamente (sono anche due bei tùsot, NDA). Testo ruffiano quanto basta.

Mario Biondi – Rivederti. 5.5. Pezzo noioso per buoni due terzi, ma la voce soul del baritono siciliano è come uno schiaffo in faccia alle tendenze poppettare del festival. Che poi d’altronde se è festival della canzone italiana un motivo ci sarà pure eh….

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – Il segreto del tempo: 8. Uno stupendo pezzo sull’amicizia, quella vera, che supera gli screzi di anni, uniti sotto lo stesso cielo delle bollette da pagare… Ma chissenefrega, di fronte a tanta poesia, e a due voci che superano con grinta la prova del tempo.

Lo Stato Sociale – Una vita in vacanza: 4. Va bene tutto rega, la stonata una tantum ci sta ma qui si aprono le cateratte, e tutto sommato lo abbiamo sempre saputo e accettato da uno dei gruppi più cazzari dell’indie wave. Ma, per l’appunto, non mischiatevi con le moine sanremesi.

Noemi – Non smettere mai di cercarmi: 3. Non ho capito la canzone, solo le stonature. Ottima l’autocoscienza dell’artista che a fine pezzo storce il naso, miseranda.

Decibel – Lettera dal Duca: 9. Il pezzo migliore della serata, sotto tutti gli aspetti: armonie ricercate e magiche, una perfetta esibizione corale dei tre e tutta la grinta del Maestro Ruggeri. Standing Ovation.

Elio e le Storie Tese – Arrivedorci: 5. Tristemente autoreferenziale e autoreferenzialmente triste. Questa storia dello scioglimento degli Elii, nonostante noi stessi siamo dei grandi fan, ci ha anche un po’ rotto la fava e farne una canzone, peraltro musicalmente molto poco interessante si merita il premio della ruffianata della serata surclassando gli M&m’s.

Giovanni Caccamo – Eterno: 5. Il bel Giovanni porta sul palco una canzone non particolarmente interessante musicalmente ma cantata con la sua voce soave. La stecca sul finale rovina un po’ l’atmosfera.

Red Canzian – Ognuno ha il suo racconto: 7. L’ex Pooh confeziona una risposta tagliente e piena di energia ai due vecchi compagni d’avventura, con musicalità non troppo innovative ma complessivamente ben riuscite. Il siparietto pace&amore con Michelle conferma la volontà di voler partecipare alla gara della ruffianaggine

Luca Barbarossa – Passame er sale: 4. Barbarossa porta una ballata giocata sulla commistione tra italiano e dialetto, dal chiaro sapore de Roma. Un po’ già sentito lo stilema della parola povera e non poetica. Un risultato gradevole che però non riesce a convincere.

Diodato e Roy Paci – Adesso: 6. Una voce potente e squillante si incontra perfettamente con l’ottone di Roy Paci. Nonostante un velo di tristezza che appesantisce il tutto (lontano dai ritmi frizzanti a cui siamo stati abituati soprattutto dal secondo), un pezzo di merito.

Nina Zilli – Senza appartenere: 5 1/2. Per ritmo e melodia una classica canzone sanremese, un testo nuovamente ruffiano – anche se ormai ce lo aspettiamo. La Zilli compensa i punti deboli con una grande energia e una voce impareggiabile, versatile anche fuori dal suo solito genere musicale.

Renzo Rubino – Custodire: NC. Scusate, ma è troppo tardi e me lo sono perso. Comunque evidentemente non era niente di che.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo – Il coraggio di ogni giorno: 4 1/2. Canzone che viene dal Sud, fatta per la gente del Sud. Dispiace sempre un po’ vedere snaturare alcuni artisti per ragion di Sanremo Servillo cantante non aggiunge e non toglie nulla.

Le Vibrazioni – Così sbagliato: 7. Un pezzo in purissimo stile Vibrazioni, forse un po’ troppo. Comunque collezionano solo una stecca, una media più che onorevole per questo Sanremo. La votazione finale è un segno del nostro affetto.

Comunque la giuria demoscopica consegna la fascia alta tra gli altri a Annalisa e a Lo Stato Sociale, relegando Canzian, Facchinetti&Fogli e i nostri beniamini Decibel in fascia rossa a rischio eliminazione. Sto perdendo la fiducia circa il 4 marzo.

 

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