Testo di – FEDERICO QUASSO

 

“La grande poesia è sempre stata seducente. Il Qoelet era seducente. L’Iliade, le Illuminazioni, l’Urlo, Lezioni di Coca-Cola e Sergeant Pepper’s Lonely Heart Club Band erano tutti, ma proprio tutti, poemi seducenti.”

In questo passo c’è tutta l’anima di Sayonara, gangsters: un romanzo postmoderno, citazionistico, ironico e folle come pochi, ma allo stesso tempo legato alla tradizione e alla vita reale. L’autore, Takahashi Gen’ichirō, ha lavorato per dieci anni come operaio in diverse fabbriche prima di dedicarsi alla letteratura, e Sayonara, gangsters è il suo romanzo d’esordio, scritto in circa due mesi ad un ritmo forsennato di quasi dieci ore al giorno. Presentato ad un importante concorso letterario, ricevette una menzione speciale della giuria e, dopo essere stato pubblicato, è diventato in breve tempo uno dei manifesti della cultura avant-pop che imperversava in Giappone fra gli anni ’60 e ’70.

Composto non tanto da una trama lineare, quanto piuttosto da una serie di frammenti (alcuni dei quali di matrice autobiografica) scomposti e rielaborati grazie ad un gusto surreale e particolarissimo, il romanzo è ambientato in un futuro non lontano in cui i consueti nomi sono stati abbandonati e si è presa l’abitudine di farsi dare un nome dalla persona amata. I protagonisti sono quindi una coppia, Song Book, lei, e Sayonara, gangsters, lui. In compagnia di Enrico IV, il loro gatto amante della filosofia e gran bevitore di latte e vodka, vivono in un mondo imprevedibile e fantastico, dove sulla scena si alternano personaggi improbabili quali ad esempio vampiri, alieni che si trovano sulla terra in vacanza studio o Virgilio trasformato in un frigorifero. In questo ambiente incredibile, la tranquillità è costantemente minacciata dalla presenza dei gangsters, individui brutali e senza scrupoli che seminano terrore e morte ovunque. La vita di Sayonara, gangsters, pacato insegnante di poesia, viene sconvolta quando Song Book, senza un apparente motivo, scompare senza lasciare traccia. L’uomo si metterà alla sua ricerca, affrontando avventure e personaggi strampalati.

In questi termini Sayonara, gangsters può essere visto come l’esercizio di stile di uno scrittore nell’ideare il modo migliore di sorprendere il lettore, ma fermarsi a questo sarebbe riduttivo ed errato: il romanzo non solo parla, ma vive di letteratura, di musica, di arte popolare, e non attraverso un semplice e semplicistico citazionismo; piuttosto, usando le sue stesse parole, l’obiettivo di Takahashi Gen’ichirō era quello di “scrivere gli anni Sessanta in tutto e per tutto”, questo grazie anche ad altri due romanzi che compongono un’ideale trilogia (ma che sfortunatamente non sono ancora stati tradotti in italiano), di cui Sayonara, gangsters costituisce il primo capitolo, e che continua con Oltre l’arcobaleno e John Lennon contro i marziani.

Fortemente influenzato dalla cultura pop, sia occidentale che giapponese, Takahashi Gen’ichirō è però anche un amante della poesia giapponese moderna, e nel romanzo si possono trovare accostati elementi dell’una e dell’altra categoria: ad esempio quando cita una cantante folk fra i tre più grandi poeti del ventesimo secolo in Giappone, o quando inserisce nel testo due pagine tratte da uno shōjo manga. L’aspetto grafico del romanzo viene rivoluzionato: vi sono infatti illustrazioni, diverse dimensioni dei caratteri, grassetti e altro ancora. La passione per i manga dell’autore si palesa poi uno dei suoi romanzi successivi, forse uno dei più simpatici e suggestivi: Il sole tramonta nel villaggio pinguino (anche questo inedito in Italia) in cui egli immagina come sarebbero le vite dei personaggi dei manga alle prese con la vita quotidiana.

Romanzo prettamente metaletterario, è considerato dalla critica uno dei massimi capolavori della narrativa giapponese degli ultimi cinquant’anni; questo principalmente grazie alla capacità di sintesi fra una cultura “alta” che pesca a piene mani dalla letteratura classica occidentale e non, e la già citata propensione al pop. Ha però il suo punto debole nell’essere pensato principalmente per un pubblico giapponese, meglio ancora se ha vissuto in prima persona gli anni ’60. Nonostante questo, tuttavia, il romanzo è estremamente piacevole, scorre senza intoppi e non può in alcun modo lasciare indifferenti, se non altro per la sua storia follemente ironica. Come lo definisce Jonathan Safran Foer, romanziere americano contemporaneo: “Sayonara, gangsters è uno di quei rari libri che resistono a qualsiasi descrizione. Un po’ folle. Indimenticabile. Da toglierti il fiato.”

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