Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

La ragazza dai capelli strani di David Foster Wallace

 

A qualche giorno di distanza dall’uscita nelle sale cinematografiche di The End Of The Tour, che racconta il viaggio-intervista di due diversi David, Lipsky, il giornalista e Wallace, lo scrittore.

Quest’ultimo mi ha particolarmente incuriosita e, poco dopo, in libreria mi e’ capitato di imbattermi in La ragazza dai capelli strani, che, stando a quanto riportato dalla copertina, dovrebbe essere la raccolta di racconti che nel 1989 permise allo stile e alla poetica di David Foster Wallace di venire alla luce ed essere in seguito consacrato come uno degli autori di culto della nuova scena letteraria americana.

L’anno prima, nel 1988 moriva Raymond Carver, altro romanziere di spicco all’interno della cerchia americana, di cui, solamente di recente, sono state pubblicate le opere originali, cosi’ come erano state pensate inizialmente, senza alcuna modifica da parte dell’ editor dello scrittore stesso.

Entrambi gli autori erano caduti in una sorta di tacito oblio letterario, oscurati da colleghi come John Green o Chuck Palahniuk, decisamente piu’ commerciali e allettanti per un pubblico giovane. In realta’, a ben vedere, e piu’ che vedere, a leggere, entrambi riescono a rispecchiare aspetti della vita quotidiana diversi ma in cui ognuno puo’ rispecchiarsi. Piu’ o meno giovane che sia.

Mentre I personaggi di Wallace si alternano fra caricature quasi estremizzate di luoghi comuni e personalita’ terribilmente ordinarie ma rese in maniera cosi’ vivida da restare comunque impresse per una qualche loro caratteristica, quelli di Carver sono sempre tutti dei Signor Rossi qualsiasi: in loro non vi e’ nessun tratto troppo caratterizzante, ognuno di noi potrebbe essere un personaggio di Carver.

E, come I personaggi, anche le trame si possono facilmente distinguere fra un autore e l’altro: difficilmente Carver avrebbe potuto immaginare un gruppo di punk, accompagnati da un giovane avvocato di Manhattan ad un concerto jazz dopo essersi calati un acido: cosi’ come per Wallace sarebbe stato difficile scrivere di due coppie sulla trentina che si incontrano a cena e discutono di amore e della sua profondita’, delle sue sfumature.

Ma attenti a non lasciarvi ingannare: entrambi sanno essere crudeli e terrificanti, con stili diversi certemente.

E, se in Carver c’e’ tutta la sensibilita’ di un uomo che ha avuto il tempo di maturare, trovare piu’ di una sfaccettatura delle diverse tematiche della vita, in Wallace c’e’ tutto l’impeto della giovinezza, delle sensazioni entreme e dei sentimenti puri, senza filtro alcuno. Cosi’ con il ritorno sulle scene delle opere di entrambi, diversi lettori possono tranquillmante decidere di arricchire la proria libreria, comodino o borsa con un volume delle opere di uno o tutti e due gli scrittori.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata