Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

Mattatoio n°5, Kurt Vonnegut

Non sono il genere di persona che ama il fantascientifico: non riesce a piacermi un “classico” come Harry Potter e dopo i primi trenta minuti de Il Signore degli Anelli ero già nella Terra dei Sogni.
Quando però qualche tempo fa, girovagando in libreria, mi sono trovata davanti a Mattatoio n° 5 la curiosità— e il fatto che fosse in offerta, devo ammetterlo, hanno fatto in modo che ne uscissi con una copia fra le mani.

E’ una storia nella storia, una meta-storia per usare un termine più accademico e raffinato: tutto inizia con l’impulso di un veterano di dover scrivere qualcosa di personale, vero e sentito su uno dei fatti che ha sconvolto e ridefinito gli equilibri, i confini, le alleanze geo-politiche nello scorso secolo.
La Seconda Guerra Mondiale non segnò profondamente soltanto Bernard V. O’Hare e il suo compagno d’armi ma anche e soprattutto Billy Pilgrim.

Billy Pilgrim è il tipico soggetto a cui non affideresti neppure la cura di una pianta grassa, figuriamoci una qualsiasi arma. Partito come assistente del cappellano, si era ritrovato in territorio nemico a dover combattere— nel suo caso sarebbe più appropriato dire che cercava di schivare colpi alla meno peggio e senza troppo impegno.

Pilgrim è un uomo piatto, di quelli che si fanno trascinare dagli eventi e che per qualche motivo riesce sempre a scamparla. Per un pelo, ma riesce a scamparla.
Sopravvissuto ad un campo di prigionia in Germania e ad un incidente aereo, verrà rapito dagli alieni e allora finalmente troverà una sua dimensione, lontano dalla realtà di una moglie che non aveva mai davvero amato, di una figlia che sembra non capirlo e dell’opinione pubblica che lo deride.

Il filo conduttore del romanzo, la sua ambientazione temporale è quella dei ricordi del nostro protagonista, che si alterna fra i momenti in cui marciava al freddo nella neve, in cui era richiuso in uno zoo marziano e costretto nel letto di una clinica psichiatrica o nella casa comprata grazie alla fortuna della moglie.

Kurt Vonnegut ci parla, attraverso un personaggio davvero bizzarro e singolare, della sua esperienza come soldato al fronte e testimone durante i bombardamenti a Dresda, riuscendo con il suo stile e la sua storia a far dimenticare per un momento al lettore la crudeltà di quanto accaduto più di 70 anni fa.

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