Testo di – GIULIA BEROZZI

La ragazza delle arance di Jostein Gaarder

Esistono storie destinate a rimanere insieme a chi le ha vissute, anche quando questa persona non c’è più, e ce ne sono altre invece che, con un po’ di ritardo, ritornano a fare capolino dal passato, ancora integre di quel fascino particolare di cui sono permeate.
Se ci pensate bene, nell’archivio personale di ciascuno di noi si può senza dubbio trovare quell’episodio capitato inaspettatamente, che noi forse reputiamo anche un po’ imbarazzante ed enigmatico, che ci ha permesso di vedere determinate cose con occhi decisamente diversi, per il resto della nostra vita. Ecco, quello che Georg si trova rivivere, a distanza di anni, è proprio qualcosa di molto simile.

Ha quindici anni, una vita serena, ottimi voti a scuola ed una famiglia che lo ama. Sembra quadrare tutto, no? Eppure, Georg ha perso il padre quando ne aveva solo quattro e non ricorda molto di lui. Questo lo porta ad avere dentro di se una miriade di domande a cui solo lui potrebbe rispondere, perché la madre gli sembra un po’ troppo occupata a volte.
La tanto attesa eredità (non economica) del padre gli viene rivelata nel più strano dei modi: una lettera, nascosta nella fodera del suo vecchio passeggino, tenuto insieme ad altri oggetti troppo carichi di ricordi per essere buttati nella spazzatura.

La busta è indirizzata a lui e contiene un grosso mazzo di fogli. Decide di leggerla nella solitudine della sua stanza, lasciando il resto della sua famiglia nella sala da pranzo. Non appena i suoi occhi cominciano a scorrerne il contenuto, Georg si sente come colmato di una voce che non ha mai smesso di essergli familiare.
In poche righe viene a contatto con una realtà, non solo troppo remota perché il Georg bambino possa ricordarsene, ma addirittura così lontana da mettere in dubbio la sua stessa esistenza. Il padre Jan gli racconta di un insolito incontro, avvenuto quando era una matricola universitaria, con una certa ragazza su un tram ad Oslo.

La ragazza conosciuta quel giorno trasportava un grosso sacchetto traboccante di arance, ma presto avrebbe perso l’equilibrio. Jan decise così di giocare d’anticipo, precipitandosi a sorreggerla un attimo prima che il tram frenasse bruscamente. Ma, anziché trarre in salvo la ragazza con le arance e il contenuto della sua busta, riuscì solo ad urtarla ancora più violentemente, creando un’esplosione di agrumi di certo non desiderata. Un primo incontro indubbiamente all’opposto del romantico.
Ma quello che sembrava solo un incidente, riservava in realtà un percorso rivelatore, sebbene fosse un percorso ad ostacoli. Jan incontrò di nuovo la ragazza delle arance, un po’ perché ci sperava ed il caso era dalla sua parte, un po’ perché ne era rimasto talmente colpito da cercarla per le vie della città (e non solo), immaginandosi la vita – o le vite – che poteva condurre lontano da lui. Vederla gli provocava ogni volta emozioni diverse. Lei sembrava un codice da decifrare, ad ogni loro incontro sempre più irrisolto.

Georg si immedesima in quella bizzarra storia, anche se inizialmente non capisce il perché di quella lettera. Lo comprende solo arrivato quasi alla fine, nel momento in cui si rende conto di come il padre si sia avvalso di una vicenda d’amore per dirgli, in modo del tutto originale, come dovrebbe affrontare la vita. Una lezione scritta più di dieci anni prima, ma che può essere colta soltanto in quel determinato momento della sua crescita. Ed ecco che il passato, ora più chiaro, si intreccia con un presente fino ad ora incompleto. Suo padre non l’ha veramente mai lasciato, e ora sa finalmente chi era.

La ragazza delle arance è un romanzo all’apparenza leggero, perché scorre veloce ed è piacevole. Così come Georg, anche il lettore si domanda e si sorprende leggendo il contenuto della lettera, filo sospeso tra ciò che è e ciò che è stato. E’ solo rendendosi conto di questo dettaglio, insieme agli altri nascosti tra le parole di Jan, che si può capire come in realtà questa lettura ci porti ad una più profonda ed entusiasta riflessione sul senso della vita e sulle occasioni che ci si propongono quotidianamente.

Se avete già letto ed apprezzato la storia di Oskar in Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, allora troverete senz’altro interessante anche quella di Georg e di suo padre, scritta dal collega norvegese.

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