Testo di — FRANCESCO BIANCHI

 

Collage_AZambelli

La domenica parte tranquilla con Alberto Zambelli: una collezione bianca e pulita ma non asettica. Come in molte altre sfilate troviamo riferimenti anni ’60, qui indossati da inappuntabili ragazze di buona famiglia. Sembra la Versilia negli anni d’oro, quella con i golfini d’angora, le gonne sotto al ginocchio di giorno e lustrini per la sera. Troviamo morbidi tessuti di cachemire, sandali con zeppa, top da sera con frange e ricami, qualche riferimento all’Europa dell’est. La palette colori è algida: bianco neve, panna, argento metallizzato, ecru, qualche dettaglio salmone chiaro e lavanda.

Collage_marni

Grandiosa l’influenza di Consuelo Castiglioni che porta Marni a soluzioni inedite: anche il brand subisce il fascino dei volumi ampi e delle stoffe fluttuanti, qui modellate in un’ottica modernista. Dischetti di stoffa formano superfici cangianti, prendono la forma di tuniche multistrato, completi pantalone che rivelano degli alettoni fluttuanti, cappotti destrutturati con cintura asimmetrica, Marni diventa il nuovo manifesto della moda futurista. Poi ancora pelle traforata, casacche con maniche kimono e drappeggi che ingannano l’occhio, fantasie floreali effetto collage, stratificazioni di tessuto che sembrano stampe come un trompe l’oeil al rovescio. I colori sono bianco grafico, nero, rosso vermiglio, giallo cadmio, blu di Prussia, verde abete, borgogna e ocra bruna.

Collage_JohnRichmond

John Richmond è sensualità e provocazione, gli affezionati al brand sanno cosa attendersi. La collezione promuove una femminilità prorompente fatta di trasparenze, tessuti leggeri come il cady abbinati a pelle nera. Rimandi anni ’60 e ’70 ma anche qualche influenza anni ’20 e Art Decò.  Pantaloni e gonne a rete che lasciano intravedere string microscopici, top trasparenti che lasciano intravedere la lingerie e cristalli che illuminano ogni movenza. Richmond tenta l’approccio modernista con stampe caleidoscopiche, geometrie e macchie di colore: la sfilata ne esce ravvivata ma il confronto con Marni si fa sentire.

Collage_LauraBiagiotti

Niente di nuovo sotto il sole per Laura Biagiotti, che presenta le sue donne romantiche in seta fluida e stampe floreali. Difficile aspettarsi dal brand dei colpi di testa, e ai vertici lo sanno bene, facendo di tradizione virtù si gioca nella sfera delle emozioni. La collezione è poesia, gli abiti sembrano ruscelli in movimento, le orchidee acquerellate ricordano le ceramiche Liberty di Ginori. I colori sono sfumati, delicati, c’è un grande uso di passamaneria, di chiffon e tessuti di lino. Conclude la sfilata una digressione anni ’70 con maxi-righe colorate, e alcuni spunti rinascimentali con stampe a tema, a mio avviso queste ultime di realizzazione grossolana.

Collage_Andreaincontri

Andrea Incontri dedica la sua collezione alle donne di tutti i giorni, in particolar modo alle faccende quotidiane che permettono solo un fugace sguardo allo specchio. È infatti lo specchietto uno dei temi principali della sfilata: lo vediamo nei completini in pelle tirati a lucido, negli specchietti usati come decorazione per le gonne, abiti, gioielli, bagliori metallici dai tessuti argento, dalle pailletes fino alle pillole riflettenti. Il taglio degli abiti è pulito e bon-ton: camicette inappuntabili con gonne a trapezio color cammello, scamiciati con orlo traforato, mantelline con rouches, tailleur pantalone e gonne sotto il ginocchio. Le stampe sono sfumate, come disegnate ad aerografo, viste attraverso uno specchio deformante. Scende la sera e gli abiti si trasformano: trasparenze, il bianco candeggiato lascia spazio al nero, il color cammello a un vibrante bluette e rosa metallizzato. I top lasciano scoperte alcune porzioni di pelle, composti da ventagli di stoffa nera e argento.

Collage_msgm

MSGM fa una gran macedonia di elementi e tendenze, sottolinea ancora una volta che il suo pubblico di riferimento sono ragazze giovani meno attaccate alle formalità. Le sneaker sono grosse e portate con l’abito da sera, le gonne sono longuette con rouches dai colori neon, rosso corallo e giallo sole. I top lolita con lo scollo a barca vanno con cargo sformati, gli accessori rispolverano il mondo del fetish con chocker e guinzagli. Poi troviamo camicie a quadri grunge in georgette sfilacciata portate su gonne rosa pastello con lo spacco, camicioni oversize carta da zucchero con grossi fiocchi giallo aranciato, sottovesti decorate con catene.

Collage_SalvatoreFerragamo

“Equilibrio” credo sia la parola che esce più spesso dagli uffici Salvatore Ferragamo, che come d’abitudine non sbaglia un colpo. I pantaloni di pelle trovano un contrappunto in leggerissimi top di seta, i total black sdrammatizzati da accessori colorati, e ovviamente rouches. Prezzemolino di questa stagione, le rouches hanno influenzato anche Ferragamo: le troviamo in versione maxi sul fondo degli abiti, sulla scollatura a barca dei top lolita, chiudono le maniche a palloncino e sfila addirittura un abito fatto di sole rouches. Si nota qui l’assenza del corto: abiti e gonne sono tutti decisamente lunghi, la freschezza della collezione è da attribuire alla leggerezza dei tessuti. Pur mantenendo un profilo sobrio ed elegante, spuntano elementi etnici come sandali alla schiava, sandali africani fatti di striscioline di pelle, abiti sarong e stampe dai colori terrigni. Splendidi gli abiti da gran sera che giocano su trasparenze nere, piume e lustrini; molto riusciti gli abiti da giorno, le mantelline leggere e le borse rigide come valigette.

Collage_Trussardi

Sfila Trussardi che ci ripropone la donna viaggiatrice nella giungla urbana, tema che sembra non lasciare mai a corto d’idee. Gaia Trussardi ci propone giallo ocra, rosso ruggine e praticamente l’intera scala di grigi per costruire un look che alcune testate definiscono “urban chic”. La minuziosità sartoriale del brand modella abiti perfetti in ogni dettaglio: inappuntabili giacche attillate color granata, le camicie asimmetriche dallo scollo vertiginoso si abbinano a gonne lunghe con spacco, abiti in pelle arancione delineano perfettamente la figura. Per quanto spicchi l’arancione, il colore protagonista è il grigo: onnipresente come uno strato di polvere, forma anche alcuni total look, arrivando persino negli accessori. Deliziosi i completi fiordaliso, gli abiti in crèpe, le incrostazioni di decorazioni sugli abiti.

Collage_AuJourLeJour

Diverte Au Jour Le Jour con la sua collezione pop senza arrivare agli eccessi di Jeremy Scott. Per il 50° anniversario del detersivo Dash, il duo creativo “sporca” i suoi abiti di spalmature gommate, li trasforma  in rèclame di micro-paillettes, li rende brand con loghi ripetuti a pattern. Splendidi gli abiti con macchie di paillettes giganti, divertenti gli stivali a tubo e le borse da supermercato, le macchie scarlatte con pattern cartoon. I colori sono il verde bottiglia, blu ardesia chiaro, bianco ottico, giallo zabaione, arancio scuro, rosso scarlatto.

Collage_missoni

Geometrismi, righe e grafismi per Missoni, che porta il suo brand a un altro livello più accessibile a un pubblico giovane. Le figure sono algide, sottili e leggere. Le iconiche righe orizzontali e zig-zag diventano onde su crèpe di seta, maglina impalpabile e maglia a rilievo. Unico elemento sopra il ginocchio sono gli hot pants e qualche casacca: i pantaloni sono ampi come gonne, gli abiti da sera sono over, le longuette di colori pop sfiorano la caviglia. L’enico torna di prepotenza riproponendo caftani, motivi tribali e qualche decorativismo preso dall’antico Egitto. I colori sono giallo pastello, blu royal, blu elettrico, bianco ottico, nero, ocra, giallo zafferano, ciliegia, malva ed ecru.

Collage_DamirDoma

Il purismo di Damir Doma trova una nuova fase nella ricerca dell’imperfezione. Le prime collezioni dominate da algido futurismo tornano sulla terra: venature sulla crèpe di seta, pennellate devoré, tagli asimmetrici, tessuti materici, tagli a vivo e assimilazione di linguaggi artistici. Le giacche sono minimaliste: senza maniche e senza bocconi; le camicie sono di tessuto leggero e ancora prive di maniche, le bluse sono sfilacciate e scucite. Lo stilista ha citato il monaco buddista Yoshida Kendo “Lasciare una cosa incompleta la rende interessante e dà la sensazione che ci sia spazio per la sua crescita”.

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