Reportage di – VIRGINIA STAGNI

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Palermo è un guazzabuglio umano. Tra molteplici presenze contrastanti, il capoluogo siciliano ha tutti gli aspetti di una capitale europea. Se da un lato affiora l’arabo, dall’altra risplende il greco, se da un angolo prevale il rinascimentale lucchese, dall’altro si instaura il barocco borbonico e tanto altro ancora. Una commistione temporale che ha dell’incredibile e del magico, che si rispecchia in tutta l’isola.

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Il trionfo dello stucco, nella sua immensa maestosità, nella Chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo – Palermo

L’avventura in Sicilia inizia con una voglia di scoperta irrefrenabile di un’altra Grande Bellezza italiana. Cercare di fare un cappello introduttivo a una terra che, già dai primi giorni, si presenta così complessa, risulta riduttivo nonché superficiale. Per questo è per me preferibile presentare il viaggio, della durata di un mese, che potrete seguire qui sul nostro portale, www.revolart.it , dipingendo l’iter e le aspettative su di esso.

Atterrata a Palermo, inizio da qui il mio percorso in senso antiorario dell’intera isola: Trapani, Agrigento, Ragusa, Caltanissetta, Siracusa, Catania, Messina, sono tutte le province che toccherò nel corso di questo viaggio, che già al primo impatto si presenta affascinante ma effettivamente culturalmente complesso da poter raccontare con agilità. Infatti, quando la curiosità prende il sopravvento, per saper scoprire, conoscere, apprendere e poter dunque raccontare, è necessario leggere, studiare, rendere malleabile la propria mente e quindi, imperlarla di sudore mentale. Per questo non mancheranno ad aiutarmi in questo percorso amici e conoscenti autoctoni che mi coadiuveranno nello scegliere i percorsi più intelligenti da intraprendere e mi condurranno all’interno di universi di segni, quali sono i piccoli gioielli artistici che costellano lo spazio siciliano. Per poter inoltre toccare con mano il territorio, si è scelto di intervistare alcune personalità indiscutibilmente legate alla Sicilia come politici, giudici, storici dell’arte, artigiani e cittadini. Questo reportage si presenta più come un’inchiesta: oltre a scoprire i tesori siciliani, ci si propone di comprenderne la valorizzazione e il riscontro sulla cittadinanza e sul contesto nazionale: quanto e come viene presentato il patrimonio siciliano? In che cosa consiste?

Spero mi si perdonerà una narrazione alle volte diaristica: è tale il coinvolgimento personale in questo percorso che sembra impossibile rimanere distaccati da una terra che, visceralmente, si percepisce come culla dell’umanità e, quindi, ontologicamente, propria.

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Pescatore al Mercato del Capo

La Sicilia è una terra di contraddizioni. Prima montuosa, poi marittima, prima impervia come l’Etna da scalare, poi liscia come il mare del profondo sud: continui Giani Bifronti appaiono all’orizzonte di ecosistemi fisici e metaforici che si presentano, all’apparenza, culturalmente spinosi, ma si svelano in realtà comprensibili e aperti, se solo le nostre orecchie sono pronte ad ascoltare, scevre di pregiudizi. Proprio questo è il fine di questo viaggio: scansare un pregiudizio, a volte frutto di narrazioni artistiche quali quelle cinematografiche o di cronaca, nei confronti di una terra che ha moltissimo da offrire culturalmente e “personalmente”: la Sicilia è, prima che una terra di agglomerati architettonici, un crocevia di culture e di persone in cui predomina un unico imperativo morale: l’orgoglio del raccontare e del raccontarsi.

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Tesori di Monreale

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Dal sagace politico che ama decantare la storia della Sua isola, al corrucciato padre gesuita della Chiesa del Gesù che rivela i misteri della cripta che lui difende, all’urlante venditore di Ballarò che descrive, ebbro di virilità, come ha trovato quell’enorme pesce spada, all’impiegato del museo che conduce il visitatore descrivendo con semplicità quello che vi è custodito, alla piccola anziana che prepara le arancine e spiega gli ingredienti e le fasi della ricetta: ognuno di questi personaggi, di cui si potrebbe redigere un ritratto a sé stante, è caratterizzato da un amore per la narrazione della propria terra e, dunque, di una parte di sé, che rende ogni scorcio di città, paesi, monumenti, cibi tradizionali un unicum di quell’istante che deve essere impresso, carpito. Per questo parlo di una certa complessità del lavoro a cui mi accingo: ogni elemento sembra dover essere raccolto, selezionato e quindi narrato. È necessario scrivere per poter, dunque, lasciare un segno di questo teatro a più voci che, come la lava dell’Etna, fa spettacolo di una continua esplosione di energia, colori, movimenti ed espressioni con scenografie monumentali che hanno dell’incredibile.

4bottega in Via Maccheronai

Anche per voi lettori è di certo un investimento: vi presento, piuttosto che una guida, una ricerca culturale e antropologica in un luogo carico di esotico fascino e mistero. E questo non può che richiedere tempo. Ma, qui, è dovuto. Credo infatti che la Sicilia pretenda, per essere davvero visitata, tempo e dedizione, quindi lentezza: nelle visite così come negli spostamenti e nelle permanenze. Oriana Fallaci, nel 1961, scrisse: “Col progresso abbiamo distrutto l’unico strumento per combattere la noia: quel difetto squisito che si chiama fantasia”. Bene, la fantasia è una parte integrante di questo reportage: moltissime delle parole scritte e dei sentimenti espressi sono frutto dell’aspettativa che anticipa il viaggio nonché delle impressioni colte nei luoghi attraversati. La fretta imposta dalla società odierna, la velocità, si aspettano narrazioni che donino l’utile ma, a mio parere, non fanno apprezzare né distanze né incontri né peculiarità dei territori illustrati. Di questa Sicilia, invece, vogliamo carpire ogni dettaglio, ogni luce, ogni fotogramma. Con la velocità non abbiamo solo dimenticato cosa significhi sognare a occhi aperti ma ci siamo anche scordati quale sia il retrogusto mentale dell’attesa, dell’andar piano, del godimento rallentato degli ecosistemi che ci circondano. E che dire del senso della scoperta, quella strana ombra che si appropinqua nella mente quando non conosciamo ciò che ci aspetterà di lì a poco, quella mancanza di ossigeno intagliata nell’animo, quell’impercettibile pizzico di pericolo che regala ogni viaggio inconsueto, che ci spinge a guardare più in là, oltre l’ovvio e il visibile.

8 Quattro Canti

La Sicilia, invece, atemporale e con il grande dono dell’ospitalità, permette questo. Qui, dove non esiste nel dialetto la parola straniero perché nessuno è “strano”, l’accoglienza e la disponibilità sono parole d’ordine. Non farò dunque che riportarvi i miei incontri, i miei sguardi e le mie impressioni.

Dunque, è ora di iniziare. Vi portiamo alla scoperta di Palermo, incontrando persone che di certo il territorio lo conoscono: in queste prime giornate abbiamo incontrato il Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, il giudice antimafia Mario Conte, il giovane parlamentare Fabrizio Ferrandelli, il padre Giuseppe Bucaro de “Il Genio di Palermo”, il fondatore e presidente di GTA (Guide Turistiche Associate) di Palermo, Giovanni Masaniello e tanti altri artigiani e personalità del capoluogo. A tu per tu con loro e con noi stessi, scopriamo questo centro nevralgico multiculturale che riserva infinite sorprese.

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Panoramica del marmo e dello stucco

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