Testo di – ALESSANDRO PANERAI

 

Paolo Conte_Snob

E’ uscito da pochi giorni “Snob”, il 14esimo studio album del grande Paolo Conte. 14 che e’ un po’ il numero protagonista dell’intero album, uscito il 14 ottobre 2014. Le canzoni, invece, sono 15, quasi per dispetto.

Nei pezzi,veloci e sincopati, quasi tranchant nei loro titoli brevissimi da istantanea o da cartolina, si riconoscono tutti I ritmi del Paolo Conte classico: la milonga e il fandango, la samba e il valzer, in un caleidoscopio di danze ora tribali, ora no. Scene che appaiono e scompaiono come corpi colpiti dai riflettori in una stanza buia, o fumi colorati. Scenette brevi ma di una dignita’ tutta particolare, schizzi di un inesplicabile fascino, di un’immediatezza innata, marchio di fabbrica del cantautore astigiano. Shakespeare scriveva nella “Tempesta” che “siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti I sogni” e proprio ad un sogno assomigliano I personaggi di “Snob”, figure che paiono incontrarsi per caso nell’immobilita’ hardboiled della provincia.

Una provincial ora italiana, ora carioca, ora confinante col deserto del Mali, in cui “risuonano le ultime sambe degli anni ‘50”, e le coppie sudate ballano nelle corti scambiandosi baci al ratafia’. Sono canzoni piene di sole, di luce, come gli antichi “soci di Wimbledon” che colorano la partita di tennis nuziale di “Si sposa l’Africa”, o gli amanti di “Incontro”, che caracollano respinti e perduti per le strade di Patrasso. Allo stesso modo sono canzoni d’oscurita’, di mistero, quello proprio della “Donna dal profumo di caffe’”, o del camionero peruviano (mixto-andaluso) lost in translation.

Paolo-Conte

E’ un’arte di cui Paolo Conte e’ l’assoluto maestro, quella dello sketch, della caricatura, di quell’ironia semplice e spontanea che rese grande l’epoca in cui I nostri nonni erano giovani, e danzavano, e ridevano, e sudavano anche loro. D’altronde Conte ha 77 anni, e d’altronde si definisce un appassionato di rebus, l’arte delle figure enigmatiche per antonomasia, e non si fa fatica a pensare che le sue canzoni nascano nel modo piu’ genuine possibile, tra una spinetta e una passeggiata nelle campagne in delirio. Ogni tanto, Duke Ellington transita…

Certi critici hanno bollato “Snob” d’essere un lavoro noioso, una ripetizione un po’ strascicata, un po’ snob appunto, come le “r” mosce dei nobili decaduti. A costoro rivolgo una sfida: vediamo se quando ascolterete il disco una seconda volta, in coda in autostrada o mentre recensite il prossimo album, riuscirete a tenere I piedi a freno, impedendo ai vostri arti inferiori di farsi vincere dal ritmo dell’artigiano astigiano. Si’ perche’ le canzoni di “Snob”, come sempre con Paolo, hanno il vizio di piacerti sempre di piu’ ogni volta che le riascolti, e si finisce per canticchiarle mormorando quando ci si prepara il caffe’ la mattina, e si aspetta il fischio della moka nel primo albeggiare, tra galli e metropoli.

Paolo rifugge le sofisticazioni, la sciccosita’ del testo impegnato, e s’impegna semmai nell’impresa piu’ ardua di tutte: quella di dar voce alla semplicita’. Ne scaturisce un appello senza tregua, una frenesia a suo modo ancestrale, tra ritual e magia nera, e ci si perde nella malia delle maracas e del calor tropical, tropical, anzi, sub-tropical.

pao

 

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