Testo di – ALICE DOMINICI

medea

 

(In scena al Teatro I dal 21/11 al 9/12)

Una platea contenuta, una scenografia che, con con dei sedili da cinema rivolti verso un telo da proiezione e giocattoli sparsi per terra, catapulta lo spettatore in una dimensione inconscia, in cui le voci del passato e quelle presenti della coscienza di ogni donna si contrastano a vicenda e confluiscono in un’unica riflessione. In un’atmosfera onirica supportata da un’ottima regia che miscela luci, suoni dalla provenienza incerta, costumi e trucco, questa triplice tragedia contemporanea non lascia scampo dalla catarsi. Lo spettatore è Ifigenia, ora nei panni di un’apprendista sposa istigata al sacrificio per poter sfuggire alla vita di tormenti e rinunce che aspetta ogni donna da due insegnanti che, più che insegnare, lasciano fluire impetuosa la triste storia della propria autoaffermazione : Medea, la donna-madre che, per vendicarsi del marito Giasone che l’aveva messa da parte per un’altra donna e per il potere, uccide i suoi stessi figli privandolo così di una discendenza; Alcesti, la donna-moglie, l’unica pronta a sacrificare la propria vita per concedere al marito Admeto l’immortalità, che dopo essere tornata dall’Ade stenta ad essere riconosciuta dall’intera città.

Eroine considerate poco o nulla che trovano un riconoscimento al proprio sacrificio solo in loro stesse, ed usano l’ “acqua sacra” delle proprie lacrime per lavare e purificare la giovane Ifigenia.

Da questo gesto e da un uso dell’attualizzazione anche ironico si passa ad un secondo livello di interpretazione: la Medea e l’Alcesti di “Solo di me” si spingono aldilà dei personaggi euripidei che incarnano. Sono le figure classiche che influenzano la donna del presente, due poli opposti dell’idea di donna. Ifigenia, timida, fragile e sottomessa dalle figure imponenti e chiassose delle due insegnanti, riesce ad aprire bocca solo dopo che queste escono di scena, e si definisce come “donna qualunque”, né grassa né brutta, né stupida né troppo intelligente, alla ricerca dell’essenza della propria vita. In questo senso lo spettatore si ritrova nella mente di una qualsiasi ragazza moderna, di una qualsiasi Ifigenia che sa di essere in qualche modo destinata al sacrificio da una società che le ha automaticamente assegnato questo ruolo in quanto donna. Insieme a lei barcolla e quasi sviene mentre si consuma una titanica battaglia ideologica tra Alcesti, il polo positivo, la ragazza che sogna solo di sposarsi, crescere dei figli ed essere unica, inimitabile e perfetta agli occhi del marito, e Medea, il polo negativo, la donna indipendente che non accetta il tradimento e la sottomissione, quella che “Sta meglio da sola”, quella che vorrebbe fare la manager e finge (e insegna a fingere) di fregarsene dell’opinione degli altri. Più discutono, più si disperano ed urlano, più Ifigenia,ascoltandole, si lascia cadere a terra trafitta dalle loro parole, dai loro giudizi: chi vuole diventare? Cosa scegliere? Seguire le regole che cercano di inculcarle ed essere ubbidiente -come suggerisce Hello Kitty, creata senza bocca per essere tenera e silenziosa-, bella e sessualmente attraente o andarsene? Ifigenia, la ragazza dei nostri giorni, fa ancora di più: finge di suicidarsi per sottrarsi ad una vita da ombra, così come i due ideali di donna (Alcesti e Medea) hanno insistito a consigliarle e poi, lasciata da sola, sceglie la sua personale forma di sacrificio, cercata con curiosità, con entusiasmo.

Questo labirinto di simboli frutto di una sintesi di storie diverse, di confessioni, di crisi isteriche, vuole essere in realtà la metafora dell’insicurezza vissuta oggigiorno da qualsiasi donna: come parlare, cosa far capire, cosa non far capire, come apparire, come proporsi, come Essere per non venir messa da parte, per acquistare agli occhi di tutti un senso che è vivo solamente nella profondità dell’anima. Il sacrificio come negazione della nullità, scelto di volta in volta da ognuna di noi in forme diverse, il sacrificio come caratteristica specifica delle donne che attraverso di esso esprimono, in passato come adesso, l’immensità della propria essenza. Un viaggio nell’inconscio femminile da non perdere.

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